Stando a quanto rilevato dai giudici contabili, il quadro relativo allo stato della cassa previdenziale non pare lusinghiero.

Gli infermieri non possono dormire sonni tranquilli dal punto di vista previdenziale. È quanto di fatto emerge dalle parole di Enrica Laterza, presidente della sezione di controllo sugli enti in seno alla Corte dei conti, nell’audizione nella Commissione parlamentare sugli enti gestori previdenziali. Per l’Enpapi, la cassa degli infermieri, la Corte evidenzia infatti “problematiche relative alla regolamentazione delle convenzioni di investimento, alla valutazione in bilancio degli asset, alla struttura dei sistemi di controllo”.

I giudici contabili sottolineano anche che “qualunque tentativo di spingere le casse previdenziali verso il crinale” degli investimenti “in attività caratterizzate da alti livelli di rischio/rendimento finirebbe per contraddire la loro funzione”. E aggiungono che la gestione del risparmio previdenziale “presenta numerosi aspetti in comune con altre forme di gestione del risparmio; tra questi emerge il dato di fatto per cui le scelte sbagliate si ripercuotono, più che su chi le compie, su coloro che hanno affidato le proprie risorse alla gestione”. Da qui la sollecitazione, rivolta al legislatore, a “tenere a mente la natura peculiare del risparmio previdenziale” e a fornire, in tempi brevi, un “assetto normativo uniforme degli investimenti delle casse previdenziali, anche sotto il profilo dei documenti illustrativi dei criteri e delle metodologie adottate”.
Entrando nei dettagli, la Corte dei conti “conferma per l’Enpapi, anche nell’esercizio 2017, le proprie caratteristiche strutturali legate a una dinamica evolutiva che registra un incremento costante nell’andamento delle nuove iscrizioni e un saldo generalmente positivo rispetto al numero di prestazioni previdenziali e assistenziali rese”. Tuttavia: “Dai dati di consuntivo emerge che, pur in presenza degli incrementi conseguenti nelle specifiche voci contributive e degli importi a esse correlati, le entrate contributive totali sono passate dai 106,1 milioni del 2016 a 104,3 nel 2017. L’indicato decremento (-1,74 percento) è da attribuire prevalentemente alla diminuzione della posta ‘sanzioni’. A fronte delle entrate contributive, che si quantificano nei termini di cui sopra, si riscontrano spese per prestazioni di gran lunga inferiori, seppure in aumento rispetto all’esercizio precedente, pari a poco più di 9,5 milioni di euro (9,1 milioni nel 2016)”.

Rilevano i giudici contabili: “I risultati contabili più significativi che emergono dal bilancio dell’anno 2017 mostrano come l’utile netto di esercizio sia diminuito drasticamente a 3,7 milioni di euro, rispetto ai 15,9 del 2016, soprattutto a causa dei minori proventi finanziari e straordinari, sebbene a fronte di una riduzione di costi e oneri. Pur registrandosi una generale diminuzione dei costi, in particolare di quelli per servizi, per locazioni e per altri costi, va tuttavia segnalato l’aumento rilevante delle spese per consulenze, più che raddoppiate e passate da 235 mila euro nel 2016 a 503 mila nel 2017, sulle quali hanno inciso soprattutto l’incarico affidato a un advisor unico, avente come oggetto la valutazione e il monitoraggio dei titoli del portafoglio, e le consulenze legali per contenzioso. Il costo del personale aumenta di circa il 5 per cento tra il 2016 ed il 2017. Tale scostamento deriva essenzialmente dalla riorganizzazione interna, attraverso la creazione di aree con relativa dotazione dirigenziale: area finanza (1 dirigente), area legale (1 dirigente), area amministrazione (due dirigenti di cui uno al settore informatico) e area previdenza (1 dirigente). Si osserva la sproporzione fra il numero complessivo delle unità di personale e il numero dei dirigenti. Il patrimonio netto si attesta su un valore pari a 58,4 milioni rispetto ai 60,9 milioni del 2016”.

La Corte rimarca poi “la svalutazione della polizza Swiss Life SA per circa 9 milioni, oltre alla minusvalenza, riferita alla stessa polizza, la cui valutazione di mercato risulta ulteriormente inferiore, rendendone così opportuna una riconsiderazione ai fini dell’esposizione dei dati in bilancio”. A tal proposito: “Si ravvisa anche la necessità – e in tal senso è la raccomandazione di questa Corte – dell’istituzione di un adeguato fondo svalutazione titoli. La posta patrimoniale riguardante i crediti verso gli iscritti risulta in crescita anche nel 2017, raggiungendo circa 285,6 milioni di euro, con un incremento del 13,3 per cento nei confronti del precedente esercizio, nel quale già si era evidenziato un incremento del 22 per cento rispetto al 2015. L’andamento crescente negli ultimi anni e la ingente dimensione raggiunta da tale posta contabile implicano la necessità che l’Ente individui più incisive azioni d’intervento volte al suo contenimento e che apposti in bilancio un adeguato Fondo svalutazioni”.

Infine i giudici contabili rilevano: “Particolare attenzione va riservata dall’Ente alla gestione delle attività finanziarie, in relazione sia alla scelta di investimenti a basso rischio sia alla durata pluriennale degli impegni assunti dall’Ente nell’investimento di capitali in fondi (prevalentemente in quelli immobiliari), con contratti che comportano l’obbligo di versamenti costanti nel tempo per un totale di circa 300 milioni nei prossimi anni. Tali valori andrebbero, pertanto, evidenziati in maniera più approfondita nei documenti di bilancio, anche in considerazione del fatto che tale situazione ha determinato e continua a determinare – sia pure attualmente in maniera ridotta- ripercussioni sulla liquidità generale risultante dal bilancio consuntivo dell’Ente. È infatti emerso che i saldi negativi, riscontrati per la maggior parte dell’anno su due conti correnti bancari, sono risultati collegati proprio ai contratti di investimenti pluriennali. Tali conti, infatti, a causa dei cosiddetti ‘richiami’, hanno raggiunto nel tempo una posizione negativa di circa 48 milioni, generando interessi passivi, ancorché essi vengano ripianati nei mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre, periodo in cui si verificano gli incassi della contribuzione degli iscritti”.

Per questo la Corte raccomanda di “evitare l’utilizzo di fondi bancari che determinano il verificarsi di tali squilibri, costituendo adeguate disponibilità liquide ed in tal esercizio 2017 senso una sollecitazione a prestare particolare attenzione è stata rivolta agli organi di controllo interno dell’Ente”. E aggiunge: “Da segnalare, quale tipologia di investimento non direttamente collegabile alla attività istituzionale dell’Ente ed alla rivalutazione del capitale investito, l’acquisto di quote di capitale di Banca Igea spa avvenuto nel 2017. In merito, l’Ente ha riferito che l’acquisizione di una partecipazione per il 9,50 per cento nel capitale sociale di tale banca per un importo di euro 3.190.884 è stata decisa dal Consiglio di amministrazione in data 25 gennaio (delibera n. 2/2017) nella quale sono riportate le motivazioni di detta operazione. Con riguardo agli investimenti, in particolare alla sottoscrizione dell’aumento di capitale di un istituto bancario, permangono, alcune criticità, segnalate peraltro anche nei documenti del Collegio sindacale e nell’audizione parlamentare citati in questo referto”.

La Corte “ribadisce, pertanto, la raccomandazione rivolta all’Ente di procedere ad investimenti informati alla dovuta cautela, nella considerazione di tutte le alternative di impieghi più vantaggiosi, con basso rischio e garanzia del capitale”. A tale riguardo: “Oltre alle raccomandazioni specifiche formulate dalla Covip, nella relazione annuale ai sensi dell’art. 2, comma 1, del d.m. 5 giugno 2012, occorrerà che l’Ente riconsideri anche l’adeguatezza della propria azione di controllo operata nei confronti delle società di gestione degli investimenti ad esse affidate. Dalle risultanze del nuovo bilancio tecnico attuariale, con proiezioni dal 2018 al 2067, considerando nel loro complesso sia la gestione principale sia la gestione separata, non emergono variazioni sostanziali rispetto alle precedenti rilevazioni. Il saldo previdenziale presenta una flessione nella seconda parte del periodo in esame (dall’anno 2037), mantenendosi comunque sempre positivo; il saldo totale non assume mai un valore negativo e il patrimonio complessivo dell’Ente mostra una crescita regolare per tutto il periodo. Il giudizio reso dall’attuario libero professionista reca, pertanto, una positiva valutazione sulla sostenibilità finanziaria dell’Ente nei cinquant’anni considerati. Attualmente è stato avviato l’iter delle elezioni dei Delegati per il rinnovo delle cariche per il quadriennio 2019-2023”.

Insomma, il quadro che emerge dalla verifica dell’esercizio 2019 dell’Enpapi non appare certo lusinghiero. Senza dimenticare che l’Ente è stato commissariato in seguito alla scandalo che in febbraio ha portato agli arresti del presidente e del direttore generale.

Redazione Nurse Times

ALLEGATO: Report Corte dei conti