È caduta l’accusa di abbandono di incapace per Massimo Sfondrini, che nel giugno 2015 “smarrì” il 36enne milanese, mai più ritrovato, alla stazione Termini della metro di Roma.

Assolto dall’accusa di abbandono di incapace. È questa la sentenza emessa dalla VI sezione penale del Tribunale di Roma per Massimo Sfondrini, l’infermiere accompagnatore che tre anni e mezzo fa “smarrì” alla stazione Termini della metro il 36enne autistico milanese Daniele Potenzoni, mai più ritrovato, malgrado le ricerche in tutta Italia. Il pubblico ministero aveva invece chiesto la condanna a un anno e otto mesi.

Il fatto risale alla mattina del 10 giugno 2015. Giunto col suo gruppo nella capitale la sera prima, Daniele era diretto in Vaticano per partecipare all’udienza papale. Ma quel giorno la banchina della metropolitana era molto affollata per via di uno sciopero dei trasporti e il giovane disabile svanì nel nulla. A Sfondrini, che lo conosceva bene per averlo seguito nel centro diurno di Melegnano, erano contestate tre circostanze: aver deciso di prendere il metrò nonostante l’agitazione sindacale; aver ritardato molte ore nel presentare la denuncia di scomparsa (formalizzata solo in serata, alle 19); aver fatto confusione sui vestiti indossati dal suo assistito.

Indignate le reazioni della famiglia Potenzoni dopo l’assoluzione dell’infermiere. “Ma come – è sbottato papà Francesco, a chi toccava controllarlo? È una vergogna, uno schiaffo a tutti i ragazzi disabili! Se mio figlio, con la malattia che ha, si è perduto, dobbiamo concludere che è stata colpa sua!”.

Luca Potenzoni, che al suo fratello scomparso aveva dedicato una canzone rap e altre iniziative nella speranza di ritrovarlo, ha invece manifestato la sua rabbia su Facebook: “Oggi per me è morta la legge italiana. Quattro anni di battaglia per vedere poi assolto il responsabile, sollevato dalla sua evidente colpa! Sono nauseato, ci hanno negato anche il piccolo ‘sollievo’ di una giustizia che non c’è, non esiste! W l’italia, il bel paese dove puoi rubare, uccidere, perdere i figli degli altri, ché tanto non ti condanna nessuno! Che schifo!”. Una rabbia causata anche dalla sospensione delle ricerche. “Alla domanda ‘Che fine ha fatto Daniele?’ – prosegue il post – nessuno sa rispondere… Grazie, infermiere!! Grazie, legge italiana per un altro splendido Natale che mi avete regalato…”.

D’altro canto, Irene Vinci, avvocato difensore di Sfondrini, ha spiegato: “Abbiamo insistito nella richiesta di assoluzione, rappresentando l’assenza dell’elemento psicologico del reato, vale a dire del dolo, in capo al nostro assistito”. Una valutazione condivisa dal giudice Luca Comand. Sullo stato d’animo del suo assistito, poi, Vinci ha aggiunto: “È contento per l’esito processuale, ma ha manifestato dispiacere personale per l’accaduto. È ancora molto provato”. Al dispiacere dell’infermiere, tuttavia, i famigliari di Daniele credono poco. “Non ha fatto neanche una telefonata di scuse”, hanno dichiarato.

Redazione Nurse Times

Fonte: Corriere.it