Per la prima volta è stato riscontrato un caso di recidiva al Coronavirus. Si tratta di una donna giapponese residente ad Osaka, che lavora come guida turistica.

La quarantena era stata contagiata una prima volta nel mese di gennaio e, dopo quasi un mese di cure ospedaliere si era negativizzata venendo successivamente dimessa.

Ieri però è risultata nuovamente positiva: “Accusava mal di gola e dolori al petto”, ha dichiarato il governo della prefettura in una conferenza stampa. Si tratta della prima volta che un paziente curato presenta una recidiva.

Il premier giapponese Shinzo Abe ha disposto la chiusura di tutte le scuole elementari e medie superiori del Paese a partire da lunedì 2 marzo per almeno due settimane, per prevenire una diffusione a livelli allarmanti. Solamente gli asili nido resteranno aperti.

Ma com’è possibile una recidiva di COVID-19?
A tentare di dare una spiegazione è il professor Philip Tierno, docente di Microbiologia e Patologia presso l’autorevole Scuola di Medicina dell’Università di New York (NYU):

“Una volta che hai l’infezione, potrebbe rimanere inattiva e con sintomi minimi, e quindi sviluppare un’esacerbazione se si fa strada nei polmoni”. Tierno, intervistato dalla Reuters, ha spiegato come ci siano ancora molti aspetti sconosciuti del nuovo coronavirus emerso nella città di Wuhan, nella provincia di Hubei: “Non sono sicuro che questo (virus) non sia bi-fasico, come l’antrace”, ha aggiunto lo specialista.

L’antrace, conosciuta anche come carbonchio, è un’infezione causata da un batterio (il Bacillus anthracis) e non da un virus, ed è caratterizzata da un andamento bifasico. Nella fase iniziale si manifesta con sintomi non specifici, come febbre, tosse e malessere generalizzato, dunque molto simili a quelli di una sindrome influenzale (proprio come la COVID-19 innescata dal coronavirus); nella seconda, che si palesa a pochi giorni di distanza dalla prima, l’infezione degenera con la comparsa di gravi difficoltà respiratorie, sepsi e perdita di coscienza. L’antrace è letale nel 20 percento dei casi, dunque molto più della COVID-19.

In seguito a quanto accaduto a questa paziente, il ministro della Sanità nipponico Katsunobu Kato ha preannunciato in parlamento un attento monitoraggio degli elenchi dei pazienti guariti e dimessi, proprio per ricercare una possibile recrudescenza della patologia infettiva.

Dott. Simone Gussoni