C’è una proposta di legge a firma delle deputate Arianna Lazzarini e Giuditta Pini. Ben 7 milioni di italiani soffrono di questa malattia.

La prima volta ci hanno provato oltre vent’anni fa. Da allora non c’è stata legislatura che non abbia presentato una proposta di legge per riconoscere la cefalea cronica come malattia invalidante. Questa, però, sembra la volta buona. Il provvedimento, che parte dai testi delle deputate Arianna Lazzarini (Lega) e Giuditta Pini (Pd), è arrivato ieri in aula alla Camera e potrebbe avere il primo sì già in settimana, o al massimo la prossima, con l’accordo di tutti i partiti. Non solo. Si sta anche lavorando affinché il Senato si esprima in sede deliberante: questo vorrebbe dire tempi più rapidi, dal momento che il via libera definitivo arriverebbe direttamente dalla Commissione, saltando l’aula, e arrivando all’ok definitivo subito dopo Pasqua.

Difficile quantificare la platea di coloro che soffrono di questa patologia, anche perché ogni Regione ha una classificazione diversa. Non si tratta infatti dei mal di testa passeggeri che possono capitare a chiunque, ma di un disturbo che colpisce in maniera continua e prolungata nel tempo, senza che se ne individuino le cause manifeste. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità è al terzo posto tra le malattie invalidanti. Per Arianna Lazzarini, che è anche relatrice, «è più diffusa di quanto si possa immaginare e può limitare o compromettere gravemente la capacità di far fronte agli impegni familiari e lavorativi». E questo vuol dire «costi economici e sociali ingenti».

La cefalea, nelle sue forme primarie, ovvero emicrania, cefalea tensiva e cefalea a grappolo, colpisce in media il 12 percento circa degli individui. Quindi possiamo stimare circa 7 milioni di italiani. I costi della malattia vanno calcolati sia in modo diretto che indiretto, dal momento che, oltre alle spese per diagnosi e trattamento, ci sono anche quelle legate all’incidenza delle assenze sul lavoro. Erroneamente è considerata un disturbo legato alla terza età. Secondo i numeri fomiti dalla relatrice, la cefalea, riguarda il 10,6 percento delle persone tra i 25 e i 44 anni e nelle donne ricorre tre volte più frequentemente che negli uomini.

La proposta, composta di un solo articolo e due commi, stabilisce che la cefalea primaria cronica sia riconosciuta come malattia invalidante dopo essere stata accertata nel paziente da almeno un anno e rigorosamente da un centro accreditato. Inoltre, con un decreto del ministero della Salute, dovranno essere individuati i progetti finalizzati a sperimentare metodi innovativi “di presa in carico” delle persone affette dal disturbo.

II testo, tuttavia, non prevede maggiori oneri per lo Stato. Punto, questo, criticato soprattutto da Forza Italia, secondo cui l’assenza di risorse aggiuntive rischia di inficiare gli effetti della legge. D’altra parte, il provvedimento non tocca quello che inevitabilmente dovrà essere il secondo step, ovvero il percorso per arrivare all’inserimento della malattia nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, per cui il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire prestazioni.

Per Giuditta Pini, si tratta comunque di un «primo, storico passo che la Camera si appresta finalmente a compiere per il riconoscimento di migliaia di malati e malate, grazie soprattutto al lavoro svolto in questi anni dalle associazioni dei pazienti e della società per lo studio delle cefalee».

Redazione Nurse Times

Fonte: Il Messaggero