Con il termine OMERTÀ si intende quel comportamento volto a nascondere alla legge l’autore di un misfatto, per interesse o timore di vendetta.

L’omertà viene intesa come una regola di obbedienza imposta agli affiliati ad un’organizzazione mafiosa. L’etimologa della parola non è nota. Probabilmente è voce di origine siciliana, affine a “omo“, intendendo l’omertà come virilità, come qualità dell’uomo d’onore; in questo senso, potrebbe essere un adattamento dallo spagnolo “hombredad” (virilità) o da “hombre” (uomo).

Il concetto di Omertà viene sempre più frequentemente accostato alla categoria degli Infermieri. I più recenti episodi di cronaca nera hanno dimostrato quanto questo fenomeno sia presente in sanità. Tutti gli infermieri operanti nel pronto soccorso dell’ospedale di Saronno erano a conoscenza del fantomatico protocollo utilizzato dal dottor Cazzaniga per porre fine alla vita dei pazienti. Per quale motivo nessuno ha denunciato?

Solo un’infermiera ha preso il coraggio a due mani cercando di rompere il vincolo di segretezza e complicità denunciando gli omicidi alla direzione sanitaria che, prontamente ha messo a tacere la donna insabbiando l’accaduto.

L’omertà dell’infermiere ha origini ataviche. Sarebbero proprio le università ad insegnare ciò agli studenti.

Chi non ha mai dovuto subire minacce o pressioni psicologiche dai docenti universitari, dagli assistenti o dai tutor clinici?

Quanti studenti universitari accettano di essere sfruttati, umiliati e maltrattati pur di poter completare il percorso di studi, come se la laurea fosse un dono concesso per il quale gli stessi non hanno lottato?

Riproponiamo lo strano caso del corso di laurea in infermieristica organizzato in un polo didattico del nord Italia: un gruppo di studenti denuncia alla nostra testata giornalistica gravi irregolarità nello svolgimento dei tirocini e delle lezioni. Decine di aspiranti infermieri avrebbero frequentato solamente 5 giornate di tirocinio e laboratori clinici nel corso dell’intero I anno di corso. I ragazzi giustamente si sentono impreparati e, non sapendo come muoversi chiedono aiuto a Nurse Times.

Viene realizzato un articolo denuncia (VEDI) che manda su tutte le furie il Magnifico Rettore il quale convoca i docenti del polo per avere chiarimenti. Ed ecco che la caccia alle streghe ha inizio.

A tutti gli studenti viene inviato un comunicato via mail: “Avviso Urgente, la lezione di oggi è sospesa”.

È stata indetta una riunione nello stesso pomeriggio della pubblicazione dell’articolo con la quale ha avuto inizio la caccia alle streghe.

“Chi di voi ha parlato?”

L’interrogatorio prosegue inesorabile:

“Chi di voi ha osato parlare di VIOLENZA PRIVATA”.

Il terrore pervade il gruppo di giovani studenti ed il nostro informatore inizia a vacillare.

“Saranno avviate indagini a tappeto per scoprire il colpevole”.

Gli studenti che il giorno prima erano fermamente schierati dalla parte della “spia” ora sta rinfacciando quanto dichiarato.

“Hai esagerato! Ora saremo ulteriormente penalizzati!”

Ed ecco che il concetto di omertà entra anche nelle sedi universitarie.

Ma torniamo ai nostri studenti universitari rinchiusi in aula di fronte ad un plotone di tutor didattici.

“Chi ha parlato e perché?

Le voci di corridoio e le leggende metropolitane diventano un tutt’uno con il terrore dilagante nell’aula.

“Stiamo indagando in collaborazione con la Polizia Postale per scoprire chi di voi abbia riferito tutto ciò a Nurse Times. Confessate ora e sospenderemo le indagini che potrebbero avere conseguenze spiacevoli per i colpevoli.”

Quale studente non si è mai trovato di fronte ad una situazione simile nel corso dei tre anni?

Quanti infermieri hanno voluto far finta di non vedere un collega che ha alzato le mani su un paziente?

L’omertà, in quanto fenomeno umano, è destino a nascere, svilupparsi e morire. Con la collaborazione delle “vittime” e di chi è fuori dalle “cosche” sicuramente, il tempo della fine di questo fenomeno non potrà che essere anticipato.

Non abbiate paura di denunciare!!!

Come ribadito nel precedente articolo, avendo ricevuto unicamente la versione data dagli studenti, restiamo a disposizione per chiarimenti da parte dei responsabili del tirocinio clinico pratico.

Simone Gussoni