Un’inchiesta del portale bosniaco Zurnal, ripresa da La Stampa, ha fatto luce su questo odioso fenomeno.

Un diploma rilasciato da una scuola tecnica secondaria per le professioni sanitarie, lasciapassare per mestieri importanti come l’infermiere. Per ottenerlo, anni di studio e fatica. Ma ci sono delle scorciatoie, illegali, per i furbetti. Che possono pagare poco più di 1.200 euro e mettere in tasca l’agognato pezzo di carta in pochissimi giorni.

È lo scenario emerso in questi giorni in Bosnia, grazie a un’inchiesta del portale Zurnal, che dopo una soffiata ha spedito in incognito, con telecamera nascosta, una giornalista che si è finta studentessa a indagare su una scuola privata di Sanski Most, nel nordovest del Paese, dove i rumor parlavano di diplomi professionali venduti al miglior offerente.

Era vero. Dopo aver fatto domanda all’istituto poco prima di Natale, già il 3 gennaio la giornalista aveva in mano il certificato. Che ha un valore importante, dato che è riconosciuto “in tutta la Bosnia e nell’Ue”, dunque viatico per trovare un lavoro all’estero. Ed è una questione seria, visti i numeri crescenti dell’emigrazione dai Balcani verso l’Ue.

Ma il caso Sanski Most non sarebbe che la punta di un iceberg, secondo il portale, che rivela di aver ricevuto già a dicembre informazioni di polizia che dimostrerebbero come vendite di diplomi avvengano nella Federazione bosniaco-croata senza che le autorità si siano finora mosse. Solo casi isolati? Non sembra, dato la Camera croata degli infermieri(Hkms), dopo l’annuncio che “non concederà licenze a infermieri che abbiano concluso percorsi di riqualificazione in altri Paesi”, ha informato l’agenzia di stampa croata Hina.

Ma la questione – un problema di cui si parla da anni in tutta la regione – non riguarderebbe solo la Bosnia. “Anche in Serbia è lo stesso. Lavoro in Scandinavia e mi vergogno dei nostri ‘lavoratori della sanità’, che arrivano qui dopo aver ottenuto diplomi in maniera simile”: è una delle tante denunce circolate sui social e sui media dopo lo scoppio dello scandalo.

Anche in Kosovo si registra da anni un boom di istituzioni educative private, università che “lavorano come aziende, dove i diplomi vengono venduti come prodotti”, ha ammesso l’estate scorsa il ministro dell’Educazione di Pristina, Shyqiri Bitiqi, segnalando che anche nella vicina Albania c’è un “problema di crisi di qualità” dell’alta formazione, e promettendo severe misure per combattere il fenomeno.

Redazione Nurse Times

Fonte: La Stampa