Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di un nostro lettore sull’aumento dei posti per i Cdl di infermieristica nell’a.a. 2018/2019

Considerando che i posti nell’a.a. 2017/18 erano 14450 e 198 per i cdl in infermieristica pediatrica, nell’a.a. 2018/19 saranno 14758 e 159 per i cdl di infermieristica pediatrica.


Il MIUR per il 2018-2019 aumenta i posti a concorsi per i CdL in Infermieristica: siamo sicuri che formare ulteriori infermieri abbia ancora senso se poi non trovano occupazione?

Con i tagli alla sanità i concorsi pubblici sono sempre più centellinati e affollati  e mediamente per i 1.400 infermieri che vanno in pensione ogni anno le università italiane offrono annualmente circa 15.000 posti per gli studenti. E’ ora di porre fine a questo sistema! Pertanto mi appello agli Onorevoli infermieri Andrea Cecconi e Stefania Mammì affinché portino la questione all’attenzione del Parlamento.

Era nell’aprile 2016 quando inviai il mio primo articolo alla testata Nurse Times in cui denunciavo le gravi carenze di personale infermieristico mai rimpiazzate per via dei pesanti tagli alla Sanità perpetrati nel corso degli anni dai vari governi susseguitisi. Tutto questo aveva conseguentemente determinato una riduzione drastica dei concorsi pubblici con sempre meno posti e innumerevoli concorrenti. Inoltre ponevo una forte attenzione sulla gravità del fatto che nonostante tutto e con più di 25.000 infermieri disoccupati gli Atenei Italiani continuassero a “sfornare” ulteriori migliaia di infermieri l’anno, per poi ritrovarsi matematicamente senza lavoro dopo aver terminato il ciclo di studi. Da allora cosa è cambiato? Nulla.

Anzi in Italia la situazione è peggiorata. Lavoro sempre meno, aumento degli infermieri disoccupati, concorsi pubblici centellinati e sovraffollati, personale che va in pensione e mai rimpiazzato, continua emigrazione degli infermieri all’estero e aumento degli stessi con “false” partita I.V.A.. Tutto questo ovviamente con ripercussioni sulla qualità assistenziale, che diventa scadente e ridotta al minimo. Tutto questo in un crescente clima di tensione, in cui i cittadini sempre più esasperati ed una sanità pubblica sempre più allo sbando, tendono a scaricare sugli operatori sanitari la loro rabbia con le continue aggressioni. Ma la cosa più che mi duole è l’annoso problema del mancato filtro tra il Ministero della Pubblica Istruzione Università e Ricerca (MIUR) e mondo del lavoro. In questo caso Policlinici, Aziende Ospedaliere e Presidi Ospedalieri titolari di CdL in infermieristica.

Mediamente per i 1.400 infermieri che vanno in pensione ogni anno le Università italiane offrono annualmente circa 15.000 posti per gli studenti dei CdL in Infermieristica ed Infermieristica pediatrica. Fabbisogno falsato e sovrastimato dal MIUR sulla scorta di sblocchi di turn-over mai avvenuti e pochi pensionamenti tra l’altro mai rimpiazzati. Quindi è inutile formare ulteriori professionisti quando non servono! O meglio servirebbero anche e tanti, secondo i dati O.C.S.E., ma solo se venissero assorbiti nel mondo del lavoro quelli esistenti, già in massiccio soprannumero. Da ciò ne scaturisce che c’è una forte discrepanza tra numero di infermieri formati (altissimo) e numero di infermieri occupati (molto basso) ogni anno. In tutta risposta il MIUR ha deciso l’aumento  per il 2018-2019 di 308 posti a bando per il CdL in Infermieristica rispetto allo scorso anno accademico (erano 14.450, ora sono 14.758) come se ci fosse una reale carenza di infermieri. Forse carenza di lavoro e assunzioni, non di certo di infermieri che ce ne sono tanti ma disoccupati!

La Presidente della Fnopi, dott.ssa Barbara Mangiacavalli ringrazia il MIUR per aver aumentato i posti nei cdl di infermieristica. Evidentemente la Presidente per quanto goda della mia stima dimostra di conoscere veramente poco la situazione occupazionale degli infermieri in Italia. Però siamo così sicuri che il MIUR sia così incompetente ad individuare i fabbisogni sovrastimandoli ogni anno o trattasi di una strategia creata ad hoc per foraggiare economicamente lo sistema universitario italiano? Si, perché questo per gli atenei rappresenta un ottimo business. Un’economia che gira intorno agli studenti universitari ingannati da uno Stato “poco attento” con la complicità di false e fuorvianti statistiche sull’occupazione infermieristica; illudendo così essi di avere in futuro un lavoro stabile. Alle università italiane, a mio avviso, interessa solo fare cassa a partire dai test a numero chiuso, le tasse durante i tre anni di studio, fino al contributo economico per il pagamento della pergamena di Laurea. Ma c’è dell’altro: gli studenti infermieri con i loro tirocini nelle unità operative nelle Aziende Ospedaliere rappresentano un’importante risorsa di “manodopera a costo zero” da impiegare e sfruttare per sopperire alle carenze di organico, soprattutto nei periodi estivi.

Al momento l’unica soluzione potrebbe essere ridurre drasticamente il numero dei posti nei cdl in infermieristica. Dunque basta omertà da parte della classe politica, il problema va affrontato e pertanto esorto con un “grido di dolore” i parlamentari infermieri On. Andrea Cecconi – MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero) e l’On. Stefania Mammì – M5S tramite interrogazione parlamentare dopo la pausa estiva  a portare il problema all’attenzione del Parlamento. Nei Paesi civili i parlamentari esistono per questo non certo per riscaldare gli scranni e percepire lauti compensi.  Quindi auspico un intervento in tal senso facendo comprendere a chi di dovere, di individuare attentamente il reale e non potenziale fabbisogno di infermieri e porre un freno allo squilibrio che intercorre tra numero di infermieri formati (alto) e numero di infermieri occupati (basso) ogni anno. In caso di mancata risposta (il che non mi sorprenderebbe) da parte dei suddetti Parlamentari infermieri, lo step successivo sarà quello di sottoporre il problema all’attenzione del Ministro della Salute Giulia Grillo.

Un infermiere indignato

Fonti

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