Casi di virus in diminuzione, ma incidenza ancora alta tra i giovani adulti. Il viceministro Sileri: “Mai abbassare la guardia”.

“Non bisogna mai abbassare la guardia contro l’Hiv. Anche se i nuovi casi di infezione nell’ultimo anno sono diminuiti in tutto il Paese, il fatto che l’incidenza più alta continui a essere registrata tra i giovani adulti, di età compresa tra i 25 e i 29 anni, ci deve preoccupare”. Il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, commenta così i dati Hiv pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità, relativi al 2018. “Tra le nuove generazioni c’è ancora poca consapevolezza sul virus, su come si trasmetta e su cosa fare per proteggersi – continua Sileri –. Molti confondono la prevenzione delle gravidanze indesiderate, e quindi l’assunzione della pillola contraccettiva, con la prevenzione dall’Hiv e il resto delle malattie sessualmente trasmissibili, contro cui lo strumento più efficace è senza dubbio il profilattico. Fondamentale, allora, è promuoverne l’uso nelle scuole e nelle università. Tra l’altro c’è già un protocollo d’intesa del 2015 tra il ministero della Salute e il Miur per l’educazione alla salute e alla sessualità in favore degli studenti e dei docenti. Sulla base di questa intesa è già pronta una proposta di linee di indirizzo”. I dati sulle nuove diagnosi di infezione da Hiv e dei casi di Aids in Italia al 31 dicembre 2018 sono stati pubblicati sul Notiziario Istisan volume 32 – n. 10 ottobre 2019, redatto con il contributo di alcuni componenti del Comitato tecnico sanitario del ministero della Salute e i referenti della direzione generale della Prevenzione sanitaria del ministero della salute. Il Sistema di sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv e il Registro nazionale Aids costituiscono due basi di dati dinamiche, aggiornate dall’afflusso continuo delle segnalazioni inviate dalle Regioni e dai centri segnalatori al Centro operativo Aids (Coa) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il Cao pubblica annualmente un fascicolo del Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità dedicato all’aggiornamento di questi due flussi di sorveglianza (sorveglianza Hiv e Aids). La completezza dei dati dei due flussi è strettamente legata al ritardo di notifica, cioè al tempo che intercorre tra la diagnosi e l’arrivo delle schede/file dai centri clinici/regioni al Coa. Nuove infezioni da HIV
  • Nel 2018, sono state riportate, entro il 31 maggio 2019, 2.847 nuove diagnosi di infezione da Hiv, pari a 4,7 nuovi casi per 100.000 residenti.
  • L’Italia, in termini di incidenza delle nuove diagnosi Hiv, si colloca lievemente al di sotto della media dei Paesi dell’Unione Europea (5,1 casi per 100.000 residenti).
  • L’incidenza (casi/popolazione) delle nuove diagnosi di Hiv è diminuita lievemente tra il 2012 e il 2015, mostrando un andamento pressoché stabile dal 2015 al 2017, mentre nel 2018 è stata osservata un’evidente diminuzione dei casi in tutte le regioni.
  • L’incidenza di nuove diagnosi Hiv tra i giovani di età inferiore a 25 anni ha mostrato un picco nel 2017.
  • Tra le regioni con un numero superiore a un milione e mezzo di abitanti, le incidenze più alte sono state registrate in Lazio, Toscana e Liguria.
  • Le persone che hanno scoperto di essere Hiv positive nel 2018 erano maschi nell’85,6% dei casi.
  • L’età mediana era di 39 anni per i maschi e di 38 anni per le femmine. L’incidenza più alta è stata osservata tra le persone di 25-29 anni (11,8 nuovi casi ogni 100.000 residenti di età 25-29 anni) e 30-39 (10,9 nuovi casi ogni 100.000 residenti di età 30-39 anni). In queste fasce di età l’incidenza nei maschi è almeno 3 volte superiore a quelle delle femmine.
  • La maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv era attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituivano l’80,2% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 41,2%; maschi che fanno sesso con maschi – MSM 39,0%).
  • Il 37,8% delle persone con una nuova diagnosi di infezione da Hiv è stato diagnosticato con un numero di linfociti CD4 inferiore a 200 cell/μL e il 57,1% con un numero inferiore a 350 cell/μL. Si è osservato nel tempo un leggero aumento di queste proporzioni.
  • Un terzo delle persone con nuova diagnosi Hiv ha eseguito il test Hiv per sospetta patologia Hiv correlata o presenza di sintomi Hiv (32,6%). Altri principali motivi di esecuzione del test sono stati quelli legati a: comportamento a rischio (14,4%), ac­certamenti per altra patologia (11,3%), iniziative di screening/campagne informative (9,8%), rapporti sessuali non protetti (9,7%), diagnosi o sospetta infezione sessualmente trasmessa (4,0%).
Nuovi casi di Aids
  • Nel 2018 sono stati diagnosticati 661 nuovi casi di Aids pari a un’incidenza di 1,1 nuovi casi per 100.000 residenti.
  • L’incidenza di Aids è in lieve costante diminuzione.
  • Il numero di decessi in persone con Aids rimane stabile.
  • Rimane costante negli ultimi anni la proporzione delle persone con nuova diagnosi di Aids che scopre di essere HIV positiva nei pochi mesi precedenti la diagnosi di Aids.
Telefono Verde Aids e infezioni sessualmente trasmesse In occasione del 1° dicembre, Giornata mondiale di lotta contro l’Aids, il Telefono Verde Aids e infezioni sessualmente trasmesse (800.861.061) sarà attivo dalle ore 10 alle ore 18. Il Telefono Verde offre un servizio di counselling multilingue che opera all’interno dell’Unità operativa ricerca psico-socio-comportamentale, comunicazione e formazione – Dipartimento Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’Istituto Superiore di Sanità. Redazione Nurse Times