Ospite del collega Massimo Gramellini, l’ex direttore di Rai 3 ha parlato del percorso affrontato per recuperare l’uso della parola. Anche scritta.

“Notte prima degli esami”. Con queste parole, prese in prestito da una nota canzone, Andrea Vianello aveva descritto su Twitter la vigilia del suo ritorno in tivù dopo l’ictus di cui è stato vittima un anno fa. Una grande emozione, quella che il giornalista-conduttore ha vissuto sabato scorso, quando è stato ospite di Massimo Gramellini a Le parole della settimana, in onda su Rai 3.

«Non pensavo di poter tornare in tivù. In realtà non era neanche così importante», ha confidato al collega durante la trasmissione, raccontando il suo percorso per recuperare l’uso della parola: «Sono stato curato prima all’Umberto I, poi alla Fondazione Santa Lucia, sanità pubblica, dove mi hanno tanto aiutato. Queste parole sullo schermo sono le prime che ho imparato a dire. Io avevo perso completamente i fonemi. Una ragazza mi ha salvato la vita: si chiama Flavia, ha trent’anni, è la mia logopedista ed è stata come una mamma. I primi tempi con lei non riuscivo più a capire come mettere la lingua per pronunciare le consonanti».

L’ospitata televisiva è stata anche l’occasione per presentare Ogni parola che sapevo, libro in uscita per Mondadori domani (21 gennaio): «L’ho scritto perché, come non riuscivo più a parlare, così non riuscivo neanche a scrivere. Dopo l’ictus, tante persone non solo non riescono a esprimersi, ma neanche ad aprire la bocca. Bisogna dire, invece, che è possibile farcela». Insomma, scrivere come terapia, come metodo per imparare di nuovo a utilizzare il linguaggio. Anche con una certa autoironia, sebbene lo stesso Vianello definisca l’ictus «un mostro», perché «arriva come un fulmine», aggiungendo: «Le persone si vergognano, hanno paura. Io mi sentivo sfigurato, mi sembrava che la faccia non fosse più la mia, non avevo più le parole. Oggi, però, sono un uomo diverso».

Quindi, ancora su Twitter, il saluto al suo pubblico: “Tornare in tv è stato incredibilmente emozionante. Grazie a tutti i messaggi, davvero, in particolare quello via Messenger di Lucia, l’infermiera del 118 che mi ha soccorso a casa quel 2 febbraio. Grazie, Lucia”.

Redazione Nurse Times