Alessandra, infermiera in un covid Hospital “Siamo sfiniti”

Riprendiamo il pensiero di Alessandra (nome di fantasia), infermiera impegnata in un covid hospital. "Siamo sfiniti. Però il sorriso non manca mai, non sono una…

Riprendiamo il pensiero di Alessandra (nome di fantasia), infermiera impegnata in un covid hospital.

“Siamo sfiniti. Però il sorriso non manca mai, non sono una ragazzina, ma ho 46 anni e lavoro da 24 anni. Il mio lavoro non lo cambierei mai, ma sono davvero stanca” ci confida Alessandra.

Che continua “il nostro ospedale diventato covid in 4 ore, da marzo non ci fermiamo un momento! La direzione non ci lascia soli. La mia lettera è indirizzata a tutti coloro che non hanno creduto al ritorno del Covid! Ci hanno chiamato EROI, ma non hanno avuto rispetto per noi”.

Alessandra nella sua lettera si rivolge a lui: il virus che sta cambiando le nostre vite.

“Mio caro (per modo di dire) Covid, È la prima volta che mi rivolgo direttamente a te, lo faccio perché ormai non so più a chi rivolgermi.

Il tuo primo ingresso nelle nostre vite lo hai fatto lentamente.

Sei partito dalla Cina, per poi arrivare dopo qualche mese in Italia, con una lunga sosta al Nord per poi giungere fino al profondo Sud.

Ci hai sfidati e, con grandissime difficoltà, abbiamo cercato di difenderci.

Quando finalmente credevamo di avercela fatta, fai il tuo secondo ingresso con il botto, come una star. E come tutte le star hai sfilato sul red carpet, ma questa volta non su un tappeto di moquette rossa, su un tappeto di esseri umani!

Eh già, ormai ci “calpesti “ come se nulla fosse, sei il padrone del mondo!

Mio caro covid: ti sei chiesto come ci si sente con te dentro?

Certo che no!

Ti sei chiesto come stanno coloro che indossano i dispositivi per difenderti da te?

No, Non lo sai.

Allora te lo spiego in poche parole: noi bardati, sudati, occhiali e visiere appannate, mascherina bagnata (e non sai cosa ti arriva in bocca, se è il sudore o la tua saliva), la divisa sotto la tuta che sembra uscita da un lavaggio senza centrifuga.

Per non parlare poi della prostata, dell’utero e della vescica. Tutto questo per cercare di curare chi respira a fatica, ha mezzo polmone funzionate, e tanta tanta paura di non farcela.

Poi tu torni a casa e devi iniziare a combattere con le “tue“ di paure…

Allora mio caro, con garbo ti chiedo: di andare un pò a quel paese, perché stai già da troppo tempo nelle nostre vite. E noi vogliamo tornare a vivere. Finalmente, senza di te”.

Alessandra, infermiera Covid

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