Marco Giachetti, presidente della Fondazione Cà Granda, ha recentemente incontrato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera per firmare la delibera per gli indirizzi del Corso di formazione in Medicina Generale per il triennio 2019/2021, compreso il reclutamento dei coordinatori che dovranno avere caratteristiche specifiche ben definite tra cui l’aumento del numero dei tirocinanti che passa da 136 a 388 tirocinanti.

Altro provvedimento recentissimo, la legge regionale che permette agli specializzandi dell’ultimo anno di fare attività medica sotto stretto controllo e supervisione è già un modo per venire incontro alla carenza di medici.

Ma quale è la situazione al Policlinico, istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, ha in sé le scuole di specializzazione dell’Università degli Studi?

«Noi siamo un’oasi felice da questo punto di vista in quanto formiamo i medici che poi verranno a lavorare da noi, ma la situazione è critica certamente per i nosocomi milanesi e lombardi che non sono convenzionati come scuole di formazione».

Il corso di Laurea in Medicina è a numero chiuso…«Come Lega in Parlamento stiamo portando avanti – spiega Giachetti – l’abolizione dell’accesso a posti limitati, costituendo un filtro qualitativo in grado da una parte di contenere i numeri e dall’altra di giustificare nuovi investimenti, così da non dover escludere chi merita».

Bisogna dare la possibilità a tutti di accedere alla facoltà – il ragionamento – prevedendo una selezione successiva nel corso del percorso scolastico sulla base del rendimento. Solo chi è veramente meritevole, chi si impegna conseguendo una media voto importante potrà andare avanti, proprio per far fronte a questo problema della copertura del turn over, ovvero dei medici che vanno in pensione e che non vengono sostituiti.

L’assenza di una adeguata programmazione incentrata sulle esigenze e non sulle presunte disponibilità economiche ha creato l’emergente problema della diminuzione del personale medico.

Una via d’uscita a basso costo potrebbe essere – secondo l’idea del presidente della Fondazione Policlinico – la creazione delle figure dei «Physician Assistants».

Figure intermedie tra l’attuale concezione dell’Infermiere e del Medico. Molte delle mansioni anche operative del medico sarebbero svolte da questi infermieri formati ad hoc e «superskilled». Il modello? Le realtà sanitarie di stampo anglosassone.

Duplice l’obiettivo: i medici potrebbero dedicare più tempo alla cura dei pazienti ed alla ricerca, così il personale infermieristico motivato e «promosso» potrebbe gestire alla stessa maniera le cure con mansioni crescenti. In pratica: l’infermiere ultraspecializzato potrebbe supplire a tutte quelle operazioni di routine basiche o amministrative, che sottraggono tempo ed energie preziose ai nostri medici.

In pratica se avessimo dei caposala, dei responsabili degli infermieri con un upgrade maggiore, la somministrazione dei farmaci di routine di terapia, la compilazione di tutte le pratiche burocratico amministrative che portano via un sacco di tempo al personale medico, già sovraccarico, e tutte quelle mansioni per le quali non serve una particolare specializzazione o preparazione.

Ecco allora che il super infermiere potrebbe venire in aiuto: una figura iperspecializzata nella parte infermieristica potrebbe alleggerire il medico di una parte di lavoro, che non rappresenta il suo core business, cioè scoprire le cause delle malattie, curare e formare i suoi studenti. Il giro di routine nei reparti per somministrare la pillolina sempre uguale tutte le mattine, piuttosto che compliare documenti, carta, pratica che occupa mezza giornata di lavoro, potrebbero essere delegate a questa figura.

Come fare? Una figura del genere in Italia andrebbe creata di concerto con gli ordini professionali, i sindacati di infermieri, le università, l’assessorato a Welfare della Lombardia.

Simone Gussoni

Fonte: Il Giornale