Caos coronavirus, l’Aadi scrive al Governo.

Di seguito la diffida a firma del presidente Di Fresco, inviata alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al ministro della Salute, al ministro della Giustizia…

Di seguito la diffida a firma del presidente Di Fresco, inviata alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al ministro della Salute, al ministro della Giustizia e al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Oggetto: la mancanza di presidi medico-chirurgici protettivi e di protocolli / linee guida per l’approccio ai pazienti affetti da COVID-19.

La scrivente Associazione tutela il diritto del lavoro e della salute degli Infermieri sul territorio italiano. Siamo costretti a denunciare gravissimi disservizi e condizioni di estremo pericolo a danno degli infermieri che sono dedicati all’assistenza dei pazienti affetti dalla COVID-19.

Dagli operatori sanitari assegnati presso il servizio autoambulanze dell’ASP di Potenza, provengono diverse segnalazioni (vedi allegato, ndr) sull’assenza totale di presidi di tutela antinfortunistica e di prevenzione per la salute come, per esempio, le mascherine FFP3, così come previsto dall’O.M.S. che, tra l’altro, ha invitato i governi ad aumentare la produzione delle mascherine del 40% proprio per tutelare dal pericolo di contagio gli operatori sanitari che sono a rischio infettivo (https://www.who.int/newsroom/detail/03-03-2020-shortage-of-personal-protective-equipment-endangering-health-workersworldwide). Sempre a Potenza, ma anche in altri distretti lucani, gli operatori sanitari e perlopiù gli infermieri, lamentano di non aver ricevuto alcuna formazione/informazione circa le modalità di approccio per gli utenti sospetti di infezione COVID-19 e, quindi, su come trattarli, anche allo scopo di tutelare, dapprima, la propria integrità e sicurezza.

Il caos che regna nei servizi di accoglienza e di cure (DEA e reparti di degenza) non permette agli infermieri di seguire protocolli ben definiti e ciò causa, purtroppo, promiscuità tra pazienti non infetti (che si presentano al pronto soccorso per altre problematiche) e pazienti potenzialmente infetti che mostrano il quadro sintomatologico compatibile con la COVID-19. Si allegano alla presente alcune segnalazioni pervenute alla scrivente dalle aziende sanitarie della Lombardia, con preghiera di esaminarle tutte con estrema attenzione affinché si rilevi la totale discrepanza tra quanto riferito dalle fonti governative e quanto, invece, accade nei servizi assistenziali, 10.03.2020 Prot. US103.20 Segreteria Nazionale C.F. 97761890587 Via Gesualdo Bufalino n. 12, scala C, int. 3 – 00139 Roma tel. 06.8818274 – 3288387220 www.aadi.it – legale@aadi.it – aadi@pec.it 2 completamente abbandonati al caos più totale.

Questa infezione pare venga troppo spesso sfruttata per giustificare abusi che però tuttora, la normativa sanziona e che non possono, quindi, essere tollerate altrimenti. Stiamo considerando, nella fattispecie, soprattutto gli infermieri ed infermiere genitori con bambini piccoli o neonati ovvero con parenti conviventi anziani e particolarmente defedati o ad elevato rischio infettivo come i broncopatici, i cardiopatici, i diabetici e gli immunodepressi in genere; eppure da parte del governo si pretende esclusivo spirito missionario, dimenticando che questi sono professionisti.

Approfittando della dedizione degli infermieri, alcuni primari pretendono che detto personale broncoaspiri i pazienti senza indossare la mascherina, con ovvi rischi infettivi dovuti alla nebulizzazione di secrezioni nella zona di aspirazione. Gli infermieri non sono carne da macello! Molte aziende, addirittura, resistono al legittimo riconoscimento dell’indennità di malattie infettive che, seppur misero, avrebbe comunque effetto deflattivo sull’animosità che in queste ore sta crescendo sull’emarginazione e mortificazione professionale del personale infermieristico e, soprattutto, sul valore sociale che il governo attribuisce a questa professione. Ci saremmo aspettati un riconoscimento economico indennitario almeno pari a quello che percepiscono i colleghi di malattie infettive e non certo un umiliante rifiuto categorico.

Si sommi a questo trattamento anche l’assenza di dispositivi di protezione che rende ancor più riluttante l’azione e l’interesse governativo verso chi si prodiga per la vita e la salute dei cittadini. Con la giustificazione del coronavirus si sta assistendo alla violazione sistematica e reiterata di diritti di natura costituzionale che interessano la dignità della persona e dei lavoratori. Nonostante ciò, questi professionisti continuano a prestare assistenza ai cittadini, a dimostrazione della loro professionalità ed abnegazione; ciò però non permette di gettarli, senza alcuna protezione, nel caos più totale.

Il Governo, tra l’altro e ciò ci lascia stupiti, non ha neppure previsto un’indennità specifica per gli infermieri che vengono assegnati d’ufficio (questa Associazione è in possesso di diversi ordini di servizio) presso servizi ad alto rischio di contagio e che affrontano per la prima volta situazioni di emergenza di questa portata. Addirittura, a Roma, alcuni ospedali si sono permessi, del tutto arbitrariamente, di richiamare in servizio gli infermieri in ferie, senza produrre le fonti del diritto sui quali si basa tale pretesa e senza indennizzare il pregiudizio così sofferto.

La direzione sanitaria di un ospedale romano, a causa di una paziente positiva al coronavirus, proprio ieri sera ha chiamato al telefono gli infermieri operanti in questo reparto per comunicargli che avrebbero dovuto sospendere il servizio di assistenza e avrebbero dovuto isolarsi in casa; tutto ciò telefonicamente e senza assumersi alcuna responsabilità, tanto che non è neppure possibile tracciare l’origine di tale imposizione d’ufficio. Comunque, non si comprende per quale motivo le aziende ospedaliere stiano agendo nel silenzio più totale e senza lasciare traccia degli isolamenti imposti agli infermieri, né si comprende per quale motivo non aiutino le famiglie composte da genitori infermieri che, rientrati in servizio, non sanno a chi affidare i propri figli minori (considerando la frettolosa ed inopportuna chiusura delle scuole senza provvedere un sostegno sostitutivo).

Non si comprende neppure quale tipo di mascherine debbano indossare, quando debbano indossarle e per quanto tempo; fatto sta che le mascherine sono pochissime e vengono indossate fino a quando si lisano per la troppa umidità assorbita nella fase espiratoria. Vertendosi in rapporto contrattuale, l’art. 2087 C.C. è da porsi in stretta relazione con la malagestio che state dimostrando, abbandonando il personale infermieristico a se stesso, senza linee guida e 3 quindi in totale anarchia confusionale.

E se ciò non bastasse, il Governo si congratula esclusivamente con il personale medico, dimenticando le migliaia di infermiere e infermieri che si prodigano assistendo direttamente il malato e non a distanza, attraverso un vetro e un computer, e questo soprattutto nella fase del triage e quando si devono manipolare liquidi e secrezioni organiche; comunque è sempre elogiata esclusivamente la categoria medica anche quando il medico si chiude nella sua stanza a dormire, mentre gli infermieri vigilano svegli. Grazie.

Il residente – dott. Mauro Di Fresco

ALLEGATO: Diffida e segnalazioni Aadi

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Redazione Nurse Times

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