Solo attraverso un’organizzazione efficiente si può raggiungere la qualità dell’intervento

Distinguere tra educazione sanitaria ed educazione terapeutica é fondamentale per inquadrare un soggetto sano, a cui è rivolta la prima, affinché acquisisca tutti i comportamenti finalizzati al mantenimento dello stato di salute, rispetto al soggetto malato, che viene educato a gestire la sua patologia e a conservare la sua dipendenza.

Il concetto di educazione terapeutica è chiaramente richiamato nell’articolo 2 del Codice deontologico dell’infermiere del 2009: “L’assistenza infermieristica è servizio alla persona, alla famiglia e alla collettività. Si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari di natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale ed educativa”.

Nella realtà concreta gli standard educativi sono documentati nella cartella infermieristica, specificando il soggetto che ha svolto l’intervento educativo, i contenuti trasmessi, i metodi utilizzati, i risultati appresi, che possono variare specificatamente dalle indicazioni dietetiche all’addestramento di strumenti per l’autocura, dai programmi di riabilitazione all’autosomministrazione di farmaci alla programmazione di follow-up.

Per poter analizzare i bisogni educativi di ciascun assistito è necessario valutare determinate caratteristiche, quali il background culturale, l’età, le conoscenze pregresse e, opportunamente, costruire l’intervento individuale o collettivo, attraverso una metodologia e un approccio corretti tesi a definire gli obiettivi SMART (specifici, misurabili, accessibili, realistici, commisurati al tempo), che dovranno essere valutati durante l’evoluzione dell’iter diagnostico e terapeutico.

Nel caso in cui l’indagine sia rivolta al singolo, si può decidere di strutturare un’intervista e di rilevare i dati utili osservando il partecipante e avvalendosi di testimoni e interviste formali, mentre l’indagine rivolta al gruppo si può costruire con un appropriato focus group. A questo punto, una volta presa in carico la persona, é necessario inquadrare i bisogni di apprendimento attraverso quattro fasi:

1. Memorizzazione
2. Ricordo o descrizione
3. Spiegazione o applicazione
4. Utilizzazione autonoma

A seguito dell’intervento terapeutico, la persona assistita deve memorizzare quanto spiegato, ricordare e descrivere la procedura, applicarla e utilizzarla autonomamente.

Per attuare un intervento efficace l’infermiere deve identificare per ogni persona assistita:

1. Lo stile di apprendimento, ovvero la modalità di acquisizione delle conoscenze, che può essere distinta in tre parti:

– Cognitivo, che si esprime attraverso l’ascolto o la lettura di dati.
– Affettivo, che si adatta ai sentimenti, ai valori e alle credenze di una persona.
– Psicomotorio, che si concentra sull’apprendimento del fare.

2. L’età e il livello di sviluppo, che devono conoscere le caratteristiche individuate dalla pedagogia, dall’andrologia e dalla geragogia.

3. La capacità di apprendere, in quanto per poter ricevere, ricordare, analizzare e applicare nuove informazioni deve essere sviluppata un’adeguata capacità intellettiva. Bisogna tenere conto su questo punto degli eventuali deficit sensoriali, delle differenze culturali e della capacità di attenzione dell’assistito.

4. La motivazione, che é data dalla volontà del soggetto di apprendere.

5. La disponibilità all’apprendimento, che dipende dalla convinzione personale di voler riacquisire l’indipendenza ex ante, dall’evitare complicanze e dal semplificare la dimissione e tornare nel comfort della propria dimora.

Ecco che quindi l’intervento terapeutico assume un valore essenziale e prioritario, come stabilito anche dal profilo professionale D.M. 739/94: “L’assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa è di natura tecnica, relazionale ed educativa”.

Per poter mettere in pratica questo efficacemente è necessario organizzare a monte i tempi, i contenuti e gli obiettivi, perché solo attraverso un’organizzazione efficiente si può raggiungere la qualità dell’intervento.

Anna Arnone