Toma, Oliverio e De Luca sostengono che non sussistono più le condizioni per la gestione commissariale della sanità.

“Non ci sono più le condizioni perché la sanità molisana continui a essere commissariata. Ad attestarlo è la Griglia Lea per l’anno 2018, che certifica per la Regione Molise il raggiungimento di un punteggio di 180, superando ampiamente la soglia minima di adempienza richiesta, compresa tra 140 e 160. Un risultato che migliora le performance del 2017, che pure avevano comprovato il conseguimento dell’idoneo punteggio previsto dalla Griglia Lea. I dati relativi al 2018 e l’ampiezza del differenziale rispetto alla soglia minima richiesta (+40) dimostrano e attestano, in tutta evidenza, l’acquisizione della capacità del Sistema sanitario regionale di raggiungere e mantenere la garanzia dei livelli essenziali e uniformi di assistenza”. Così il presidente della Regione Molise, Donato Toma. Gli fa eco il governatore calabrese Mario Oliverio: “La Calabria è commissariata dal 2010. Si pensava di mettere ordine nella sanità, nel senso di sanare i debiti e riorganizzare i servizi sanitari. A distanza di nove anni la sanità non solo non è stata ordinata, ma è stata disastrata, perché sono stati depotenziati i servizi sui territori, chiusi o svuotati gli ospedali e contestualmente non sono stati fatti investimenti per potenziare i servizi. San Giovanni in Fiore, ma non solo, docet”. Sulla stessa scia anche il presidente della giunta regionale campana, Vincenzo De Luca: “Siamo stati commissariati perché ci siamo dimostrati irresponsabili: avevamo un bilancio che rischiava di affossare quello dello Stato. A quel punto ci è stato imposto uno stop. Il commissariamento è stato colpa nostra, e di base c’era un uso politico della sanità in base al quale i primari erano scelti per l’appartenenza politica, e non per merito. Questo vale per i partiti di centro, per la destra e per la sinistra. Ora la Campania ha le carte in regola sui conti e sui Lea, quindi non tollereremo che il commissariamento della sanità campana vada oltre il mese di novembre. Dieci anni di commissariamento hanno impoverito le risorse umane. Hanno significato fuga da territori e lassismo generale. Abbiamo lavorato con 13.500 dipendenti in meno e, strutturalmente, 300 milioni di euro in meno del riparto del Fondo nazionale. Ora possiamo aprire una seconda fase, quella che io chiamo dell’umanizzazione della nostra sanità”. Redazione Nurse Times