Il primario del Pronto soccorso del Santa Croce: “Se tutti gli errori sono colpa, siamo pronti a dimetterci”.

Ieri alle 14, al Pronto soccorso dell’ospedale Santa Croce di Cuneo, c’erano otto pazienti in barella nei corridoi con accanto almeno un parente, altri due in carrozzella insieme a un infermiere, tutte le otto stanze occupate per visite, una ventina di persone in attesa “dentro” e un paio nella zona filtro del Triage, all’ingresso. Un medico, parlando con un collega, spiegava che la sera prima un infermiere era stato aggredito da un paziente: dito rotto e occhiali spaccati. Ma è stata la notizia del medico di Cuneo che ha patteggiato 5 mesi per omicidio colposo a colpire tutti. II primario del Pronto soccorso, Giuseppe Lauria, l’ha così commentata: «La notizia ci ha lasciati sconvolti e arrabbiati. C’è chi ha pianto, non so se per rabbia o per dispiacere. Al di là della vicinanza umana al collega, al di là della stima professionale, c’è una questione culturale che ci ha amareggiato. Difficile accettare che non venga percepita la difficoltà unica di questo mestiere, l’impossibilità di prevedere anche l’imprevedibile. L’errore non è una colpa, ma una disfunzione da correggere, perché non si ripeta. Se ci viene chiesto di prevedere anche l’inaspettato, allora non abbiamo più riferimenti a cui aggrapparci nel lavoro di ogni giorno. E in questo caso saremmo tutti pronti a dimetterci». Il Pronto soccorso del Santa Croce ha registrato 76mila passaggi nel 2018, altri 56mila nei primi nove mesi dell’anno: è tra i primi a livello regionale per accessi. Il personale annovera 21 medici (di cui 6, però, si occupano del reparto di Medicina d’urgenza e osservazione), 37 infermieri, 15 oss. Lauria. Ancora Lauria: «Perché vengono così tanti pazienti? Accade ovunque in Italia, ma qui c’è un’alta qualità, professionale e umana. È un reparto che ha una storia. Anche per questo i pazienti accettano di attendere il loro turno, magari per ore. La medicina d’urgenza è unica perché è impossibile programmare carichi di lavoro ed emergenze. In queste ore abbiamo ricevuto la vicinanza e il riconoscimento della direzione generale. Perché la medicina ha sempre un margine di incertezza, e chi lavora in questo reparto, di fronte a certe sentenze, si sente ancora più solo, poco considerato, poco apprezzato dal mondo fuori esterno». Sempre Lauria: «II problema degli errori in medicina è cruciale e si risolve con formazione, organizzazione, aggiornamento e studio. Sennò si sfocia nella medicina difensiva, che costa al sistema italiano miliardi di euro l’anno. E costa anche al paziente». La medicina difensiva è l’eccesso di accertamenti e ricoveri per “tutelare” il medico di fronte alla possibile rivalsa dei pazienti. In più c’è una questione culturale: tanti non “accettano” di morire in ospedale, il luogo delle cure. Conclude il primario: «II progresso della medicina è stato costante e impetuoso negli ultimi anni, soprattutto da un punto di vista tecnologico. Questo fa perdere di vista che nel destino umano c’è la morte. A chi dice che ho il potere di ricoverare qualcuno, rispondo che è una responsabilità. Il collega cardiologo o ortopedico fornisce una consulenza non vincolante, mentre la responsabilità della diagnosi e di tutte le decisioni che ne conseguono sono solo in capo al medico del Pronto soccorso. È lui che deve affrontare anche eventi imponderabili, con una quota di incertezza». Redazione Nurse Times Fonte: La Stampa