Gli infermieri italiani e quegli “abominevoli” annunci di lavoro on line

Continua la ricerca di Infermieri "professionali" factotum, tra le cui "mansioni" ci sarebbero anche "attività di accoglienza", "lavaggio dei pazienti" e "disinfezione degli ambienti". Con tanta "dedizione" e…

Continua la ricerca di Infermieri “professionali” factotum, tra le cui “mansioni” ci sarebbero anche “attività di accoglienza”, “lavaggio dei pazienti” e “disinfezione degli ambienti”. Con tanta “dedizione” e “voglia di lavorare”, per giunta. L’inquadramento e il trattamento economico? Pochi spiccioli con la partita iva, ovviamente. Davvero, noi infermieri italiani, ci meritiamo tutto questo?

Era un po’ che non lo facevo, per tanti motivi. Eppure ieri, non so bene perché, mi sono fatto forza e ho consultato qualche annuncio di lavoro online, aprendo qua e là diverse offerte sui principali portali dedicati.

Per carità, sapevo che come sempre, tutto ciò  non sarebbe servito a nulla se non a rimediare un’altra (l’ennesima?) bella arrabbiatura, ma forse a volte, quel residuo di speranza che ti serpeggia dentro anche nelle più ‘precarie’ condizioni lavorative, ti obbliga in qualche modo a violentare le tristi e rassegnate convinzioni che ti bloccano; per ricominciare a cercare.

Perché, come bisbigliava Brandon Lee in un celebre, emozionante e tetro film di tanti anni fa: “non può piovere per sempre”. Ed ecco che ti sorprendi di nuovo lì, nell’attesa di quella inaspettata svolta lavorativa che sembra non voler arrivare mai.

Ma da ciò che ho trovato, purtroppo, pare proprio che il maltempo, per gli infermieri italiani, non finirà tanto presto. E anche se ne ho visionati pochi di annunci (per fortuna), quel perpetuo principio di gastrite che mi attanaglia da quando ho scelto di diventare un professionista dell’assistenza, è tornato ad esplodere in tutto il suo vigore ed il suo bruciore. Il motivo? Basta leggere l’annuncio qui di seguito:

Che un’azienda “importante” abbia le idee un po’ confuse e cerchi un Infermiere “Professionale può starci, visto che anche tra gli addetti ai lavori lo sanno veramente in pochi che tale figura non esiste più da tanti anni (VEDI articolo). Che però un infermiere debba svolgere anche attività di accoglienza” e “disinfezione degli ambienti mi fa davvero rabbrividire e a che condizioni, poi? Che offerta di lavoro è una che non specifica praticamente NIENTE per quanto riguarda il trattamento economico e/o l’inquadramento contrattuale? Ma non finisce qui…

E questi sarebbero i “requisiti” necessari ad un’offerta di lavoro per professionisti laureati? Esiste qualsiasi altra figura professionale, in ambito sanitario, che viene trattata in questo modo? Un medico risponderebbe mai, inviando la propria candidatura, ad annunci di questo tipo? Da come sono scritte queste “offerte”, sembra quasi che le aziende stiano cercando dei volontari per spalare la neve o peggio. Di certo, non dei professionisti intellettuali a cui affidare l’assistenza generale infermieristica, di cui noi infermieri siamo responsabili. Dedizione” e “voglia di lavorare”, poi: ma cosa vuol dire? Cosa si vuole insinuare? E a quali condizioni economiche e contrattuali? Anche qui… il nulla.

No perditempo” pure! Trattasi di una Cooperativa che ti “offre” di lavorare a partita IVA per chissà quale lauta paga (dalle mie parti non supera le 7-9 euro lorde orarie), che ti elenca una serie di mansioni (!!!) tra cui il “lavaggio” (quasi fosse un’autovettura) del paziente e che ti esorta anche a non fargli perdere tempo! Con un atteggiamento ostile e spazientito, per giunta.

Già, perché al di là delle offerte di lavoro ridicole, dei requisiti richiesti in modo piuttosto confuso e delle idee poco chiare su cosa si stia realmente cercando, quello che fa riflettere e veramente imbestialire noi professionisti è l’impunita arroganza di questi pseudo datori di lavoro.

Che per pochi spiccioli, obbligandoti ad aprire la partita iva (la nuova frontiera dello sfruttamento, mascherato abilmente da ‘libera’ scelta del lavoratore, VEDI articolo) e quasi sbeffeggiandoti coi loro rimproveri verso chi non ha “voglia di lavorare”, hanno anche il coraggio e la faccia tosta di fingere che ti stiano in qualche modo offrendo l’opportunità della vita. E ti trattano come se tu sia talmente scemo da non capirlo.

Che poi la nostra categoria ci metta anche del suo, andandosi a candidare anche per annunci (per fortuna fasulli) di lavoro a ZERO EURO (Vedi articolo), è un altro discorso. Ma davvero noi infermieri italiani ci meritiamo tutto questo?

Ad un certo punto, nel mio mesto girovagare tra i vari annunci/insulto (sic!!), me ne è apparso uno che mi ha fatto finalmente pensare: “Sì, questo sì che è un annuncio di lavoro degno di tale nome!

Ordinato, chiaro di quelli che cercano di attirare la tua attenzione, di corteggiarti e di sedurti. E che ci riescono. Di quelli che ti fanno sentire davvero un professionista ambito, ricercato, che ha un ruolo essenziale e responsabilità importanti.

Non uno sguattero pronto ad accettare di tutto e ad abbassare la testa di fronte a qualsiasi forma di sfruttamento e/o demansionamento; che è disoccupato in quanto forse non ha molta “voglia di lavorare” o quella sufficiente “dedizione” in grado di nutrire gli interessi dei datori di lavoro e di ingrassare i loro imponenti deretani, senza protestare, senza ribellarsi e senza farsi domande di sorta onde evitare di rimanere a spasso.

E infatti non è un annuncio “italiano”:

Il nome dell’azienda è cristallino, posto in alto, senza possibilità alcuna di non vederlo o di fraintenderlo. Perché per essere presi seriamente bisogna prima presentarsi. E bisogna farlo come si deve, mettendo le proprie carte in tavola. Cosa che non si usa più da queste parti.

Poi vengono elencati in ordine i vari requisiti richiesti e infine, una volta chiarito chi sono i protagonisti dell’annuncio e chi/cosa stanno cercando, gli “stranieri” fanno la loro offerta, esaltandone i dettagli più importanti. A cui aggiungono, se ciò fosse necessario, anche dei benefits.

È chiaro come lassù in UK abbiano un reale bisogno di “infermieri” (non “professionali”…) ed una concezione assai diversa, rispetto agli italiani, della nostra figura. E’ evidente, altresì, che questi siano alla ricerca di “professionisti”, visto che si impegnano a trattarli da tali.

Qual è la conclusione di questo mio raffronto? Nulla se non mestizia, disappunto, pessimismo e fastidio per come noi infermieri siamo visti, trattati, ricercati e NON riconosciuti qui nel bel paese.

Una conferma, una delle tante: troppe.

Era un po’ che non consultavo degli annunci di lavoro online e ora, finalmente, ricordo il perché. Anche stavolta, infatti, ho guadagnato una buona dose di rassegnazione, qualche amaro sorriso e la conferma che la fine di questa dannata crisi, per la nostra sanità e soprattutto per noi infermieri, è ancora molto lontana. Maledetta speranza…

Si salvi chi può!

Alessio Biondino

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Redazione Nurse Times

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