Codice deontologico degli infermieri: le osservazioni della Fials

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato a firma del segretario generale Giuseppe Carbone. Lo scorso venerdì la Fnopi ha presentato ufficialmente il Codice deontologico delle professioni…

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato a firma del segretario generale Giuseppe Carbone.

Lo scorso venerdì la Fnopi ha presentato ufficialmente il Codice deontologico delle professioni infermieristiche a presidenti degli Ordini degli infermieri, dirigenti infermieristici e alle organizzazioni sindacali. Diversi i relatori illustri, tra cui anche personaggi importanti della politica sanitaria attuale: dal ministro della Salute, al presidente nazionale della Federazione dei medici, passando per i rappresentanti delle associazioni di rappresentanza dei cittadini.

Senza dubbio una giornata storica per gli infermieri, che però lascia un po’ di amaro in bocca a chi, come noi di Fials, rappresenta le professioni sanitarie nei tavoli di contrattazione. Abbiamo molto apprezzato l’intervento di Stefano Bonaccini, che ha parlato di numeri e di rapporto infermieri/pazienti (1:6), rilasciando dichiarazioni molto importanti. Come quando ha detto che un servizio appropriato non funziona per caste ma per competenze, che non verranno tollerati altri tagli in sanità e che ci sarebbe stata piena collaborazione per far avanzare la professione infermieristica.

Notevoli anche le parole del senatore Pierpaolo Sileri, il quale ha detto che il professionista della sanità ha dato molto di più allo Stato che non viceversa, che il ruolo dell’infermiere deve essere predominante per far fronte alla cronicità e che non bisogna parlare di costi ma di investimenti. Parole che, a noi di Fials, piacerebbe sentire anche in altri tavoli. Parole che vorremmo trovassero riscontro in un nuovo contratto collettivo, in nuovi decreti legislativi o nella realizzazione di alcune leggi e nel riconoscimento anche economico del vero valore dei professionisti sanitari.

Perché sì, gli infermieri e tutti i professionisti sanitari in generale danno da troppo tempo, molto di più di quello che lo Stato ha dato e riconosciuto loro. E allora basta promesse e illusioni: la politica ascolti le richieste dei professionisti sanitari, anche attraverso la rappresentanza delle organizzazioni sindacali. Dalle parole, che sanno troppo spesso di promesse elettorali, è giunto il momento di passare ai fatti.

Ha detto bene Filippo Anelli, presidente Fnomceo, che di fronte a una platea di infermieri ha invitato a superare le vecchie demagogie, create affinché le due professioni ancora oggi litighino, perché entrino in competizione; che le due professioni, con le proprie competenze, sono uguali, e che non possono non essere uguali, perché la mancanza di uno o dell’altro provocherebbe una tragedia all’interno del Servizio sanitario.

Ironico però che medici e infermieri siano simili solo nei doveri, ma quasi mai nei diritti. Ironico che gli infermieri non possano avere gli stessi incarichi professionali dei loro colleghi medici. Per non parlare della libera professione e del vincolo di esclusività, negato agli infermieri anche a parità di titolo di dirigenza.

Sconcertante che si continui a parlare in pubblico e che si cerchino soluzioni solo e soltanto per la carenza dei medici, a fronte di una carenza ancor più grave di infermieri, che perdura da anni e che peggiorerà ancora di più per effetto di “quota 100”. Paradossale che sia proprio la più alta rappresentanza della dirigenza medica a chiedere agli infermieri di mettere da parte vecchie demagogie, quando ai tavoli di contrattazione, e non solo, è proprio la dirigenza medica che fa di tutto per non far crescere le professioni sanitarie.

Nel sottolineare l’art. 52 del Codice deontologico delle professioni infermieristiche, relativo agli Ordini professionali e agli altri ruoli pubblici, il presidente Anelli ha precisato che l’Ordine professionale, giustamente, non deve intervenire nei confronti del professionista sanitario, impegnato in incarichi politico-istituzionali nell’esercizio delle relative funzioni. Peccato, però, che l’Ordine dei medici si sia comportato diversamente. Basti citare fra tutti il caso del servizio di emergenza in Emilia Romagna, disposto dall’assessore alla Sanità, Sergio Venturi, radiato dall’Ordine dei medici sulla base di un atto della Giunta regionale e della sua attività di assessore, senza che nulla c’entrasse il fatto di essere un medico.

Insomma, una giornata storica quella per la presentazione del nuovo Codice Il Codice deontologico delle professioni infermieristiche, come ha detto la presidente Fnopi, Barbara Mangiacavalli, non è l’identità professionale, ma concorre a crearla, e noi speriamo possa concorrere anche a creare quella politica. La sensazione è che si riconosca il giusto valore degli infermieri solo nei convegni in cui sono presenti gli infermieri.

Redazione Nurse Times

 

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