La sentenza n. 6954 del luglio 2019 rappresenta indubbiamente una pietra miliare nella lotta al demansionamento degli infermieri e per questo va dato plauso e riconoscenza a chi con il suo fare saggio e lungimirante ha portato a questo risultato che era tutt’altro che scontato

Il magistrato accogliendo pienamente la memoria presentata da un infermiere del policlinico Gemelli di Roma e redatta dal dott. Di Fresco con molta perizia e maestria ha di fatto sancito la natura intellettuale della nostra professione.

Ha sancito che agli infermieri spetta la valutazione dei bisogni, la diagnosi infermieristica, la pianificazione degli interventi, l’attribuzione al personale di supporto di tutta la parte domestico alberghiera e non solo gli interventi naturalmente di sua competenza e la valutazione degli outcomes. Insomma come dire agli infermieri che devono fare gli infermieri e che sono professionisti intellettuali al pari delle altre professioni sanitarie, medici compresi, e che il loro lavoro consiste appunto nell’applicazione costante e scientifica del processo di nursing avvalendosi ove e nei modi che egli stesso ritenga più utili della collaborazione del personale di supporto.

Proprio questo dispositivo ha permesso al giudice di stabilire un risarcimento tanto cospicuo 60.000 euro per il danno professionale, di perdita di opportunità e di immagine.

Già molte altre sentenze passate in giudicato avevano stabilito risarcimenti, ma proprio perchè non riconoscevano la professione come professione intellettuale, quale effettivamente è o dovrebbe essere almeno sulla carta, in realtà i risarcimenti erano limitati e spesso ridicoli.

La novità dirompente introdotta da questa sentenza è appunto questa che si riconosce alla professione infermieristica il suo ruolo e le sue prerogative di professione intellettuale e credo che ciò alla fine dei conti sia la cosa più importante dal punto di vista professionale e la renderà una sentenza storica per tutti noi al di là del cospicuo risarcimento che a questo punto è un dettaglio importante si, ma conseguenziale al disposto della sentenza.

Altro punto saliente che troviamo nel disposto è il concetto che, di fatto, negando al professionista di svolgere correttamente il suo mandato e di conseguenza non permettendogli di esplicare il processo di nursing, viene meno quanto stabilito dal nostro profilo professionale. Tutto ciò oltre ad arrecare un danno al professionista crea un danno anche ai pazienti assistiti.

A questo punto non resta che fare i complimenti al collega Di Fresco, a tutta l’AADI per come siano riusciti a portare in porto questo storico risultato.

Certamente la tenacia, l’impegno e la competenza di questi colleghi sono stati premiati, ma insieme a loro sono stati premiati diciamo così di riflesso anche la nutrita schiera di colleghi che più o meno efficacemente tentano disperatamente di contrastare questa piaga della nostra professione.

Questa vittoria è si dell’AADI e del suo presidente Di Fresco, ma proprio per la sua natura di dirompente novità nel suo disposto anche di tutti quegli infermieri che il fenomeno lo combattono e/o lo subiscono da anni.

Quindi, dato atto e sottolineato quanto importante sia questa sentenza e di quanta competenza e tenacia sia servita per ottenerla, credo però, senza nulla togliere a nessuno e senza voler essere polemici o voler per forza di cose trovare il pelo nell’uovo, né tanto meno criticare ad ogni costo, ma con lo spirito costruttivo che normalmente mi contraddistingue, proprio perchè nella battaglia contro il demansionamento ho dedicato articoli ed impegno personale, credo sia giusto mettere sul piatto del dibattito alcune considerazioni non tanto sulla sentenza stessa di cui ho ampiamente parlato, ma sulla gestione che si dovrà fare di questo storico disposto.

Credo che i comunicati di AADI e di Di Fresco su questa vicenda cui la nostra testata ha ampiamente e puntualmente dato ampio spazio riportando puntualmente le istanze proposte (VEDI articoli: AADI “La sentenza di Roma distrugge le teorie della FNOPI” e Di Fresco “L’avevamo promesso, lo abbiamo fatto: ora demansionare l’infermiere costa caro!”) siano, pur comprensibilmente, nei  toni e nei modi francamente poco utili alla causa.

Partendo da un presupposto che per me è irrinunciabile e cioè che la lotta al demansionamento, non può e non deve essere una battaglia personale contro tutto e contro tutti, ma una cosa da portare avanti ognuno per le sue specifiche competenze, in sinergia con i vari attori sullo scenario, penso appunto che i toni usati non aiutino in questo senso ed anzi siano alla fine deleteri.

Ha ragione Di Fresco quando dice che il dirigente del Gemelli siede anche nel consiglio direttivo di OPI ROMA, ma è altrettanto vero che in quel consiglio direttivo ci siede perchè eletto dagli infermieri della provincia di Roma e non perchè messo lì da chissà quale entità nemica della professione.

Come è altrettanto vero che la persona in questione era lì nella veste di testimone a difesa della fondazione Gemelli quale suo dirigente delle professioni infermieristiche e non certo come OPI ROMA; che poi per una serie di circostanze sia anche un consigliere dell’ordine Romano è cosa certamente diversa e ben distinta.

Così come è altrettanto vero che il cambiamento ai vertici dell’allora IPASVI ed ora FNOPI ha portato con il cambio dei vertici istituzionali dell’ente anche un cambiamento sostanziale dell’attenzione dello stesso Ente ordinistico rispetto al problema, che ha prodotto uno specifico documento di posizionamento sul tema (Vedi articolo) già nel settembre 2018; cosa mai avvenuta prima e che quindi riveste un carattere anch’essa di unicità e di grande attenzione al fenomeno.

Stesso discorso vale per alcuni sindacati di categoria che hanno comunque proposto e vinto ricorsi nel passato, anche se non certamente della portata di questa sentenza, dimostrano però comunque un certo interesse al problema ed una volontà di intervenire che non sono discutibili.

Infine sappiamo tutti che la FNOPI non costruisce i percorsi formativi universitari e che i programmi dei corsi sono di competenza del MIUR.

Certamente l’ente ordinistico ha voce di consulenza in capitolo su questo tema, ma sappiamo anche tutti che più e più volte ha posto l’accento sulla necessità appunto di rivedere i programmi.

Per questi motivi trovo ingenerose, anche se ne capisco i motivi e le ragioni, le critiche rivolte contro tutto e tutti nei vari comunicati di AADI e di Di Fresco, ma non solo, credo anche che non facciano bene alla professione e sopratutto non fanno bene al fronte che dovrebbe lottare unito contro il demansionamento.

Che tra Di Fresco e IPASVI allora e FNOPI oggi ci siano stati diversi contrasti lo sanno anche i muri, ma serve veramente utilizzare questa sua vittoria contro i vertici ordinistici a cui ad oggi lo stesso non risulta nemmeno iscritto?

Inoltre una volta ottenuto comunque questo risultato storico non sarebbe meglio pur rivendicandolo a se, come è giusto che sia, metterlo a disposizione della comunità infermieristica e forti proprio di questo farsi portatori di una battaglia unitaria contro questo odioso fenomeno?

Ecco queste domande mi perdoni lo stimato Di Fresco mi sorgono spontanee, forse mi sbaglierò, ma sono convinto che la battaglia contro il fenomeno sia prima di tutto culturale e vada giocata all’interno della professione e poi certamente anche legale. In questo l’AADI e Di Fresco sono da considerare maestri senza dubbio e questo va riconosciuto e sottolineato, ma finché non abbatteremo nel nostro essere e nel nostro profondo immaginario collettivo un certo modo di vedere e di vederci; finché non saremo in grado di portare avanti questa guerra tutti insieme e convintamente avremo si vinto una, cento o mille battaglie legali, ma certamente non avremo vinto la guerra.

Certo che le mie parole siano viste come un contributo al dibattito ed all’unità di questa categoria di professionisti su un argomento tanto delicato quanto odioso per tutti noi, spero che possano illuminare le menti di tutti e che si possa finalmente giungere ad unità di intenti e di cultura. Questa a mio avviso è l’unica vera arma in grado di farci vincere non una battaglia, ma la guerra stessa.

Angelo De Angelis