Un sentimento generalizzato di rabbia e sconforto serpeggia tra i professionisti della salute che popolano la penisola italiana dopo la richiesta di archiviazione nei confronti dell’uomo che prese a bastonate un infermiere del Triage del Pronto Soccorso dell’ospedale Santobono di Napoli (leggi articolo).

Sono stati molti i commenti dei dipendenti che lavorano quotidianamente al fianco dell’infermiere brutalizzato.

”Una notizia che ci ha fatto molto male – racconta Vincenzo Tipo, primario del pronto soccorso del polo pediatrico partenopeo, tra i protagonisti dell’assistenza alla piccola Noemi, scampata miracolosamente a una sparatoria di camorra – considerare irrilevante una lesione inflitta con un atto violento, e che comunque ha determinato inabilità al lavoro per quasi un mese, non può essere definita tenue in un paese civile. Il corpo contundente usato per offendere – aggiunge Tipo – non può, inoltre, essere definito un normale presidio per la deambulazione.

Siamo profondamente amareggiati. Abbiamo paura che simili richieste – conclude il primario – possano aprire la strada ad atteggiamenti ancora più violenti verso il personale sanitario già quotidianamente vessato e umiliato».

«Un messaggio distorto per quanti usano violenza nei luoghi di cura – sottolinea Ciro Carbone, presidente dell’Ordine degli infermieri di Napoli – è urgente l’approvazione della legge che inasprisce le pene».

«Fate presto – invoca anche Silvestro Scotti, presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli – questa notizia è come un pugno nello stomaco, ennesima dimostrazione di quanto sia urgente irrigidire le pene e dare ai sanitari lo status di pubblici ufficiali».

Restano gli interrogativi ed i dubbi manifestati dai molti infermieri sul web: come è bene comportarsi in occasione della prossima aggressione che un collega sicuramente subirà, considerando l’evoluzione giudiziaria di questa incredibile vicenda?

Potrà la vittima di violenza utilizzare un ausilio atto alla deambulazione per difendersi, nella speranza di contrastare l’aggressore e di provocargli solamente lesioni di lieve entità?
Il giudice terra conto dello stato di estrema ansia nel quale vivono molti professionisti sanitari vittime di violenze verbali e fisiche in caso di una loro reazione violenta?

Speriamo solamente che la creazione di questo pericoloso precedente non generi un’esacerbazione della violenza che ormai contraddistingue le corsie degli ospedali italiani.

Simone Gussoni