Si chiama Serena Antonioli ed è un’infermiera di 46 anni originaria di Ravenna. Era presente anche lei martedì sul treno delle bici quando uno dei passeggeri ha accusato un grave malore rendendo necessario il compimento di quelle che sono sembrate interminabili manovre salvavita.

La 40enne che stava percorrendo la tratta compresa da Lienz a Dobbiaco con suo marito e sua figlia di 6 anni non deve la vita esclusivamente al medico citato da tutte le testate giornalistiche, ma lo deve principalmente a questa infermiera.

Immediatamente il marito della vittima dell’arresto cardiaco e gli altri passeggeri si sono prodigati per cercare un medico fra le carrozze, ma la prima a rispondere all’appello è stata Serena Antonioli, infermiera presso il Servizio Cardiologico all’Ospedale Santa Maria delle Croci da vent’anni e volontaria per l’Associazione di prevenzione cardiologica Cuore e Territorio.

“Ho sentito quella richiesta d’aiuto disperata e mi sono alzata: a due vagoni di distanza dal mio c’era questa giovane donna a terra, priva di sensi, intorno a lei tanti passeggeri assiepati e spaventati –  spiega Antonioli -. Un uomo le teneva i piedi sollevati. Dalla palpazione ho sentito che non c’era il polso carotideo e ho subito fatto presente al marito che la donna si trovava in arresto cardiaco, così ha iniziato immediatamente ad eseguire il massaggio cardiaco.

Nel frattempo è arrivato un giovane medico romano che ha allontanato l’uomo, lo ha sostituito nel massaggio e ha eseguito una prima ventilazione bocca a bocca, lasciando poi a me quest’ultimo compito, che nel frattempo facevo le opportune valutazioni del caso. La ventilazione bocca a bocca non è obbligatoria secondo i protocolli, ma in una situazione di tale emergenza ho valutato che fosse il caso di correre il rischio.

Ho raccomandato al marito di spiegare telefonicamente al soccorso sanitario che alla prima fermata del treno doveva arrivare un’ambulanza con defibrillatore a bordo”.

La donna aveva manifestato un dolore scapolare e precordiale già durante l’escursione in bici, ma alcuni minuti dopo la situazione sembrava essersi risolta spontaneamente. Più tardi però, quanto accaduto sul treno ha evidenziato un problema molto più serio.


“E’ stata una manovra impegnativa, durata qualche decina di minuti, ma al termine di essa il cuore della donna ha ripreso a battere. Il nostro sollievo è stato tanto e anche quello dei passeggeri che hanno assistito alla scena”, conclude Serena. I soccorritori sono stati salutati da tutti con un lungo applauso e gli operatori sanitari giunti in elicottero alla stazione successiva, dopo aver intubato la 40enne, attualmente ricoverata in Austria, non hanno risparmiato complimenti e ringraziamenti.

Simone Gussoni