Aadi: “Asl Toscana conferma che demansionamento ha ormai natura antropologica

Riceviamo e pubblichiamo il commento dell'Associazione avvocatura diritto infermieristico su quanto accaduto al concorso pubblico dell'Azienda sanitaria. Non se ne viene a capo. Non sono…

Riceviamo e pubblichiamo il commento dell’Associazione avvocatura diritto infermieristico su quanto accaduto al concorso pubblico dell’Azienda sanitaria.

Non se ne viene a capo. Non sono state sufficienti le decine di sentenze sul demansionamento e i continui seminari strapieni di partecipanti ed oggi copiati anche da tutti i sindacati (vedi Nursind) per convincere le Regioni, gli assessorati alla Sanità, gli Ordini infermieristici provinciali, le dirigenze ospedaliere e le società accreditate che il profilo giuridico dell’infermiere è cambiato e che determinate attività non sono più di sua competenza e sono relegate ad una immagine oramai antidiluviana e preistorica della sua figura professionale.

Non passa giorno senza che ci arrivino lamentele, segnalazioni, fotografie e ordini di servizio dal contenuto decisamente probatorio sulle attività illecite che vengono imposte agli infermieri in tutta Italia, isole comprese. Ma quest’oggi siamo giunti al paradosso, ci è pervenuta una fotografia fatta nell’ambito di un concorso pubblico presso la Asl Toscana dalla quale si evince chiaramente il livello di conoscenza e di aggiornamento che determinate istituzioni hanno nei confronti della figura dell’infermiere.

Certo non è facile, ce ne rendiamo conto, in fondo sono solo 30 anni che esiste la figura dell’infermiere professionale sostituito poi dall’infermiere con il diploma di laurea ed infine da quello con la laurea triennale e quindi, non essendo passato neanche un secolo non è facile far radicare nella mente di certi personaggi che le cose sono cambiate, del resto, gli autori dell’elaborato del concorso sono sì responsabili, ma fino ad un certo punto, perché se gli Ordini Professionali Infermieristici avessero fatto la loro parte nell’informare chiunque delle modifiche normative e giurisprudenziali in favore della categoria e avessero indotto i loro dirigenti infermieristici aziendali a perseguire lo sviluppo e l’evoluzione professionale invece di perdere tempo dietro a convegni e congressi di dubbia utilità, oggi forse non avremmo dovuto confrontarci con certe nefandezze e non saremmo giunti a questo punto.

Peraltro i responsabili dello scempio che ora vi mostreremo, sono stati ampiamente supportati da anni di silenzi sul punto, anni di insabbiamento delle reali attività che spettavano veramente all’infermiere, anni nei quali si è preferito tacere in nome della continuità assistenziale, del “lo facciamo per il paziente” e del “se non lo facciamo noi chi lo fa?” anni spesi in cerca di una valorizzazione che non è mai arrivata, anni nei quali si sarebbe invece potuto fare molto di più ma partendo dalle basi, ossia, dalle competenze, invece si è preferita la ricerca, la didattica la “scienza”.

Frotte di docenti e di ricercatori di primo piano addirittura nominati “fellow” dall’American Academy of Nursing che parlano di ricerca nelle materie più disparate e del ruolo dell’infermiere in questi ambiti ma senza avere contezza che la realtà quotidiana e clinica è tutt’altra cosa, o meglio, lo sanno benissimo ma tanto non li riguarda da vicino. Nei reparti, nelle camere operatorie negli ambulatori non c’è il tempo per l’EBN o per questa o quella evidenza scientifica perché si è costretti ad adoperarsi per fare attività di base che spettano ad altri operatori ed altre figure aziendali, costretti dalle Dirigenze infermieristiche formate proprio dai succitati ricercatori, ma non alle competenze avanzate ma a quelle di altri.

Ed è proprio da qui che si dovrebbe ripartire per dare il giusto riconoscimento alla professione, altro che riconoscimenti accademici internazionali, nastrini e “paillett” o convegni sul “Primary Nursing” come quello fatto alcune settimane fa dalla Fondazione Gemelli che ha addirittura invitato dagli States niente di meno che colei che ha creato questa tipologia di assistenza, la Dott.ssa Marie Manthey, alla quale però si sono ben guardati di dire che demansionano i propri infermieri facendogli fare le attività dell’OSS e per i quali sono stati condannati a risarcire ben 60.000 euro. Meglio dire invece che sono stati i primi in Italia ad aver creato il reparto pilota del “Primary Nursing”, che fa più “cool”. Pazienza, poi, se chi ci lavora è demansionato e avvilito dalle attività che fa.

Ci ritroviamo ancora oggi, dopo 30 anni di evoluzioni normative e professionali, a dover competere con certi esempi di scienza infusa da far accapponare la pelle. Questo è quello che la Asl Toscana è riuscita a inserire all’interno dei quiz del concorso. Leggete e meditate (vedi foto)…

Un capolavoro, non si potrebbe definire in altro modo. Sarebbe interessante parlare con chi ha redatto tale scempio e chiedergli da quale testo ha appreso tale scienza o se invece gli è stato suggerito da qualcuno altrettanto preparato ed attento alle vicissitudini infermieristiche. Siamo certi che non è tutta farina del suo sacco, ma sicuramente sarà stato indirizzato da qualche Dirigente infermieristico locale che occupa indegnamente il suo ruolo. Vorrà dire che l’AADI attiverà i prossimi ricorsi per demansionamento proprio contro quelle aziende che assumeranno i poveri malcapitati infermieri risultati vincitori di questo concorso.

Il direttivo Aadi

 

Redazione Nurse Times

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