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Alessandro Di Pietro: “L’infermiere, un professionista a tutto tondo”

Alessandro Di Pietro, conosciuto come scrittore, conduttore televisivo prima del programma Rai “Occhio alla spesa”, ed oggi del programma Occhio al Prodotto” su Alice, e direttore della rivista mensile per i consumatori denominata Occhio alla spesa Magazine, racconta che circa due anni fa per una banale caduta, è stato ricoverato per una frattura alla rotula del ginocchio destro, constatando di persona la professionalità non solo dei medici, ma soprattutto degli infermieri.

“Oggi l’infermiere – secondo Di Pietro – rappresenta molto di più di quello che diffusamente si pensa riguardo questa categoria: egli è un operatore a tutto campo che si assume anche delle non indifferenti responsabilità civili e professionali, e che quindi uscendo dalle scuole specializzate, adibite all’istruzione di questo mestiere, si annovera tra i cosiddetti professionisti, cioè coloro che esercitano al meglio un lavoro molto delicato; in più, e forse più dei medici, all’infermiere oggi come oggi è richiesta una sorta di socialità nell’ambito dei rapporti con i pazienti. Il medico esprime una terapia, una diagnosi, mentre l’infermiere che esegue queste terapie, a fronte di una diagnosi, ci deve mettere anche di più perché dal paziente è richiesta anche una sorta di umanità, naturalmente ben vista e ben voluta. E quindi maggiore è la professionalità, maggiore sono le attenzioni, e maggiore è la capacità di guarire in generale, non c’è dubbio.

Devo ringraziare la redazione di Nurse Times per avermi messo a conoscenza che attualmente questi professionisti sono laureati; infatti gioisco di questa cosa, perché a livello accademico significa che l’infermiere di oggi è professionista a tutto tondo … e quindi confermo la mia impressione generale.

Noi ci lamentiamo spesso della sanità italiana, soprattutto nella fascia centro sud del nostro paese, perché effettivamente ci sono ogni tanto degli episodi paradossali, degli eventi così fuori dalla norma e drammatici (dagli errori clinici che provocano dei decessi, alla mala assistenza

, fino addirittura al vuoto in strutture ospedaliere di grande rilievo), c’è insomma un disordine organizzativo, una forte dispersione di fondi, che portano a coniare il cosiddetto termine malasanità … però, le posso garantire, per la mia esperienza personale, che girando un po’ per il pianeta terra, andando ad oriente ed occidente, andando soprattutto anche nel cosiddetto “blasonato” sistema americano, io rimpiango sempre il nostro SSN. ”

Per tutti i politici il conduttore lancia un messaggio convinto, forte e chiaro, avendo però prioritariamente dei forti dubbi sulla recepibilità da parte della classe politica di questi nostri appelli: “quello della necessità, per migliorare non solo il SSN ma anche i singoli rapporti interni al sistema sanità (ovvero medici, infermieri e clinici in senso lato), di aumentare e potenziare la nostra categoria aprendo bandi di concorso e dando nuove possibilità di assunzione, risolvendo in parte il problema della disoccupazione culturale che vige nel nostro paese; questo significa non alimentare un carrozzone, ma potenziare l’ organizzazione con un ottima distribuzione delle risorse, anche di quelle che si possono assumere, e migliorare la qualità della risposta sanitaria”.

Alessandro Di Pietro conclude questa intervista dedicandoci questo saluto: “Amici e amiche, infermieri e infermiere, grazie di tutto quello che state facendo, di quello che avete fatto e della convinzione di tutto quello che avrete animo di fare per i pazienti; loro si chiamano così perché devono pazientare in un letto, in una corsia d’ospedale, e solo voi , e non certo i medici, potete alleviare questa pazienza”.

Savino Petruzzelli

Savino Petruzzelli

“La mia è una storia che parte molti anni fa… avevo notato che nessuno a livello dei media e dei social parlava di quello che gli infermieri facevano e soprattutto le loro best-practice. Ecco perché la mia avventura, nel campo dell’informazione, inizia per gioco attraverso i social network. Più il tempo passava e più notavo che il mio lavoro veniva apprezzato sempre più, soprattutto dai colleghi alla ricerca di risposte e di confronti. Ora dopo 8 anni quest’avventura è diventata una realtà ben consolidata, anche grazie al lavoro degli altri colleghi dello staff, con la nascita della testata giornalistica NurseTimes… anche se sappiamo tutti che gli infermieri tendenzialmente sono pigri nello scrivere e nel leggere articoli. La mia sfida è quella di contribuire a far aprire le menti. Io faccio parte di questa filosofia di vita e mi riferisco ad un noto personaggio dal nome di Steve Jobs che diceva: "Siate affamati. Siate folli!" Io con la mia visione un po’ fuori dagli schemi sto cercando di sperimentare nuove forme e vie comunicative al fine di portare, in primis ai colleghi ma anche alla società tutta, la cultura e l’identità di una professione messa sempre in penombra.

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