Si può incorrere nell’accusa di esercizio abusivo della professione. Ma siamo sicuri che sia la strada giusta?

Gli infermieri pediatrici che si prendono cura di un paziente anche dopo che ha compiuto 18 anni, d’ora in poi, dovrebbero essere chiamati a rispondere di esercizio abusivo della professione. La legge attuale, infatti, prevede che possano occuparsi esclusivamente di minori.

Sul piano etico, si tratta di un paradosso. Almeno quando si parla di giovani pazienti affetti da malattie rare. Sì, perché le loro famiglie sono lasciate sole e, non potendo più contare su alcun riferimento, devono cercare percorsi di cura alternativi, magari spostandosi in altre regioni o intraprendendo i cosiddetti viaggi della speranza per essere ricevuti dal luminare di turno.

“Una responsabilità che viene lasciata alla famiglia – raccontano alcuni rappresentanti del gruppo torinese Pediatric Nurse Power, quando invece  la legge parla di transizione della cura dalla struttura pediatrica di appartenenza alla struttura di arrivo per adulto. Parliamo di patologie che interessano circa il 2% dei pazienti assistiti negli ospedali pediatrici italiani. Mancano in Piemonte, così come in molte altre regioni italiane, strutture intermedie in grado di rispondere alle esigenze specifiche di pazienti adolescenti o giovani adulti. O comunque mancano percorsi assistenziali condivisi che prevedano la transizione delle cure, in grado di garantire continuità assistenziale. Spetta anche alla politica prendere a cuore questa problematica, intercedere con il ministero della Salute affinché sia concessa l’autorizzazione all’esercizio della presa in cura dei pazienti nell’attesa che vengano costruite reti territoriali di affiancamento”.

Proprio il Piemonte potrebbe diventare capofila di una politica dei diritti del bambino e della famiglia per le migliori cure possibili, avviando per primo la sperimentazione, magari ragionando anche in termini di formazione e occupazione, e avviando tavoli di confronto con l’università, che potrebbe annualmente bandire concorsi ad hoc per queste figure professionali.

Sempre da Pediatric Nurse Power fanno sapere: “Al momento è stata presentata un’interrogazione al ministero a firma del senatore del Partito Democratico, Mauro Laus, che aveva già seguito la vicenda da presidente del Consiglio regionale. In tale interrogazione si chiede di emanare una circolare anche di natura transitoria per autorizzare gli infermieri pediatrici all’assistenza e alle cure esclusivamente dei pazienti maggiorenni già in carico, affetti da patologie insorte in età pediatrica, garantendo così la continuità assistenziale. Ci auguriamo di ricevere presto una risposta da parte degli uffici ministeriali”.

Sabato si riunirà a Roma la Commissione nazionale permanente, in seno alla Federazione nazionale delle professioni infermieristiche (Fnopi). Sarà l’occasione, sulla base delle mozioni arrivate da tutta Italia, per fare il punto su alcune linee di indirizzo, tra cui l’assistenza dei pazienti maggiorenni.

Secondo il Registro nazionale malattie rare dell’Istituto superiore di sanità, in Italia si stimano 20 casi di malattie rare ogni 10mila abitanti e circa 19mila nuovi casi ogni anno, segnalati dalle oltre 200 strutture sanitarie. Il 2% delle patologie riguarda pazienti in età pediatrica (inferiore ai 14 anni). Alcune forme leucemiche, ad esempio, insorgono dopo i 18 anni e hanno una risposta migliore con l’applicazione in ambito pediatrico dei protocolli terapeutici specifici per i pazienti pediatrici.

Redazione Nurse Times

Fonte: www.novasocieta.it