Orientamento

    “Voi siete solo ALLIEVI e in quanto tali dovete soffrire per imparare il MESTIERE”

      Comments (2)
      1. Angelo De Angelis ha detto:

        Alessio il tuo articolo è ineccepibbile preciso dritto al problema solo una cosa però voglio affermarla e cioè fortunatamente non tutti gli infermieri di vecchia guardia quelli di 30 40 anni fa sono quelli che descrivi è vero siamo pochi ad essere evoluti è vero per pochi che siamo siamo tenuti oculatamente lontani dagli insegnamenti in università e non abbiamo altro che i momenti di tirocinio per tarsmettere agli studenti le competenze, l’orgoglio di essere professionisti e l’esperienza acquisita ma ci siamo anche noi e almeno personalmente non mi piace essere confuso con il marasma vecchia generazione scusami ma proprio mi ribolle il sangue ad essere paragonato o confuso con certi personaggi inoltre posso assicurarti che di questa schiera di inetti fanno parte a pieno titolo anche molti che sono di nuovo ordinamento con tanto di laurea

      2. giovanni ha detto:

        Tutto vero, tutti d’accordo, però, per favore, evitiamo di cadere nella solita retorica della necessità di rottamare il vecchio che va tanto di moda in questo paese. Non necessariamente il nuovo è sempre meglio, anzi! lo abbiamo visto da quello che accade in politica…..Per quanto riguarda la mia esperienza personale, (sono un infermiere sessantenne che non vede l’ora di togliersi dai cosiddetti, perché ho ormai la nausea al solo pensiero di riprendere il turno dopo i riposi) questo lavoro non è cambiato di una virgola da quando ho iniziato la mia “carriera” e ancora circolavano i vecchi infermieri generici, adesso usiamo il Tablet, però pannoloni, cacca e padelle era allora e pannoloni, cacca e padelle è adesso, per il pubblico sguatteri eravamo allora e sguatteri siamo adesso, ma con la laurea, con la differenza che ora i papaveri che tengono le fila dei Collegi si riempiono la bocca con termini tipo “professione intellettuale” che fa letteralmente ridere, “ECM” ecc. e obbligano a partecipare a sedicenti corsi di formazione completamente inutili per noi, ma utilissimi per loro e per tutto il giro che gravita attorno a questo sistema (chi vuol capire capisca…). Nel corso degli anni ho esaurito fiato e energie nel ripetere che se vogliamo iniziare a cambiare l’immagine che la società ha di noi, la prima cosa da fare è liberarci dalla schiavitù del pannolone. Come pretendiamo di sollevarci dalla visione di schiavi che diamo ogni qualvolta accorriamo alle chiamate dei parenti, i quali ci “ordinano” di cambiare il loro congiunto allettato che si è sporcato? E quale credibilità possiamo avere agli occhi della gente dopo che abbiamo assolto a tale compito? Non ci crederete, ma i maggiori contrasti su questi argomenti, li ho avuti proprio con quelli che dovrebbero essere i più combattivi su questi punti, e cioè le nuove leve, quelli usciti dalle università e alle mie sollecitazioni sull’incompatibilità tra il nostro ruolo, che dovrebbe riguardare aspetti più complessi del processo di assistenza e quello che invece ci troviamo a dover assolvere nella realtà quotidiana, mi rispondevano con argomenti tipo: e… ma se non c’è il personale ausiliario addetto a questi compiti, chi lo deve fare? E il cerchio si chiude qui. Fino a che troppi tra noi rimarranno ancorati strenuamente all’immagine dell’infermiere missionario, benefattore dell’umanità, una visione quasi monastica della professione che è deleteria, peggio di una palla di piombo al piede, c’è poco da stare allegri. Se le nuove generazioni, come si sostiene in questo articolo, possedessero tutta questa energia e volontà di cambiamento, a quest’ora avremmo già assistito a un’ inversione di tendenza, ma sembra piuttosto che prevalga la rassegnazione e l’adattamento, chi può si rifugia nei sindacati con la speranza di uscirsene in un modo o nell’altro dall’inferno delle corsie e ottenere la promozione a “Caporale” e vessare gli ex compagni di sventura,(vedi posizioni organizzative, RID ecc.). Avete mai riflettuto sul fatto che il nostro sia l’unico lavoro dove l’ avanzamento di carriera porti a non esercitare più la professione? Secondo il mio modesto parere, se non si parte da questo, facciamo solo chiacchiere.

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