Falsi corsi di formazione: truffati centinaia di aspiranti oss e osss

In manette sei persone, tra cui due dipendenti dell’Asp Cosenza. I corsisti pagavano 2mila euro per conseguire un titolo pari a carta straccia. I carabinieri…

In manette sei persone, tra cui due dipendenti dell’Asp Cosenza. I corsisti pagavano 2mila euro per conseguire un titolo pari a carta straccia.

I carabinieri del Gruppo Tutela della salute di Napoli, supportati dai militari del Nas di Cosenza, hanno proceduto all’arresto di sei individui con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al falso. Tra questi figurano due dipendenti dell’Asp Cosenza, oltre a quattro imprenditori, legali rappresentanti di due scuole di formazione: la Sud Europa, con sede ad Altomonte, priva di accreditamento presso la Regione Calabria; la SA.DRA. e la Check Up Formazione, con sede in provincia di Napoli, entrambe accreditate presso la Regione Campania. Nell’ambito dell’inchiesta “Ponzi”, condotta dalla Procura di Castrovillari sono finiti in manette Edoardo Scavelli, 63 anni di Drapia; Saverio Epifanio, 42 anni di Acquaformosa; Domenico Pucci, 61 anni di Amendolara; Antonio Vincenzo Cuccaro, 51 anni di Oriolo; Alfonso Anna Sacco, 66 anni di Portici; Enrico Novissimo, 42 anni di Napoli. Sono tutti incensurati, ma il gip, su richiesta della Procura, ha disposto la misura cautelare più afflittiva per l’alto rischio di reiterazione del reato. La vicenda – Tra il 2015 e il 2017, le tre scuole di formazione hanno organizzato oltre 30 corsi per aspiranti oss (operatori socio-sanitari) e osss (operatori socio-sanitari con formazione complementare), dietro pagamento di un importo pari a 2mila euro ciascuno. I due dipendenti dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza provvedevano a reclutare corsisti in Calabria, ma anche a organizzare incontri all’ospedale Chidichimo di Trebisacce, per dare ai corsi una parvenza di prestigio e di ufficialità, all’insaputa dei dirigenti della struttura. Per il conseguimento della qualifiche in oggetto la legge prevede la frequenza di un corso da mille ore, di cui almeno 450 ore di tirocinio, ma né corsi né tirocini erano effettivamente svolti. L’intero sistema fraudolento era reso possibile dall’apporto determinante dei due sodali rappresentanti degli istituti di formazione regolarmente accreditati presso la Regione Campania, che provvedevano a costruire un percorso formativo falso per gli allievi provenienti dalla scuola con sede ad Altomonte, inserendo i discenti negli elenchi dei propri corsi di oss e osss.
Facevano così risultare che gli studenti calabresi avevano frequentato le lezioni teoriche nelle aule di Sa.DRA. e Check Up, e che avevano pure effettuato i previsti periodi di tirocinio nelle case di cura Villa Angela di Napoli e Ios Meluccio di Pomigliano D’Arco, entrambe estranee alla truffa, dove in realtà gli allievi non avevano mai messo piede. I pochi incontri che precedevano l’esame di abilitazione erano quasi esclusivamente incentrati sulle modalità di superamento delle prove finali: gli indagati fornivano anticipatamente agli allievi le soluzioni alle domande dei test, raccomandando loro di impararle a memoria. Con pullman noleggiati dalla stessa associazione, i corsisti erano accompagnati a Napoli, dove sostenevano le prove finali davanti alla commissione ufficiale della Regione Campania, ignara del reale percorso formativo dei corsisti. Sono almeno 291 i titoli illecitamente conseguiti. I militari dell’Arma stanno procedendo al loro sequestro in numerose località italiane, nonché al sequestro dei proventi della truffa, che ammontano a circa 570mila euro. L’indagine ha preso il via grazie alle denunce di alcuni corsisti che si sono resi conto di aver pagato solo per avere nelle mani un titolo, senza alcuna preparazione. La vicenda ha anche un risvolto drammatico: uno degli allievi, quando si è reso conto di aver versato 2mila per un titolo pari a carta straccia e sul quale contava per trovare lavoro, è caduto in una profonda depressione arrivando a togliersi la vita. Gli inquirenti stanno quindi valutando la sussistenza dei presupposti per formulare anche l’accusa di istigazione al suicidio. Redazione Nurse Times  
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