Enpapi News: intervista a Beatrice Lorenzin

Ecco il botta e risposta tra Simona D'Alessio e il ministro della Salute. La «crescita esponenziale della libera professione nel campo infermieristico ha consentito all’ENPAPI…

Ecco il botta e risposta tra Simona D’Alessio e il ministro della Salute.

La «crescita esponenziale della libera professione nel campo infermieristico ha consentito all’ENPAPI di diventare uno degli istituti privati più importanti in Italia». Parola del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin che, in un’intervista concessa all’Ente, traccia un bilancio del suo quinquennio governativo e, come candidata alle elezioni politiche del 4 marzo (per la lista Civica popolare), illustra il suo programma in campo sanitario.

Ministro Beatrice Lorenzin, il disegno di legge che porta il suo nome e ha rivisto, fra l’altro, l’assetto delle professioni dell’area sanitaria, è diventato legge nel dicembre del 2017. Può evidenziarne i punti cardine, con particolare riferimento alle novità per le categorie professionali del settore?

Il Ddl è stato il primo provvedimento da me presentato nel 2013 e l’ultimo ad essere approvato lo scorso dicembre, dopo un lunghissimo lavoro del Parlamento. È stata una vera e propria battaglia, vinta al photofinish. Ma ho lottato fino all’ultimo, perché per me questa è una riforma epocale che contiene molte misure che impattano sul Servizio sanitario nazionale (SSN) e sui 2 milioni di operatori che vi lavorano. Valorizzare e responsabilizzare le professioni sanitarie come quella dell’infermiere che come ho sempre ricordato svolgono un ruolo fondamentale nel nostro SSN, credo sia un valore aggiunto in primis per i cittadini.

Questi cinque anni da Ministro mi hanno consentito di apprezzare le doti professionali ed umane della vostra professione e di riconoscere l’infungibilità da parte del Sistema sanitario del vostro ruolo. Nello specifico, la legge ha innanzitutto operato un riordino della disciplina degli Ordini delle professioni sanitarie e ha trasformato gli attuali collegi delle professioni sanitarie e le rispettive Federazioni nazionali in Ordini delle medesime professioni e relative Federazioni nazionali. Inoltre, è stata ridisegnata la disciplina relativa al funzionamento interno degli Ordini, risalente al 1946, più di 70 anni, e sono previste misure finalizzate a migliorare la funzionalità degli organi e a chiarirne i compiti svolti, oltre a favorire la partecipazione interna da parte degli iscritti.

La legge, poi, esalta la natura giuridica degli Ordini che hanno lo scopo di tutelare gli interessi pubblici connessi all’esercizio professionale. Si dispone che sono enti dotati di autonomia patrimoniale, finanziaria, regolamentare e disciplinare, e sono sottoposti alla vigilanza del Ministero della Salute. Inoltre, viene chiarito che sono enti finanziati esclusivamente con i contributi degli iscritti, senza pertanto gravare sulla finanza pubblica. Ma non solo, la disciplina esalta il ruolo di enti preposti alla promozione e assicurazione dell’indipendenza, dell’autonomia delle professioni e dell’esercizio professionale, che deve ispirarsi alla salvaguardia dei principi etici indicati nei codici deontologici al fine di garantire la tutela della salute individuale e collettiva. Insomma, una riforma fondamentale che rafforza il ruolo e la professionalità degli operatori e tutela ancora di più i cittadini.

L’ENPAPI raccoglie oltre 70.000 iscritti, compresi gli infermieri che svolgono l’attività come collaboratori e sono iscritti alla Gestione Separata dell’Ente. In che modo le nuove norme che Lei ha sostenuto avranno impatto su questa categoria?

La nuova legge, nel valorizzare il ruolo degli Ordini, rimarca anche l’obbligatorietà per le professioni sanitarie dell’iscrizione al relativo Ordine professionale. Oggi, gli infermieri iscritti sono circa 440.000. In tal senso, la legge ha anche il merito di aver inasprito le norme in tema di esercizio abusivo della professione sanitaria. La crescita esponenziale della libera professione nel campo infermieristico ha consentito alla Cassa previdenziale ENPAPI di diventare uno degli istituti privati più importanti in Italia. In questo senso sarà, poi, compito della Federazione degli Ordini degli infermieri, eventualmente, promuovere maggiori e più proficui rapporti di collaborazione con tale Ente al fine di incentivare ed assicurare la tutela previdenziale e la protezione assistenziale in favore degli infermieri e degli infermieri pediatrici.

Dovendo fare un bilancio della sua esperienza di Ministro della Salute, quali battaglie considera vinte e quali iniziative, invece, vorrebbe essere riuscita a realizzare?

Aver avuto l’opportunità di occupare il ruolo di Ministro per 5 anni mi ha offerto la possibilità di mettere in campo, e portare a termine numerose riforme che altrimenti sarebbero state impossibili, penso per esempio al Patto per la Salute, alla fine dei tagli lineari, all’aumento di 7 miliardi del Fondo sanitario, ai nuovi Lea, allo sblocco del turnover, al Ddl Lorenzin, tutti provvedimenti che hanno avuto una lunga gestazione e che non sarebbe stato possibile portare a termine in tempi brevi.

Con il Patto per la Salute abbiamo riannodato i rapporti tra Stato e Regioni che negli anni precedenti erano ridotti ai minimi termini. Quando annunciai di voler mettere mano ai Lea, che erano vecchi di 16 anni, nessuno credeva che ce l’avremmo fatta. Altro risultato importante è stata, poi, l’istituzione del fondo per l’epatite C con cui abbiamo curato più di 110.000 persone, mentre in altri Paesi non ci sono riusciti, e il fondo per i farmaci innovativi e oncologici. Sicuramente, rivendico poi la mia azione nell’aver riportato la cultura scientifica e la sanità nell’agenda politica e nel dibattito pubblico nazionale. Il caso Stamina su cui mi sono confrontata appena arrivata al Ministero e, più di recente, le posizioni no vax espresse da sedicenti pseudo-scienziati rivelano quanto sia necessario che Scienza e Istituzioni stringano una nuova alleanza a tutela della salute dei cittadini.

Detto ciò, penso che non bastino 5 anni per risolvere tutte le questioni della sanità italiana. Se mi giro indietro penso di aver fatto molte cose ma se guardo in avanti credo che da fare ci sia ancora parecchio anche perché in futuro lo spostamento demografico rende evidente un cambio di passo per il SSN. Non nego che secondo me il no al referendum costituzionale che ha bloccato la riforma del titolo V, causa delle diseguaglianze della sanità in Italia, è stata un’occasione persa.

Tornerò su questo la prossima legislatura, dobbiamo garantire più poteri allo stato per garantire l’accesso alle terapie dal sud al nord, le linee guida, i piani diagnostici e terapeutici (che oggi sono diversi da Asl ad Asl), e poteri di controllo e sanzione laddove si ledano i diritti dei cittadini. Tutto ciò non significa abolire l’autonomia, ma valorizzare le cose che funzionano e razionalizzare quelle che non vanno. Per me, per esempio, c’è la necessità di un modello nuovo di commissariamento e di intervento dello Stato, azienda per azienda, ospedale per ospedale, invece di commissariare la Regione dove la politica, di fatto, la continuano a fare i Presidenti scaricando le responsabilità sul governo e sui cittadini, interveniamo in modo chirurgico sulla singola azienda sanitaria che non funziona sostituendoci alla struttura regionale.

Come candidata alle prossime elezioni per la lista Civica popolare, può elencare quali sono i capitoli principali del suo programma in campo sanitario, e con un occhio ai professionisti del comparto?

Innanzitutto, è fondamentale aumentare il Fondo sanitario di almeno 5 miliardi nei prossimi 5 anni rispetto alle previsioni. Basta poco in termini assoluti per rendere la macchina SSN veramente agile e per dare più certezze ai cittadini e a tutti gli operatori del comparto che attendono il rinnovo dei contratti da troppo tempo. Lo voglio dire con fermezza bisogna ridare dignità a una professione che merita un ringraziamento grande da tutti noi per l’abnegazione e la professionalità che mette nel fornire giornalmente cure e attenzione ai soggetti più deboli della società.

C’è molto da fare ancora. Soprattutto per disegnare un nuovo modello di assistenza infermieristica che dovrà essere coerente con la modifica dei bisogni di salute dei cittadini che chiedono sempre di più continuità di cure, presa in carico e maggiore integrazione dei diversi operatori sanitari. Guardando al futuro, gli anziani sono la nostra sfida curarli e mantenerli attivi e sani: oggi abbiamo 14 milioni di over 65 di cui 4 milioni di non autosufficienti e nei prossimi anni questi numeri sono destinati a moltiplicarsi. Propongo per questo di realizzare una assistenza domiciliare efficace e un nuovo modello di organizzazione dei beni comuni. Penso all’infermiere di condominio, a servizi alla persona messi in comune, spazi concepiti diversamente per la semi autosufficienza. Insomma, una nuova economia del terzo settore.

Dobbiamo per questo immaginare un modo diverso di rappresentare l’assistenza alle persone, l’assistenza domiciliare integrata con l’assistenza sociosanitaria, sotto l’egida del Ministero della Salute, e anche come mantenere la socialità di una popolazione over 75. Sociale e sanità sono due mondi che non possiamo più permetterci di non far interagire e che soprattutto dobbiamo essere in grado di monitorare per verificare l’effettiva erogazione dei servizi. Nel nostro programma però ci sono anche misure per il contrasto alle lunghe liste di attesa, con un nuovo Piano nazionale di Governo e l’abolizione definitiva del superticket da 10 euro.

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