Coronavirus, “Il premio del Governo? Uno schiaffo alla nostra professionalità”

Riceviamo e pubblichiamo una nota redatta da un gruppo di infermieri del Policlinico San Matteo di Pavia. Gentile Redazione,siamo alcuni infermieri della Fondazione IRCCS Policlinico…

Riceviamo e pubblichiamo una nota redatta da un gruppo di infermieri del Policlinico San Matteo di Pavia.

Gentile Redazione, siamo alcuni infermieri della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. Vogliamo premettere che questa nota è sola di appartenenza e non un’accusa verso la nostra azienda, a cui, nonostante tutto, visto che facciamo parte di una regione che per prima in Italia è stata travolta dalla pandemia, siamo grati per essersi impegnata a metterci in condizioni di lavorare sufficientemente in sicurezza, cosa altrove non scontata. Siamo anche quelli, però, che si sono visti piombare addosso, nel giro di una sola notte, un nemico invisibile ma tangibile chiamato Covid-19, a cui hanno fatto fronte con le loro competenze senza battere ciglio. Volevamo portare all’attenzione di tutti quello che noi turnisti abbiamo visto comparire come voce sul nostro cedolino il giorno 27-4-2020: il celeberrimo e vergognoso “Premio lavoratori dipendenti art. 63 DL 18/2020” emanato dal Governo. Non è un discorso puramente venale quello nostro, ma semplicemente volevamo esprimere la nostra delusione per questa ennesima umiliazione subita dalla professione cui apparteniamo. Siamo quelli definiti “eroi”, termine in cui nessuno di noi si è mai riconosciuto. Siamo quelli che sono rimasti commossi e felici delle attenzioni ricevute dalle imprese e dai ristoratori locali, come la pizza a fine turno o le uova a Pasqua, dai lavoretti fatti dai bambini e dagli striscioni d’incoraggiamento sulle strade. Improvvisamente, però, l’incanto sembra svanito, non solo per l’opinione pubblica ma anche per chi, a livello remunerativo, doveva per lo meno darci un riconoscimento tangibile. Riconoscimento che in termini concreti è avvenuto in altre Regioni d’Italia. E invece no. I 100 euro come “premio” per aver dato un aiuto importante e concreto a far fronte all’emergenza già di per sé erano una regalia ridicola e offensiva verso un professionista che ha messo in gioco salute, professionalità, responsabilità, preparazione specifica, cercando di sopperire, con una certa dose d’incoscienza, mancanze che ormai sono tragicamente sotto gli occhi di tutti. Non solo, quindi, abbiamo dovuto accettare che la nostra professionalità fosse meritevole di una mancetta dopo un lavoretto, ma come ulteriore beffa la quota accreditata sui cedolini dei turnisti è stata adattata in base ai giorni di lavoro e non alle ore effettivamente svolte, con il risultato che nessuno di noi è riuscito a prendere l’intera cifra. Questo perché, facendo le notti (contate come un’unica giornata), al turnista risultano lavorati circa 16/20 giorni al mese, pur se ha raggiunto e spesso superato il monte ore mensile. Inoltre, a ulteriore riprova di quanto il dipendente sia considerato come essere umano, i colleghi che la salute l’hanno rischiata in modo reale, risultando positivi al famoso tampone di una patologia potenzialmente mortale, allontanati dai loro cari e con la paura di aver contagiato anche quest’ultimi, si sono visti accreditate quote ancora più ridicole, perché ovviamente assenti dal lavoro! In un sistema dove già il modesto compenso mensile è calcolato in base a quanto siamo dediti al lavoro (indennità notturna – 3.90 €/ora, indennità festiva – 17,81 €/giornata) o da quanto rischiamo (rischio biologico, indennità terapia intensiva – o uno o l’altro, mai contemporaneamente… a 4,13 €/giorno!), e non in base alle competenze, conoscenze o titolo di studio post laurea, in un Paese dove la categoria degli infermieri è la più sottopagata d’Europa, in una struttura nazionale dove si viaggia da tempo sulla linea di galleggiamento del “minimo assistenziale garantito” e non su quella dell’eccellenza, quindi numericamente impreparata a far fronte a una crisi come quella attuale, con conseguente tour de force del personale esistente, in un periodo dove il carico di lavoro e il disagio, dato dai DPI (i tutoni bianchi che ormai tutti hanno imparato a riconoscere) che ci salvano la vita ma che rendono il servizio un inferno, è cresciuto a livelli mai toccati prima, senza considerare gli strascichi fisici e psicologici che tutto ciò ci lascerà, questo è quello che il Governo ha pensato per noi? Leggo che alcune sigle sindacali si stanno mobilitando per far percepire a tutti anche la cifra mancante per raggiungere i 100 € del decreto. Come spesso gli capita, non hanno capito il punto. Non credo che a nessun collega interessi percepire un ulteriore schiaffo morale. Noi non chiediamo mance o “premi” una tantum ma rispetto della nostra dignità, professionale e, soprattutto, umana. Quei 100 €, che poi non sono neanche 100, ci hanno ferito, hanno leso la nostra dignità e hanno fatto fare alla professione un salto indietro di cento anni. No, signori, a un professionista non si danno mance chiamate eufemisticamente “premi”, ma giusti riconoscimenti. Sarebbe stato più dignitoso se il Governo ci avesse detto che per il momento non c’erano le risorse. Avremmo capito, come sempre. Redazione Nurse Times
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