De Palma (Nursing Up) ai vertici della sanità: “Infermieri logorati da questa politica”

Nel comunicato stampa che segue il presidente del sindacato chiede al ministro Speranza e al viceministro Sileri di far seguire i fatti alle parole, accogliendo…

Un’estate calda, un’estate di fervide attese e di speranze, di organizzazione di nuove battaglie, che porteranno gli infermieri italiani a confrontarsi nuovamente con l’indifferenza e la cecità di un Governo che fin ora non ha concesso nulla agli eroi della pandemia. Il sindacato Nursing Up non ha alcuna intenzione di fermare la sua battaglia di rivendicazioni della categoria e ha già deciso che il prossimo 15 ottobre sarà Roma il teatro di una manifestazione nazionale senza precedenti.

Il presidente Antonio De Palma si rivolge nuovamente ai vertici della sanità italiana: «Nulla abbiamo ottenuto in termini contrattuali, nulla in termini di congrui aumenti in busta paga, nemmeno in termini di attesi riconoscimenti una tantum per i mesi spesi a rischiare la vita. Ritrovarsi con un pugno di mosche in mano è deprimente, frustrante per chi ci ha creduto, per chi ha combattuto, per chi è pronto a farlo di nuovo in qualsiasi momento».

De Palma critico anche sulla legge anti-violenza: «Come se non bastasse, e mi rivolgo a questo Governo, è desolante leggere della legge sulla violenza verso gli operatori sanitari che avete appena approvato: la consideriamo uno strumento fallace, che certo non risolverà i problemi delle aggressioni. A cosa serve prevedere aumenti di pena, se di pari passo non si strutturano norme in grado di attuare politiche di contrasto della violenza che siano reali e operative nelle aziende sanitarie? Per noi questa nuova legge non porterà alcun buon risultato, tutt’altro. E nemmeno l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie aiuterà pragmaticamente gli infermieri a evitare le odiose aggressioni di cui sono vittime: avreste dovuto crearne uno in ogni azienda sanitaria, come richiesto sia da Nursing Up che dai medici, e dovevate conferirgli poteri di indirizzo e di intervento sugli enti interessati. Purtroppo non c’è molto altro nella legge che avete approvato. Insomma, mi pare ci sia ben poco da gioire per noi infermieri, e anche per i medici. Venite voi a lavorare in ospedale, dove ogni anno tra i 4mila e i 6mila colleghi subiscono violenza fisica, verbale e anche molestie sessuali. Per questa ragione abbiamo già fissato per il prossimo 15 ottobre la data di una prima manifestazione di protesta che dovrà essere epica. Stiamo lavorando alacremente con i gruppi, le associazioni e i sindacati professionali, con i quali condividiamo gli obiettivi e che stanno decidendo di scendere in campo al nostro fianco».

De Palma non ci sta al perdurare di una situazione che identifica sempre di più gli infermieri italiani come martiri. Duro come non mai, perciò, il suo j’accuse, che si estende a tutti quelli che fanno solo finta di esserci, che spendono fiumi di parole ma che in realtà si comportano come la bella Penelope, andando a distruggere con i fatti, o sarebbe meglio dire con i loro silenzi, quanto secondo le loro belle promesse avrebbero invece dovuto creare.

«Al ministro della Salute Speranza

– continua De Palma –, che ora predica la necessità di un maggiore dialogo tra potere centrale e Regioni, noi rispondiamo per le rime: da anni chiediamo di non avere 20 sistemi sanitari diversi uno dall’altro. Speriamo che le sue parole non restino tali, come spesso è accaduto. Al viceministro Sileri, invece, vorremmo dire che stimo stanchi della politica delle parole, non seguita da quella dei fatti. Leggiamo ora del suo annuncio di un piano immediato da 700 milioni per il rafforzamento della sanità. Al lui, che tante volte si è confrontato con noi, non consegnando alla concretezza dei fatti le buone promesse elargite, diciamo di ricordarsi che, seppur facenti parte del medesimo Sistema sanitario, medici e infermieri rappresentano due categorie con problematiche che vanno inquadrate in modo diverso, con competenze distinte, e soprattutto con istanze e attese economiche differenti».

A tal proposito De Palma aggiunge: «Nessuno dimentichi la voragine che esiste tra lo stipendio di un medico e quello di un infermiere: non esiste paragone, e a ciò si aggiunge il fatto che noi infermieri, caro viceministro, non possiamo nemmeno integrare gli stipendi con l’attività libero-professionale, come invece è concesso di fare ai medici. A proposito di belle promesse, a che punto si trova il suo ddl sulla nostra libera professione? Insomma, per noi è arrivato il momento di affrontare le priorità, e quindi di inquadrare i professionisti sanitari che rappresentiamo in una realtà contrattuale ad hoc, con risorse individuate, specifiche e dedicate, valorizzando la loro professionalità con aumenti fissi e costanti, ed elevandoli al ruolo che meritano, anziché ridurli a essere tra i meno pagati d’Europa rispetto ad altri colleghi».

Infine De Palma si rivolge alla Fnopi: «Ai vertici della Fnopi, da ultimo, rivolgiamo l’ennesimo accorato appello: siete infermieri come noi, le nostre istanze sono le vostre, le nostre aspirazioni sono le vostre. Abbiamo promosso una mobilitazione nazionale caratterizzata da obiettivi in qualche modo vicini, e la cui gran parte è stata anche oggetto di una vostra specifica richiesta al Governo: come mai non sostenete i vostri colleghi che combattono per questo? Talvolta, se si fanno politiche professionali eccessivamente “al di sopra delle parti”, diventa difficile non stigmatizzarne la pericolosità, cioè intraprendere un percorso che ci espone al rischio di fare un passo in avanti e due indietro. Prendiamo il caso del recente intervento sull’infermiere scolastico: Nursing Up si sta battendo da mesi per chiedere di introdurre l’infermiere anche nelle scuole italiane. Oggi apprendiamo che anche la Fnopi appoggia questa possibilità. Ebbene, i nostri infermieri si chiedono: voi dove eravate quando abbiamo pubblicato il nostro appello, chiedendovi esplicitamente sostegno? Forse la vostra terzietà vi impedisce anche di esprimere solidarietà rispetto alle legittime richieste della vostra stessa base professionale? A voi chiediamo di combatterefinalmente al nostro fianco, nel rispetto del vostro ruolo, sostenendo le rivendicazioni a cui tutti aspiriamo».

Redazione Nurse Times

 

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