Pubblichiamo di seguito la testimonianza di Mauro M., Infermiere che dopo anni di onorato lavoro nella Repubblica di San Marino, resta disoccupato dopo la naturale scadenza di un contratto a termine.


Il mio rapporto di lavoro con l’ISS è giunto al termine dopo anni di onorato servizio e a differenza di quanti amareggiati dall’interruzione del rapporto di lavoro, imprecano contro i sammarinesi, non sono portato per carattere a sputare nel piatto in cui mangio e che mi ha dato da vivere dignitosamente negli ultimi anni, pertanto ci tengo a ringraziare le tante splendide persone che ho avuto la fortuna di conoscere che non identifico certo, ne confondo, con le carenze istituzionali ed amministrative di questi anni che mi hanno offeso ed amareggiato più di una volta.

Il contratto è sempre stato chiaro così come le sue condizioni, per tanto una volta firmato non è poi lecito lamentarsi del mancato rinnovo, la precarietà era insita nel rapporto di lavoro e per accorgersene bastava andare a chiedere un mutuo od un qualunque altro finanziamento bancario; tanto meno è lecito lamentarsi delle discriminazioni normative e di trattamento economico; ma non per questo, dimentico le incapacità politiche ed amministrative che hanno caratterizzato la mia esperienza lavorativa.

A cominciare dall’essere sottoposti a tassazioni aggiuntive solo per il semplice fatto di appartenere ad una categoria, quella dei precari, debole senza alcun peso politico; dal subire persino l’essere lasciati senza stipendio per un mese senza alcun genere di preavviso; la puntuale assenza di riconferma del contratto fino a settimane dopo la scadenza del precedente contratto e persino l’essere obbligati ad aprire un conto corrente in repubblica per il versamento dello stipendio, un provvedimento sicuramente non contemplato nelle norme contrattuali in essere e contrario ai principi internazionali di libertà individuale dei cittadini e di libera concorrenza del mercato dell’offerta dei servizi bancari.

Tutte cose che non fanno certo onore alla comunità sammarinese

Che dire, sicuramente esiste una carenza culturale in fatto di sanità che porta la politica, così come la cittadinanza a confondere la figura dell’infermiere con il ruolo umile di chi serva solo a pulire il sedere dell’ammalato, o al massimo l’operatore che fa punture, flebo e da compresse; ma permettetemi di spiegare con poche parole che non è solo questo ma molto altro e siccome rientra nelle mie competenze anche svolgere educazione sanitaria, permettetemi di spiegarvi la differenza.

L’infermiere è un professionista la cui attività in sanità è fondamentale perché a differenza del medico che si occupa della malattia e come risolverla, attraverso la diagnosi e la cura, l’infermiere si occupa della salute della persona nella sua interezza e il profilo professionale si può riassumere in soli tre compiti fondamentali:

  1. ridurre al minimo il trauma dell’ospedalizzazione e della malattia per l’assistito, la famiglia e la comunità, attraverso atti umano-relazionali, educativi, tecnici e organizzativi;
  2. collaborare con tutte le altre figure professionali per il fine primario della salute individuale e pubblica;
  3. svolgere un ruolo amministrativo rispettoso della privacy e di controllo dei costi per garantire ai cittadini il miglior servizio possibile al minor costo.
Tutte le volte che un infermiere non è espressione di questi principi significa che non sta facendo bene il suo lavoro.

Chiunque incontri o abbia incontrato un infermiere che sappia dimostrare professionalità e competenza, comprende subito l’importanza del suo ruolo e la differenza abissale che esiste tra chi lo fa per lavoro e chi invece lo è per cultura professionale, predisposizione individuale e senso di responsabilità.

Quel senso di responsabilità professionale che anche al di fuori del mio orario di lavoro mi ha spinto a collaborare con un movimento per sensibilizzare la popolazione sui rischi per la salute pubblica dati dall’incenerimento dei rifiuti, via che si intendeva politicamente intraprendere in Repubblica.

Per questo e per la mia attività professionale ospedaliera dedita al rispetto dei suddetti principi, perdonate la mia presunzione nel dire che senza di me la comunità sammarinese sarà più povera, perché la professionalità è individuale e non intercambiabile in base ai diplomi di laurea, la cittadinanza, l’anzianità di servizio o concorsi pubblici vari che non possono garantire quel merito che invece ci si guadagna sul campo con l’attività quotidiana.

Così come tutti i medici non sono uguali così non tutti gli infermieri sono uguali solo perché hanno lo stesso pezzo di carta o lo stesso contratto.

La meritocrazia purtroppo non esiste in Italia così come non esiste qui a San Marino, dove regna l’anzianità di servizio come forviante valore assoluto. In questo periodo di crisi economica è lecito che la comunità si stringa su se stessa e tuteli i propri cittadini, su questo non vi è alcun dubbio di legittimità, ma siamo sicuri però che togliere professionalità al servizio sanitario non renda più povera l’intera comunità, dimostrandosi controproducente; esattamente così come rischia di essere la legge che limita la libera professione medica invogliando i validi specialisti a fuggire.

Non sarebbe forse meglio pensare di tagliare sulla spesa politica e amministrativa invece che su quella sanitaria, vista poi la comprovata inefficienza?

O forse, questo potrebbe non essere funzionale ad una classe politica legata a doppia mandata al clientelismo di una PA prevalentemente composta di amministrativi.

Ora che non rischio più di sembrare servile e accondiscendente posso liberamente affermare che nonostante tutto ciò, amo e apprezzerò sempre il vostro paese per la sua bellezza storica monumentale, naturalistica e di tradizione democratica e cerimoniale espressione ancora oggi di una poesia unica che vi pongono di diritto tra i patrimoni dell’umanità e riconosco che gran parte delle problematiche amministrative e politiche sono semplicemente la conseguenza dell’ingerenza della politica italiana che è stata causa di contagio dei peggio vizi e difetti della gestione clientelare della democrazia moderna anche se spero, anzi confido nel fatto che riuscirete al più presto a scrollarveli di dosso.

Ho parenti ed amici sammarinesi e anche conoscenze nelle sfere della politica sammarinese come Stefano Macina, Adolfo Morganti, Pietro Lonfernini, Elena Tonnini; ma la mia dignità professionale e di uomo mi impediscono di andare a piangere raccomandazioni, per tanto…

Nello scusarmi per l’essermi dilungato, porgo i miei più Cordiali saluti a tutti i splendidi sammarinesi che ho avuto il piacere di conoscere e un abbraccio affettuoso a tutte le persone che mi hanno apprezzato e voluto bene.


Auguriamo al collega Mauro M. di poter trovare al più presto una nuova occupazione ringraziandolo per la preziosa testimonianza rilasciata.

Simone Gussoni

Fonti: http://www.giornalesm.com/