Benvenuti al nuovo corso on-line della serie “Roadmap in Anestesia” dal titolo “Gestione anestesiologica in chirurgia robotica”

Il corso è gratuito ed è accreditato per 5 crediti formativi ECM. Il tempo stimato per seguire l’intero corso è di circa 5 ore. Evento n° 263255, data inizio corso 20/06/2019, data fine 31/12/2019.

Destinatari: Medico chirurgo specialista in anestesia e rianimazione, Chirurgia generale, Infermiere, Farmacista ospedaliero

Razionale scientifico

A metà 2016 l’Italia contava 76 sistemi operativi robotici in strutture pubbliche o accreditate. Il 50% dei sistemi si trovava in 3 regioni (Lombardia, Toscana e Veneto). La Val d’Aosta ha la più alta densità di robot per milione di abitanti (7,9), molto al di sopra della media italiana (1,3 per milione di abitanti), mentre la vetustà media dei sistemi è pari a 3,5 anni. L’utilizzo più frequente del robot avviene nella chirurgia urologica (60%), disciplina che ha la percentuale più alta di personale formato, il 20% dalla chirurgia generale, il resto da tutte le altre specialità chirurgiche.

Rispetto alla chirurgia tradizionale, la mininvasiva fornisce risultati migliori sotto vari punti di vista: minori perdite ematiche intraoperatorie, migliore e più delicata manipolazione dei tessuti, riduzione delle complicanze, più rapida mobilizzazione ed alimentazione del paziente, minor tempo di ospedalizzazione con enormi vantaggi per l’azienda che sullo stesso posto letto vede ruotare almeno il doppio dei pazienti.

Ciò ha richiesto la revisione pressoché totale dei tradizionali approcci anestesiologici. Lo sforzo maggiore che ha dovuto compiere l’anestesista in questo nuovo scenario, a parte la fase preoperatoria di selezione e preparazione dei pazienti, è stato quello di far coincidere al tavolo operatorio le proprie esigenze con quelle del chirurgo, essendo esse sostanzialmente diverse. Obiettivo del chirurgo è quello di avere un ottimale accesso e un’ottimale visione del campo chirurgico; un rilasciamento muscolare profondo fino ai punti di sutura, in sostanza un ottimo outcome.

Obiettivi dell’anestesista sono quelli ridurre il rischio della curarizzazione residua e garantire la massima sicurezza del paziente; garantire un corretto turnover nelle sale operatorie. Indipendentemente dal tipo di anestesia, le esigenze del chirurgo in chirurgia mininvasiva, possono essere soddisfatte solamente con un blocco neuromuscolare profondo fino alla fine della procedura; un blocco moderato provocherebbe difficoltà all’accesso chirurgico, effetti negativi sull’emodinamica per le aumentate pressioni di insufflazione, difficoltà ad estrarre i visceri nell’ultima fase dell’intervento, aumentato dolore postoperatorio, elementi che metterebbero seriamente a rischio il successo della procedura chirurgica stessa.

Il rischio della curarizzazione residua postoperatoria non può essere trascurato per gli effetti negativi sul paziente e per il rallentato turnover di sala che inevitabilmente provocherebbe. L’associazione farmacologica rocuronio – sugammadex soddisfa ampiamente i requisiti richiesti in questo tipo di chirurgia.

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Redazione NurseTimes