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Ilaria Moscato: Infermieri d’Italia unitevi, siate più coscienziosi!

“Io penso che se una persona dovesse decidere di intraprendere la carriera infermieristica dovrebbe quantomeno sentire una certa "vocazione". E' così difficile e pesante essere…

“Io penso che se una persona dovesse decidere di intraprendere la carriera infermieristica dovrebbe quantomeno sentire una certa “vocazione”. E’ così difficile e pesante essere accanto a persone che hanno bisogno di cure che se non sei “armato” della più forte motivazione, tanto che a volte devi sostituirti ai familiari e diventare una sorta di angelo custode, allora è meglio desistere per mancanza di un senso di umanità che deve essere una dote costante di chi esercita un’attività sanitaria. Io ho visto persone capaci di fare questo lavoro e altre che, a mio avviso, si sono avvicinate alla professione perché non avevano trovato altra occupazione. Ho trovato molta partecipazione e predisposizione nelle persone che vengono dall’estero, soprattutto dai sudamericani; ho avuto modo di vedere quanto fossero attenti, pazienti e amorevoli nel confronti del malato. Per quanto riguarda gli infermieri italiani, mi dispiace dirlo, però non ho visto grande volontà, desiderio, pazienza e partecipazione al problema del malato e della malattia; forse saranno esasperati, forse non hanno un adeguato riconoscimento economico, forse non vengono riconosciuti loro determinati meriti, ma mi sono detta qualche volta che mi auguro – forse sono cattiva in quello che sto dicendo in questo momento – di non vedere nessuno al posto del malato, trattato in quella maniera. E’ vero, a volte il paziente non capisce che sei stanco, che puoi aver litigato con un tuo collega, che c’è poco personale, però tutti i familiari che vanno a trovarlo vogliono vederlo il più coccolato possibile”.

Annunciatrice della RAI e conduttrice televisiva, tra i suoi programmi ricordiamo Easy Driver, Ilaria Moscato parla degli infermieri in un’intervista per Nurse Times.

Mio padre ha avuto dei problemi, è entrato ed uscito dagli ospedali e da varie cliniche; è stato ricoverato in rianimazione, quindi so cosa vuol dire entrare uno per volta e vedere tubi, cose; ho incontrato personale sudamericano, degli angeli, perché erano sempre vicini al paziente, mentre i nostri infermieri ciabattavano negli ospedali, se la tiravano. Possiamo parlare di tutto però alla fine credo che alla base uno debba capire dove sta andando a parare, altrimenti è meglio che non lo faccia, perché io non devo allungare quei 10 euro solo perché il mio familiare abbia un occhio di riguardo rispetto ad un altra persona; stare su un lettino non fa piacere a nessuno, tutti vorrebbero andare via dagli ospedali

”.

Per la signora Moscato c’è grande personalità anche in infermieri che non si sono laureati, uomini e donne, per cui non crede che la laurea, da un certo punto di vista, aggiunga qualcosa di più.

“Se si vuol fare l’infermiere, bisogna sapere, al di là della tecnica data dalle conoscenze di base di quelli che sono i primi interventi da fare, che è un lavoro di vocazione. Non bisogna farlo solo per avere uno stipendio mensile, chi ha un grande cuore vale molto di più.

La vita media degli italiani si è allungata tantissimo – continua la Moscato – quindi abbiamo sempre più bisogno di cure e di infermieri. Io credo sia giusto che essi mettano alla luce le loro conoscenza al di fuori dei luoghi di lavoro, perché, più o meno fortunati, c’è sempre qualcuno di noi che ha un parente ricoverato in ospedale; queste figure vorrei che siano anche più visibili nelle case di riposo. Secondo me devono valorizzarsi e farsi apprezzare sul proprio posto di lavoro, e farsi conoscere di più con il passaparola (sono scettica sul fatto che andare nelle trasmissioni televisive serva a migliorare la figura e la promozione della cultura infermieristica); attraverso questo, si può parlare molto bene dell’infermiere come persona e come figura professionale”.

La conduttrice ricorda che non ha avuto bisogno di cure in maniera così repentina; essendo figlia di un medico, che conosceva vari specialisti, è stata un po’ avvantaggiata forse nell’esecuzione di visite specialistiche all’occorrenza.

Per quanto riguarda il Sistema Sanitario Nazionale, dove bisogna aspettare mesi per prenotare una visita, uno screening fatto annualmente è fuori dal comune; si privilegia un servizio privato, alla fine, questa è una cosa orrenda: “Io credo che bisogna garantire a tutti l’assistenza sanitaria, quella italiana è molto buona rispetto ad altre realtà internazionali. I tagli della sanità vanno a toccare l’intera popolazione, perché non tutti hanno la possibilità di garantire un’assicurazione o di essere curati in cliniche private. Io mi auguro che ai vertici di questa piramide si capisca quali possano essere le reali esigenze, perché, come dico, una volta hai i piedi scoperti, una volta hai la testa, e non si riesce mai a capire dove la si fa giusta. Chiunque arriva in questo paese, sfascia tutto e ricomincia, e non credo che lo faccia per l’Italia, ma per i propri meriti e demeriti”.

Conclude l’intervista lanciando questo appello: “Infermieri d’Italia unitevi, siate più coscienziosi perché sicuramente tutti noi quando ne avremo bisogno riconosceremo il vostro lavoro, la vostra pazienza e la vostra partecipazione”.

Savino Petruzzelli

Savino Petruzzelli

“La mia è una storia che parte molti anni fa… avevo notato che nessuno a livello dei media e dei social parlava di quello che gli infermieri facevano e soprattutto le loro best-practice. Ecco perché la mia avventura, nel campo dell’informazione, inizia per gioco attraverso i social network. Più il tempo passava e più notavo che il mio lavoro veniva apprezzato sempre più, soprattutto dai colleghi alla ricerca di risposte e di confronti. Ora dopo 8 anni quest’avventura è diventata una realtà ben consolidata, anche grazie al lavoro degli altri colleghi dello staff, con la nascita della testata giornalistica NurseTimes… anche se sappiamo tutti che gli infermieri tendenzialmente sono pigri nello scrivere e nel leggere articoli. La mia sfida è quella di contribuire a far aprire le menti. Io faccio parte di questa filosofia di vita e mi riferisco ad un noto personaggio dal nome di Steve Jobs che diceva: "Siate affamati. Siate folli!" Io con la mia visione un po’ fuori dagli schemi sto cercando di sperimentare nuove forme e vie comunicative al fine di portare, in primis ai colleghi ma anche alla società tutta, la cultura e l’identità di una professione messa sempre in penombra.

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Savino Petruzzelli

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