Coronavirus, “Medici di base e assistenza a domicilio: il doppio fallimento della Regione Lombardia”

Il Pd all’attacco della Giunta: “Senza presidi sul territorio si rischia il collasso del sistema”.

La carenza dei medici di base in Lombardia non è una novità, ma in epoca di pandemia rischia di pesare ancora di più. In particolare sulle fasce deboli della popolazione. A Milano, per esempio, mancano 56 medici di medicina generale, nell’hinterland 160 e “il reclutamento attivato dalla Regione a marzo e riproposto a luglio e a ottobre è fallito”.

Ne è convinto il Pd lombardo, che ha diffuso alcuni dati che dimostrano come anche le Usca, ovvero le Unità speciali di continuità territoriale introdotte per la cura a domicilio del Covid-19 non funzionano. A fronte delle 65 necessarie, secondo il Pd lombardo, risultavano attive solo per 16 unità e sette di queste erano inattive dall’estate. Un quadro che secondo la consigliera regionale piddina Carmela Rozza, «non permette di affrontare nel modo giusto i prossimi mesi invernali, che rischia di portare a una situazione fuori controllo con l’arrivo dell’influenza e con tutti i problemi di carenza di vaccini riscontrati in Lombardia».

I numeri, del resto, parlano chiaro. I medici di medicina generale in servizio nel territorio dell’Ats Città Metropolitana sono 2.107. I posti vacanti sono 216. Poco meno di uno su dieci. In città la zona che soffre di più è quella del Municipio 9, con 18 posti vacanti. Quella messa meglio è l’area del Municipio 3 con un solo posto scoperto. Le cose non vanno meglio per quanto riguarda le Unità speciali di continuità. Ad aprile avevano operato per un totale di 2.054 interventi, che nella prima metà di ottobre sono scesi a solo 404. Concentrati su otto unità. Oltre il 30 percento nell’Unità di via Farmi. Nelle Usca attualmente lavorano 33 medici, che salgono a 35 se si conta anche Lodi, che fa parte dell’Ats Città Metropolitana.

«Per aiutare gli ospedali bisogna riuscire a curare e assistere i malati a casa, e questo lo si fa con i medici di medicina generale, con le Usca e con gli infermieri di famiglia – insiste Rozza –. In ospedale ci deve andare solo chi ha bisogno». Altrimenti c’è il rischio, secondo il Pd, che chi non riesce a trovare un medico di base per una visita a domicilio sia costretto a rivolgersi solo al privato, che applica tariffe elevate.

Uno dei primi segnali che ha fatto ritenere che l’epidemia in Lombardia stesse andando fuori controllo è stato quando il tracciamento è saltato. In primo luogo nelle case di riposo. «Il tracciamento e la prevenzione sono fondamentali – ricorda il vicepresidente del Consiglio regionale, Carlo Borghetti . Oggi solo il 50 percento degli ospiti delle Rsa è stato vaccinato- L’anno scorso eravamo al 100 percento. Le persone fragili vanno protette e realtà come le case di riposo e le residenze per disabili devono poter contare su test settimanali per ospiti e personale, con l’utilizzo di tamponi rapidi».

Ecco perché il Pd formula alla Regione una serie di proposte. Dall’assunzione di nuovi tracciatori alla fornitura di assistenza a distanza di pneumologi, geriatri e specialisti per tutti i medici di medicina generale e i pediatri.

Redazione Nurse Times

Fonte: la Repubblica

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