Enpapi, D’Amico rassicura gli infermieri: “Il patrimonio dell’Ente è solido”

C’era anche Eugenio D’Amico, nominato commissario dell’Enpapi dopo lo scandalo che ha travolto l’Ente previdenziale, tra gli invitati alla presentazione del nuovo Codice deontologico degli…

Il commissario è intervenuto a Roma in occasione della presentazione del nuovo Codice deontologico.

Eugenio D’Amico

 

C’era anche Eugenio D’Amico, nominato commissario dell’Enpapi dopo lo scandalo che ha travolto l’Ente previdenziale, tra gli invitati alla presentazione del nuovo Codice deontologico degli infermieri, organizzata la settimana scorsa a Roma e organizzata dalla Fnopi.

Il suo breve intervento è cominciato con un riassunto dei compiti a lui spettanti: “Stiamo un po’ rivoluzionando gli aspetti interni dell’Ente, riguardanti i controlli e la possibilità di evitare che si ripeta quanto accaduto, laddove venga provato. Abbiamo quindi cambiato il codice degli investimenti e abbiamo un garante del codice etico, nominato dalla Corte dei conti. Servirebbero anche altri cambiamenti, che però non competono al commissario, a meno che non abbia altri poteri, e io non li ho. Personalmente ho sollevato presso i ministeri vigilanti alcune problematiche, consistenti in una rappresentanza più variegata nel consiglio di amministrazione e nel comitato di indirizzo di gestione”.

Quindi D’Amico si è soffermato sulla situazione attuale dell’Enpapi: “Vorrei che passassero tre messaggi. Il primo è che l’eventuale responsabilità penale è personale. Tutte le persone che lavorano nell’Ente non hanno quindi alcuna responsabilità. Anzi, sono persone capaci, dedite all’attività dell’Ente, che – è bene ricordarlo – appartiene agli infermieri. Il secondo aspetto riguarda le domande che spesso ricevo dagli infermieri in merito alla precedente gestione. A tal proposito, invito gli infermieri a partecipare di più, in futuro, all’attività dell’Ente. Questo vuol dire preparare delle liste e candidarsi, visto che fino a oggi un’unica lista con circa il 3% ha dominato l’Ente. Il terzo aspetto, cruciale, è che l’Ente sta bene. Questo non è un commissariamento per liquidazione, bensì per corretta gestione. Benché io abbia fatto svalutazioni nel bilancio di esercizio che mi sono ritrovato (2018), il patrimonio dell’Ente è solido. Anche perché paga poche pensioni e incassa molti contributi”.


 

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