Una battuta d’arresto è stata registrata in Commissione Affari sociali della Camera per la proposta di legge relativa alle norme di maggior tutela dei camici bianchi impiegati nel 118 e nei pronto soccorso.

Nessuna maggiore tutela in caso di episodi di violenza verso medici e infermieri sembrerebbe essere all’orizzonte, ne tantomeno la procedibilità d’ufficio in caso di aggressione.

Il testo della norma resta quello dell’impianto approvato all’unanimità al Senato (ddl 867) in prima lettura a fine anno.

Sebbene questo consente di evitare una seconda lettura al Senato e di accellerare sui tempi di approvazione resta il giudizio molto critico, su quanto accaduto di Michela Rostan (Leu) prima firmataria insieme al pediatra napoletano Paolo Siani (Pd) del testo alternativo con questa previsione portato avanti da due anni.

È stata la stessa Michela Rostan, a spiegare quanto accaduto attraverso un post apparso sul proprio profilo Facebook:

«Credo sia giusto spiegare come è andata… la verità mai come in questi casi è dovuta. Per due anni ho lavorato intensamente alla mia proposta di legge per il riconoscimento della qualifica di #pubblicoufficiale ai medici e al personale sanitario in servizio. È stata la mia prima proposta della legislatura, ed è stata la mia battaglia fino all’ultimo. Purtroppo oggi, in commissione Affari sociali, il governo ha dato parere contrario al mio emendamento, e Pd e 5stelle hanno votato contro.

Nel corso di tutto questo tempo ho incontrato decine di operatori sanitari vittime di aggressioni anche brutali, rappresentanti nazionali e locali dei sindacati di categoria, i medici dell’associazione Nessuno tocchi Ippocrate, gli operatori del 118, gli Ordini, le associazioni di professionisti, titolari di strutture cliniche, esperti giuristi e le guardie giurate che operano nelle strutture ospedaliere. Molti di loro sono stati ascoltati in audizione nella Commissione della quale faccio parte.

Tutti d’accordo con questa proposta. Insieme abbiamo preparato il testo di legge. Ecco perché è un voto che fa male. Che mostra il più totale disinteresse per i problemi di una categoria che quotidianamente si adopera per tutelare la nostra salute tra mille problemi logistici e organizzativi. Io ho fatto tutto quello che potevo: ho difeso la proposta fino a votare in dissenso da governo e maggioranza. Ora tocca agli altri prendersi la responsabilità delle loro scelte.

La mia battaglia è stata limpida e decisa. La legge sulla violenza ai medici e al personale sanitario uscirà dalla Camera imperfetta, inefficace, insufficiente. C’è grande rammarico e grande amarezza. Ma ho l’orgoglio di aver difeso fino in fondo le cose in cui credo. Grazie a chi mi ha sostenuta».

Dott. Simone Gussoni