Vale ancora la pena lottare per la professione infermieristica?

La maggior parte degli infermieri laureati negli ultimi 10 anni sono attualmente precari, disoccupati o sottopagati e sfruttati. Ogni professionista è subissato da un carico di lavoro elevatissimo e da enormi responsabilità che però non determinano alcun riconoscimento economico o sociale.

L’Italia detiene il record europeo di “Neet” tra i 20 ed i 24 anni (Not in Education, Employment or Training) ovvero persone che hanno rinunciato a studiare e a cercare lavoro ormai scoraggiate dalla situazione lavorativa in cui riversa la nazione italiana.

Un fenomeno simile si sta verificando anche tra gli infermieri a causa delle difficoltà ad ottenere un colloquio, condizioni lavorative decenti o uno stipendio che permetta di sopravvivere. Molti neolaureati, dopo anni trascorsi ad inviare curricula senza ricevere nemmeno una risposta, hanno iniziato a mettersi in gioco sul mercato del lavoro generico, per il quale non è certo richiesta la laurea in Infermieristica conseguita dopo aver investito lunghi anni della propria vita e aver sostenuto enormi sforzi economici.

Di seguito riportiamo l’intervista rilasciata da un’infermiera “Neet”, che preferisce mantenere l’anonimato:


Benvenuta Paola (nome di fantasia), cosa ti ha spinto ad intraprendere il corso di laurea in Infermieristica?

Io sono partita dalla Sicilia per studiare e fare una cosa che in casa mia fanno tutti. Sono nata e cresciuta praticamente tra gli infermieri. Il desiderio di proseguire la tradizione mi ha spinto a frequentare l’università abbandonando la mia terra per recarmi in Toscana, più precisamente a Firenze.

La prospettiva di poter fare qualcosa per qualcuno mi entusiasmava. Avevo il desiderio di essere utile insomma. Puntavo ad entrare nell’area dell’emergenza.

Come potresti descrivere il tuo percorso di studi?

Il percorso di studi è stato molto sofferto, soprattutto i primi due anni. Ho avuto un crollo tanto da aver abbandonato nel 2009 a causa dell’esame di istologia. Dopo 7 tentativi fallimentari ho lasciato il corso di laurea. Nei mesi successivi alla mia resa tornai a casa. Tentai un concorso per allievo maresciallo dell’esercito italiano, con l’unica motivazione di entrare per laurearmi in infermieristica come militare ma purtroppo non superai il concorso.

Ho tentato altre due volte di arruolarmi nell’Esercito Italiano come VFP1 (Volontari in ferma prefissata di un anno) senza successo.

Mi sono arresa ed ho iniziato a lavorare come barista. Trascorsi due anni nel solito locale ho avuto un’illuminazione: quando ho capito che l’infermiera sarebbe stato il lavoro che avrei scelto per il resto della vita e che ho sempre desiderato fare è stato tutto molto più semplice.

Ho ripreso gli studi superando il maledetto esame di istologia al primo tentativo. Non ero più la ragazzina terrorizzata dalla professoressa ed ero sicura delle mie capacità riuscendo a laurearmi nel mese di dicembre 2013.

Dopo quanto tempo hai iniziato a lavorare?

Ho iniziato a portare curricula personalmente in ogni clinica e struttura per anziani di Firenze e provincia oltre ad inviarne altri in risposta a centinaia di annunci online di ogni genere. Tra il mese di dicembre 2013 ed il mese di marzo 2014 avrò consegnato oltre 1000 curricula senza mai ricevere alcuna risposta. Dopo questo enorme sforzo, non vedendo alcun risultato, mi rassegnai.

Non ricevetti alcuna risposta, neanche un messaggio che dicesse “No grazie, non siamo interessati alla sua candidatura”.
Iniziai a lavorare come cameriera in un ristorante con contratto a tempo indeterminato.

Dopo circa 2 anni arrivò l’unica chiamata da parte di una RSA situata nel paese di Bivigliano. Venerdì 25 marzo 2016 ricevetti una telefonata da parte della responsabile di questa struttura. Mi venne offerto un contratto della durata di 3 giorni per sostituire un’infermiera in malattia.

Avrei dovuto iniziare il giorno successivo. Mi dimostrai subito titubante pertanto la responsabile cercò di invogliarmi ad accettare dicendo che il contratto avrebbe potuto anche essere esteso per un periodo non superiore ai 15 giorni però, poiché sua figlia si sarebbe laureata in infermieristica a breve.
Rifiutai la proposta tornando a lavorare nel ristorante a 1200 euro al mese.

Hai intenzione di cercare nuovamente lavoro come infermiere?

Certo, non mi arrendo. Ho studiato per questa professione e continuerò a cercare. Nella peggiore delle ipotesi vorrei avviare un mio studio infermieristico ma, essendo un passo importante, devo valutare i pro e i contro. Per adesso mi tengo stretta il mio posto da cameriera avendo un regolare contratto a tempo indeterminato.


Ringraziamo Paola per l’intervista rilasciata alla redazione di Nurse Times.

La situazione descritta dalla collega è sovrapponibile con quella di migliaia di altri infermieri. Le Pubbliche Amministrazioni mettono a disposizione posti di lavoro con il contagocce tramite concorsi pubblici e che, di fatto, servono solo a riempire le casse di chi li organizza. A queste selezioni partecipano oltre 15.000 candidati e, durante le prove, non si può certo parlare di situazioni “limpide” e trattamenti paritari tra candidati.

Pertanto ha davvero ancora senso sognare di diventare infermiere?

Simone Gussoni