Qualcuno avrebbe mai potuto immaginare che la respirazione bocca a bocca fosse stata brevettata ben 3 secoli fa? Prima di andare ad analizzare l’affascinante storia della rianimazione cardiopolmonare, occorre soffermarsi per alcuni istanti per descrivere brevemente l’argomento arresto cardiaco. Vedremo come agisca la rianimazione cardiopolmonare sull’organismo del paziente e analizzeremo come si sia evoluta una tecnica del tutto sperimentale pubblicata nel lontano 1792 su alcuni testi medici diventando l’attuale RCP.

Alcune nozioni sull’arresto cardiaco improvviso

L’arresto cardiaco improvviso (SCA) è una repentina assenza di “polso” e uno stato di incoscienza causate da una imprevista mancata capacità del cuore di pompare il sangue al cervello e in tutto il corpo in maniera efficace. In genere è causata da aritmie potenzialmente mortali e da anomalie del sistema elettrico cardiaco.

Rappresenta una delle principali cause di morte in Europa e colpisce circa 700,000 individui all’anno indipendentemente dal luogo, dall’età, dal sesso o dalle condizioni cliniche.

Le persone che hanno manifestato un arresto cardiaco extraospedaliero hanno circa il 12% di probabilità di sopravvivenza. Nonostante le statistiche, la buona notizia è rappresentata dal fatto che tale percentuale sia in costante aumento nel corso degli anni.

Inoltre, le possibilità di sopravvivenza raddoppierebbero o addirittura triplicherebbero qualora la vittima venga sottoposto a immediata manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP) da una persona presente sul luogo, anche priva di qualsiasi formazione medica.

Come funziona la RCP

La rianimazione cardiopolmonare si compone di una serie di manovre finalizzate al mantenimento della circolazione sanguigna e del trasporto di ossigeno ai vari organi e tessuti in un individuo, quando il cuore non è più in grado di contrarsi o non è in grado di convogliare il sangue attraverso i vasi sanguigni.

Qualora vengano somministrate anche le insufflazioni con pallone autoespandibile o pocket mask, il paziente riceverà un quantitativo maggiore di ossigeno. Nonostante ogni essere umano espella anidride carbonica, è presente un quantitativo di ossigeno del 16% in ogni esalazione, in grado di aiutare le vittime di SCA. (University of Washington).

La storia della RCP


Le prime tracce di una presunta tecnica di rianimazione risalirebbero a quasi 3000 anni fa. Secondo quanto riportato nelle antiche scritture, il profeta Elisha avrebbe riportato in vita un giovane, insufflando aria con la propria bocca, in un’epoca compresa tra l’anno 850 e l’anno 800 a.C. Tale episodio sarà poi riportato anche nella Bibbia.

Anche gli Antichi Egizi avrebbero vissuto un episodio di presunta rianimazione cardiopolmonare, per mano della divinità ISIS. Nelle antiche pergamene venne citato più volte un “bacio della vita” con il quale Isis, rianimò il marito Osiris, dopo aver rinvenuto il corpo dell’uomo privo di vita.

La CPR “inversa”

Per moltissimi secoli si sarebbe ricercato un intervento che potesse riportare in vita le vittime di annegamento. La CPR “inversa” venne originariamente praticata in Egitto quasi 3.500 anni fa diventando poi popolare in Europa molti secoli dopo.

La metodica prevedeva di appendere letteralmente la vittima per i piedi facendo ciondolare la testa verso il pavimento. Successivamente veniva applicata una pressione sul torace per agevolare l’inspirazione.

Il 1700

Nel 1740, la Paris Academy of Sciences raccomandò ufficialmente per la prima volta la respirazione bocca a bocca in caso di vittime di annegamento. Appena 17 anni dopo, la Society for the Recovery of Drowned Persons diventerà la prima organizzazione ad impegnarsi nella sfida alla morte improvvisa.

Il Dr. James Curry pubblica “Popular Observations on Apparent Death from Drowning, Suffocation, Etc., with an Account of the Means to be Employed for Recovery” nel 1792.

Il 1800

Nel 1892 il medico tedesco Friedrich Maass pubblica sulla rivista scientifica “Berlin Clinical Weekly” l’articolo intitolato “Resuscitation Technique Following Cardiac Death after Inhalation of Chloroform”.

Il 1900

Con l’avvento del nuovo secolo, il dr. George Crile, chirurgo americano, riporta di aver rianimato un essere umano per la prima volta un paziente utilizzando delle compressioni toraciche.

Nel 1954 il dr. James Elam divenne il primo a dimostrare scientificamente come l’aria espirata fosse sufficiente s mantenere un’adeguata ossigenazione nel sangue. Due anni dopo, Elam ed il dr. Peter Safar sono in grado di dimostrare l’efficacia della RCP combinata alle ventilazioni effettuate con tecnica bocca a bocca.

Gli anni ‘60

L’American Heart Association realizza il primo programma per informare i medici in merito all’efficacia delle compressioni toraciche durante le procedure di rianimazione. Questo programma diventerà il precursore degli attuali corsi di BLS attualmente rivolti al personale laico.

Il cardiologo Leonard Scherlis fonda nel 1963 l’American Heart Association CPR Committee, pochi mesi dopo, l’American Heart Association approva ufficialmente il primo protocollo di RCP.

Gli anni ‘70

Nel 1972, Leonard Cobb organizza il primo programma di training massivo rivolto alla popolazione laica di Seattle. Nei primi due anni di attività, insegnerà ad oltre 100.000 cittadini le manovre di RCP

Gli anni ‘80

Le manovre di rianimazione cardiopolmonare vengono ormai insegnate di routine al personale sanitario e agli operatori dell’emergenza. Nello Stato di Washington viene realizzato il primo programma per formare operatori sanitari ad impartire istruzioni telefoniche ai cittadini in caso di arresto cardiaco.

Gli anni ‘90

I primi programmi pubblici per insegnare le tecniche di defibrillazione precoce vengono istituiti. L’obiettivo è quello di ridurre il tempo che intercorre tra il momento dell’arresto cardiaco e l’inizio delle manovre rianimatorie. Ciò permetterà di incrementare notevolmente le percentuali di sopravvivenza.

Nel 2000

L’American Heart Association (AHA) e l’International Liaison Committee on Resuscitation (ILCOR) rilasciano una dichiarazione in merito all’utilizzo del defibrillatore automatico esterno (DAE) in ambito pediatrico. Viene raccomandato l’utilizzo del defibrillatore nei bambini di età compresa tra gli uno e gli otto anni di vita qualora non siano riscontrabili segni di circolazione.

Nel 2008, l’AHA pubblica un’ulteriore nota riguardante la Hands-Only™ CPR, ovvero la rianimazione effettuata con le sole compressioni toraciche. Venne specificato come il cittadino che sia testimone di una perdita di coscienza improvvisa di un adulto, dovrebbe chiamare immediatamente il 911 e fornire subito dopo “compressioni toraciche qualitativamente ottimali spingendo energicamente e ripetutamente al centro del torace della vittima.

Simone Gussoni

Fonti: American Heart Association, Journal of the Royal Society of Medicine, European Resuscitation Journal