In piena estate, alcuni Burocrati del Servizio Sanitario Regionale di Emiliano, colti dalla calura estiva, dopo un lungo letargo, si svegliano di soprassalto e decidono di occuparsi (con urgenza) degli Infermieri coordinatori

Ovvero di verificare se le strutture del SSR pubblico, privato accreditato e autorizzato dispongono di infermieri coordinatori in regola con il possesso dei requisiti di legge. È quanto si legge nella nota urgente che si allega all’articolo.

C’è da chiedersi il perché di questa iniziativa ritenuta urgente? Cosa nasconde la comunicazione regionale e sopratutto cosa mira ad ottenere?

Intanto va precisato ai sigg. Burocrati firmatari della missiva, che non esiste da tempo il profilo di Infermiere coordinatore poiché soppiantato dall’infermiere con funzioni di coordinamento prima e con l’incarico di funzione di organizzazione dell’attuale CCNL.

Ignoranza, superficialità o cosa?

Evidentemente c’è un distinguo tra gli incarichi di coordinamento regolati dal contratto pubblico (incarichi di funzione di organizzazione) e quello privato (incarichi di coordinamento).
Quindi i sigg. Burocrati rivolgono comunicazione istituzionale a destra e a manca per sapere cosa? A quale scopo?

Dimostrare sensibilità nei riguardi di una professione “massacrata” dall’ignoranza delle attività di programmazione sanitaria.

Si aggiunga che nell’ambito dell’accreditamento istituzionale della sanità pubblica, privata, accreditata e convenzionata cui alle relative delibere di giunta regionale, l’argomento non viene preso in esame e non c’è un dettaglio delle funzioni di coordinamento oggi chiamati incarichi di organizzazione con il nuovo contratto di pubblico impiego.

La nota fa sorridere nei suoi contenuti poiché ancora oggi porta la dicitura coordinamento al posto di incarichi di funzione; incarichi che oggi con il nuovo CCNL del comparto sanità sono flessibili, oggetto di verifica e conferma e soggiogati alle disponibilità dei fondi aziendali. Ma questo, i Burocrati non c’è l’hanno nel loro patrimonio di conoscenze.
Che tristezza!

Massimo Randolfi

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