Dalle segnalazioni emerge che non poche persone, all’interno dell’ospedale San Maurizio, sapevano degli interventi praticati dal chirurgo su bambini di famiglie musulmane.

L’inchiesta che ha portato all’arresto di Paolo Girardi, il chirurgo pediatrico accusato di truffa aggravata (ai danni dell’Azienda sanitaria), falsità ideologica e peculato per lo scandalo delle circoncisioni rituali, potrebbe avere sviluppi clamorosi nelle prossime ore. Sono molteplici le segnalazioni che lasciano intendere che all’interno dell’ospedale San Maurizio di Bolzano non fossero pochi coloro che in qualche modo avessero da tempo intuito l’irregolarità degli interventi programmati dal chirurgo su bambini di famiglie musulmane.

Come noto, il medico (che nel frattempo è stato sospeso dal servizio perché in stato di arresto) è accusato di aver incassato “in nero”, e privatamente, dai 300 ai 400 euro per ogni intervento richiesto dai genitori dei piccoli per scelta religiosa. Secondo quanto emerso nell’indagine (avviata all’inizio dell’anno, dopo la tempestiva segnalazione del dottor Marco Cappello, direttore della ripartizione legale e affari generali dell’Asl, oltre che coordinatore della commissione disciplina e responsabile prevenzione corruzione e trasparenza), il medico inquisito avrebbe fatto risultare con false attestazioni cliniche che i bambini in questione fossero colpiti da fimosi, una patologia che necessita di soluzione chirurgica in zona genitale. In realtà gli interventi di circoncisione sarebbero stati di natura rituale e, come tali, non inseriti nei cosiddetti livelli essenziali di assistenza (Lea).

La circoncisione rituale, dunque, non è inserita tra gli interventi che riguardano la salute dei cittadini. Di conseguenza non gode della copertura finanziaria del Servizio sanitario pubblico. In realtà gli interventi operativamente organizzati e curati dal dottor Girardi sarebbero stati indicati come necessari per patologie fasulle, con la conseguenza che i costi venivano caricati sulla sanità pubblica e il medico arrestato incassava il prezzo (scontato) riservato alle famiglie di immigrati.

Come detto, nelle ultime ore ha preso consistenza l’ipotesi che all’interno dell’ospedale (tra gli operatori salutari) fossero in diversi ad aver intuito situazioni palesemente illegittime. Tra l’altro è emerso che, in assenza di patologie, gli interventi di circoncisione non sarebbero contemplati neppure a titolo privato. In altre parole, non sarebbe prevista (neppure pagando privatamente il costo dell’operazione) l’utilizzabilità delle strutture pubbliche ospedaliere altoatesine per interventi di circoncisione rituale. Un particolare che dovrà essere verificato dagli inquirenti, perché pare evidente che altri medici o infermieri del reparto abbiano avuto la possibilità di rendersi conto delle pesanti irregolarità.

I casi accertati nelle indagini sarebbero 14, ma è probabile che siano di più, anche perché il primo sarebbe avvenuto quattro anni fa. Gli inquirenti vogliono capire se la situazione irregolare fosse stata segnalata a qualche dirigente interno e perché qualcuno avrebbe deciso di soprassedere, facendo finta di nulla. Solo il dottor Marco Cappello (dopo una segnalazione giunta dalla direzione medica del nosocomio) decise di segnalare il tutto alla Procura della Repubblica.

Intanto il dottor Girardi (stipendio netto da 8mila euro e ormai prossimo alla pensione) è comparso oggi davanti al giudice delle indagini preliminari Walter Pelino per l’udienza di garanzia. Il medico è attualmente agli arresti domiciliari. La misura cautelare è stata richiesta a tutela delle indagini a seguito dei tentativi messi in atto dal professionista per indurre alcuni testimoni a non collaborare con gli inquirenti o a modificare le dichiarazioni già rilasciate. L’avvocato difensore Beniamino Migliucci ha già annunciato che tenterà di ottenere una revoca del provvedimento restrittivo, considerato non più attuale in quanto le indagini – secondo la difesa – sarebbero a uno stadio avanzato, con parecchie testimonianze ormai acquisite.

Redazione Nurse Times

Fonte: Alto Adige