Il “caporalato” infermieristico: la regione paga 25€/h, il lavoratore ne percepisce 13,50

Gent.le Direttore, recentemente leggevo, con infinito piacere, di un piano per abolire il “caporalato nelle campagne Pugliesi e della Basilicata” (Azienda di pomodori che dice…

Gent.le Direttore,

recentemente leggevo, con infinito piacere, di un piano per abolire il “caporalato nelle campagne Pugliesi e della Basilicata” (Azienda di pomodori che dice no al caporalato e assume i migranti).  Leggiamo anche e da sempre che i produttori, come nel caso delle coltivazioni di pomodori o grano percepiscono poco nonostante il fatto che il prodotto che arriva sulla nostra tavola costi molto di più.  Dalla produzione alla tavola dei consumatori ci sono degli aumenti inspiegabili.

Spesso c’è stupore nel sapere che un chilo di grano viene pagato pochi centesimi al produttore, mentre il pane derivante da “quel grano”, anche lavorato in modo molto semplice, arriva alla tavola del consumatore a costi decisamente molto elevati. Nulla da dire per la retribuzione di chi lavora il pane, ma, chi lo distribuisce probabilmente dovrebbe essere un pochino morigerato?

Caporalato secondo l’enciclopedia Treccani, è una forma illegale di reclutamento e organizzazione della mano d’opera, specialmente agricola, attraverso intermediari (caporali) che assumono, per conto dell’imprenditore e percependo una tangente, operai giornalieri, al di fuori dei normali canali di collocamento e senza rispettare le tariffe contrattuali sui minimi salariali.

La politica, almeno a parole, si sta spendendo in favore dei principi di cui sopra, ma per i contadini. Perché non spendere due parole per gli Infermieri? Nel caso del caporalato, tra i contadini, sono morti alcuni lavoratori sfruttati, mal pagati e non segnati.

Qual è la differenza per le assunzioni degli Infermieri in società esternalizzate?

Tra gli infermieri il gioco è molto più sottile, anche se non meno pericoloso?  Sono anni che frequento il mondo degli Infermieri. Sono anni che hanno introdotto le esternalizzazioni dei servizi. Le ragioni per giustificare tale scelta sono state diverse, tipo:

  • lo stato d’emergenza, negli ospedali c’era il blocco del turnover, ma gli infermieri servivano.
  • Lo sblocco del turnover è stato annunciato, di gran cassa, quindi gli infermieri verranno assunti? No! La regione Lazio è tra quelle che hanno numerosi debiti quindi non possono assumere, però possono spendere di più con le società esternalizzate!
  • Ora dicono che hanno fatto un buon lavoro, sarebbero quasi rientrati dei debiti e approfittando del Giubileo, iniziato da un bel po’ si potrà assumere ma “tempo determinato” e/o stabilizzare i precari. Risultato: “nella ASL che comprende l’Ospedale Grassi di Ostia sono stati assunti 8/9 infermieri a tempo determinato e molti di più in service con società esternalizzate”. Aimè, sfugge a molti, il principio di risparmio utilizzato?

I politici coinvolti e chiamati in causa, più e più volte non rispondono, o comunque autorizzano l’uso degli infermieri in service.

Perché essere contrari all’assunzione d’infermieri in Service?

  • Per cominciare l’assunzione d’infermieri in service vuol dire che una società che può essere una cooperativa, società interinale o qualcosa di simile assume gli infermieri, il cui stipendio  può variare dagli euro 13.50 l’ora (per i più fortunati), fino a pseudo generose offerte di tirocinio gratuito. I contribuenti, ignari, per il lavoro degli esternalizzati, pagano per loro, gli Infermieri in Service molto, molto di più!
  • Alcuni colleghi, che non biasimo anche se li vorrei più coraggiosi, hanno accettato di lavorare gratuitamente, nella “speranzosa” ipotesi che prima o poi, qualcuno si accorga di loro e li assuma. Nell’attesa talune ditte, è successo con le ditte figlie del sub appalto ARES, falliscono miseramente, benché non abbiano speso un euro per i lavoratori. Certi fallimenti dovrebbero essere meritevoli di accertamenti approfonditi da parte della Guardia di Finanza. I soldi erano, soldi pubblici.
  • I lavoratori infermieri che lavorano in service, nonostante lo sfruttamento, debbono rispondere penalmente e civilmente della loro attività, quindi debbono “autofinanziarsi” un assicurazione e i corsi di aggiornamento.
  • In molti hanno chiesto come mai una differenza di retribuzione così alta tra lo stipendio che percepisce l’infermiere e quello che paga la Regione? Anche in questo caso le risposte sono state diverse. La Regione pagherebbe di più perché corrisponderebbe alla ditta il “rischio imprenditoriale”. Succede però, che se per deifallace varie la Regione non paghi, la ditta esternalizzante, nonostante il riconoscimento del rischio imprenditoriale, non retribuisca gli infermieri! Quindi le differenze retributive?
  • Gli infermieri in attesa di trasferimento, che vorrebbero poter lavorare con profitto vicino ai propri affetti, non lo possono fare.    I posti sono occupati dal personale assunto in service, che costa di più, molto di più, quindi non mi spiego come mai si debbano prediligere le assunzioni in service rispetto alle assunzioni in ruolo.
  • Gli infermieri a tempo determinato, paradossalmente, sono più fortunati perché un domani, nel caso un concorso pubblico, possono documentare un anzianità maggiore. Ciò nonostante di concorsi si parla poco o nulla!

Il lavoro degli infermieri in service non sembra essere distante, come caratteristiche, al lavoro sotto caporalato, ma reso legale. La politica dovrebbe impegnarsi per una risoluzione. Le  chiavi possibili esistono ma, le debbono volere!  Non è più possibile derogare oltre. Ci sono colleghi che lavorano nelle condizioni sopra citate da oltre 10 anni. Bandiere al vento senza diritti, senza possibilità di parola!

Questi i giorni in cui due colleghe, rispettivamente, assunte presso una struttura esternalizzata e un’altra a tempo determinato, mi hanno comunicato che si sarebbero licenziate. Rinunciavano al lavoro. La stanchezza le ha rese esanimi. Loro mi hanno raccontato la stessa cosa, vale a dire che sono stufe di cambiare reparti, su reparti, ogni volta che cominciano ad inserirsi in un equipe e/o struttura debbono cambiare.

Le strutture ospedaliere, di uno stesso ospedale, non sono organizzate con criteri simili. Vale a dire che i materiali, i presidi non sono disposti nelle stesse modalità. Poca cosa? Immaginate a dover lavorare nell’assistenza, anche la semplice ricerca di un lenzuolo diventerebbe un problema. Se la necessità si creasse durante un urgenza?

Una collega delle colleghe citate mi raccontava, che da quando ha iniziato l’attività nel nosocomio, dove ha deciso di licenziarsi, la prendono “bonariamente” in giro, chiedendo dove ti hanno messa oggi? Lei mi raccontava, che facendo eccezione della camera mortuaria, i reparti li aveva girati tutti. Tutto ciò le aveva generato demotivazione, sconforto e notevoli disagi. Normalmente, in passato, s’iniziava a tempo determinato, ma le prospettive erano migliori.

La Politica dovrebbe riconoscere un reddito minimo di legge, oltre il quale un infermiere non può essere retribuito.  Ogni imprenditore dovrebbe attenersi. Succede per le donne delle pulizie! Le gare al ribasso hanno penalizzato i lavoratori, piuttosto che il costo del lavoro. Perché il gioco al ribasso è stato pagato, esclusivamente, dai lavoratori.

Gli Infermieri dovrebbero poter lavorare senza gestori. Se si necessità di lavoratori in service e provvisori, dovrebbero essere assunti direttamente dalle strutture, ed il rischio del lavoro free dovrebbe essere corrisposto direttamente al lavoratore anziché all’intermediario di turno.

Comunque il Governo dovrebbe essere genitore e non matrigna cattiva, dovrebbe preoccuparsi dei propri cittadini, anche infermieri. Il Governo dovrebbe preoccuparsi che vi sia un equiparazione, di base, tra personale sanitario pubblico e personale sanitario in service. Uno Stato di Diritto non dovrebbero consentire sperequazioni tra lavoratori.

La risposta del Governo, allo stato attuale, è levare diritti a chi li ha, piuttosto che migliorare i diritti a chi ne avrebbe diritto.

Le azioni poste in essere, a tutt’oggi, nell’ipotesi di risolvere i problemi economici della Regione, hanno portato svantaggi ai lavoratori, null’altro! Alcuni esternalizzati, fino ad ora, sono costati 25 Euro l’ora, ma il lavoratore percepisce euro 13.50. Quindi con le esternalizzate dov’è il risparmio per la Regione?

Gli infermieri hanno diritto a soluzioni di lavoro dignitose come nel caso dei contadini oggetto di attenzione dei “caporali”!

L’infermiera indignata

Redazione Nurse Times

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