Coronavirus, “caso Veneto”: decine di pazienti in attesa che si liberi un posto

Adriano Benazzato, segretario regionale di Anaao Assomed: “Questa maledetta zona gialla non ci ha aiutato”. Il governatore Zaia corre ai ripari.

Sono 13.820 i posti letto negli ospedali del Veneto: 9.787 sono già occupati. Di questi, oltre 7mila accolgono pazienti ordinari, gli altri persone positive al coronavirus. La pressione è così forte che il governatore Luca Zaia ha chiesto ieri la zona rossa, precisando che non basta quella arancione. E aggiungendo che sarà la Regione ad adottare le misure, se non lo farà Roma. Misure che servono già nel prossimo fine settimana.

“La situazione è estremamente critica e di allarme in tutti gli ospedali del Veneto – rileva il segretario veneto Anaao Assomed, Adriano Benazzato. Abbiamo un aumento del 30% dei ricoveri per il Covid. Di più: abbiamo decine di pazienti in cura presso i pronto soccorso che non risultano e non sono registrati come ricoverati. Sono in attesa che si liberi un posto letto. Queste persone dunque non risultano ufficialmente ricoverate”.

Intervenendo a InBlu Radio, Benazzato ha spiegato: “La politica ha voluto consentire al Veneto questa maledetta zona gialla, che non ci ha aiutato. Anzi, è stata la causa determinante dell’aumento dei contagi, dei ricoveri e dei decessi. Prima della fine del 2021 non ne verremo fuori. Le politiche che sono state adottate fino adesso sono suicide, se non addirittura omicide”

.

A Verona sono scesi in campo i presidenti di Omceo e Opi, chiedendo restrizioni più severe al governatore. Gli ospedali sono al collasso. Questa è la grande preoccupazione dello stesso Zaia. “Quasi la metà del personale si è ammalato – riferisce, raccontando dell’ospedale di Montebelluna, l’ex senatrice Laura Puppato –. In Pneumologia, a Montebelluna, in un anno ci sono di solito 200 ricoveri. In soli due mesi siamo arrivati a quota 80. Un sanitario da solo deve curare dieci pazienti, mentre prima ne curava uno”.

Lo stesso sindaco reggente Elzo Severin ha dichiarato che ci sono stati in questi giorni anche seri problemi nella gestione delle salme. L’Ulss2 di Treviso sta correndo ai ripari, incrementando il personale. Sulle vicine colline del Prosecco, a Valdobbiadene, è stato riaperto l’ospedale chiuso una ventina di anni fa, per ospitare i pazienti post-Covid.

“Sul fronte della mortalità non nascondo – ammette Zaia – che l’aspetto delle case di riposo è quello che ci inquieta di più. Perché nelle case di riposo, fin dalla scorsa estate, abbiamo adottato misure importanti come i tamponi a operatori e ospiti, a pochi giorni uno dall’altro”.

Redazione Nurse Times

Fonte: Avvenire

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