Arcaico è il dibattito tra le competenze tra le due figure professionali in ambito ostetrico ginecologico dell’Infermiere e dell’Ostetrica

Fino agli anni 2000, l’Ostetrica poteva esercitare la professione infermieristica senza incorrere al reato di esercizi abusivo della professione, penalmente perseguibile. Il percorso formativo prevedeva dapprima l’accesso alla scuola di infermieri e conseguimento del relativo titolo e poi un percorso biennale che permetteva di acquisire il titolo di ostetrica (vecchio ordinamento “3+2”, tre anni di infermieristica e due anni per divenire ostetrica).

Successivamente, grazie all’istituzione dei relativi corsi di laurea Triennali a ciclo unico, i due percorsi nelle professioni sanitarie vennero distinti. Furono avviati percorsi di studi paralleli e non più propedeutici così come in passato e ai candidati aspiranti alla professione di ostetrica  o infermiere era data l’opportunità di scegliere un solo corso universitario.

Non c’è dubbio che nei reparti di Ostetricia e Ginecologia e nelle relative sale operatorie attinenti, le degenti, non hanno bisogno solo di assistenza ostetrica ma anche di assistenza Infermieristica. In tali realtà afferiscono utenti con diversi bisogni di assistenza dell’ambito in questione, per cui le due figure professionali sono chiamate alla mutua collaborazione (VEDI).

L’ Università degli Studi di Udine a seguito della classifica Censis 2015 è catalogata tra le migliori università dove studiare Professioni sanitarie. I piani formativi ricavati suggeriscono:

SETTORI DISCIPLINARI PROFESSIONALIZZANTI OSTETRICA UNI UDINE INFERMIERE UNI UDINE
TEORIA PRATICA TEORIA PRATICA
SCIENZE INFERMIERISTICHE OSTETRICO GINECOLOGICHE

MED 47

30 CFU 60 CFU 1 CFU TIROCINIO OPZIONALE A DISCREZIONE DEL COORDINATORE DI TIROCINIO
OSTETRICIA E GINECOLOGIA

MED 40

10 CFU 1 CFU
PEDIATRIA E NEONATOLOGIA

MED 38

4 CFU 1 CFU
LABORATORI 3 CFU
TOTALE CFU 107 TOTALE CFU 3

Capiamo bene dall’analisi della tabella che la figura dell’Ostetrica è cardine, e che la figura infermieristica diventa preziosa (ma non indispensabile) nel momento in cui viene elaborato un piano assistenziale ed un percorso educativo/terapeutico per la paziente, condiviso e vidimato dal Direttore di UO.

Quindi si potrebbe, nonostante diversi studi e teorie parlino di integrazione multidisciplinare e multidimensionale, ovviare alla presenza di infermieri in queste realtà sanitarie?

In aggiunta si garantirebbe occupazione  lavorativa alle Ostetriche e smistamento del personale infermieristico in UU.OO ove vi è cronica carenza!

Dirimente alla tabella, onde giustificare la proposta di spostare gli infermieri dai reparti di Ostetricia,  si sottolinea che nel percorso di formativo di ENTRAMBI i corsi di laurea, si prevede l’acquisizione di abilità tecnico-cliniche di base, trasversali alle professioni dell’assistenza/cura (ad esempio: sorveglianza e rilevazione parametri vitali, somministrazione della terapia, preparazione chirurgica della persona assistita, strumentazione degli interventi chirurgici degli interventi, test di screening, ecc. .) .

Le risorse umane, dal canto loro, dovrebbero essere indirizzate in dipartimenti socio-sanitari appropriati ove le loro conoscenze, competenze relazionali e tecnico-pratiche nonché la loro professionalità distintiva, trovano valore: non è raro leggere in diversi blog o ascoltare i nostri stessi colleghi infermieri “lamentarsi” di “come e quale lavoro svolgano nei reparti di ostetricia e ginecologia, sentendosi, a volte, svalutati o peggio, considerate figura di supporto per le ostetriche”, allocando una situazione demansionante!

La collocazione di infermieri in reparti di ostetricia si potrebbe tradurre in una lotta tra professionisti che urta profili professionali e codici deontologici.

Il dibattito diviene senza fine, poiché la figura dell’infermiere, d’altro canto, non risulterebbe apparentemente  non pertinente/estranea in questo reparto, in quanto durante il percorso di studi gli sono conferite nozioni e competenze di base ostetrico/ginecologiche/neonatali/pediatriche.

Concludendo, le Aziende Sanitarie, dovrebbero garantire un modello organizzativo coerente ai bisogni di salute delle persone assistite, in particolar modo nei reparti materno-infantili il benessere della donna e del bambino, prima di tutto e soprattutto!

BIZZOCA Teresa Antonia

CALABRESE Michele

Fonte:

www.fnco.it

www.quotidianosanita.it

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www.uniud.it