Paolo Vaccarello, infermiere del servizio di Emergenza sanitaria 118 ed Elisoccorso di Parma, risponde al presidente della Società Italiana Sistema 118.

A pochi giorni dalla fondazione della Siems (Società italiana emergenza sanitaria) arriva una doppia uscita sincronizzata di Sis 118, il cui contenuto mi ha fatto sorridere, ma allo stesso tempo mi ha molto intristito. Il comunicato è l’ennesimo appello di Mario Balzanelli al Governo per chiedere “con urgenza” una riforma del 118. La sua.

Peccato che, probabilmente complice il suo modo di vedere le cose e/o di gestire i rapporti tra la società le istituzioni e gli organi interni, Sis118 abbia perso un pezzo consistente della sua rappresentanza di direttori e responsabili delle centrali operative 118 e dei servizi di emergenza territoriali, in modo particolare nel Nord Italia. Anche per questo, se sull’urgenza di riforma mi trova personalmente d’accordo, sul fatto che la ricetta sia la sua trova in disaccordo me e un certo numero di figure autorevoli del 118, che anche per questo motivo (la mozione) è uscita da Sis118, sbattendo la porta.

Nel comunicato si legge delle polemiche che vanno avanti da mesi, ma devo correggere il dottor Balzanelli, perché in realtà vanno avanti da anni (per essere precisi dal 2009), con tanto di esposti finiti nel nulla da parte di chi, come lui, nell’ottica di un sistema medico-centrico, ha ardito più volte le vie giudiziarie con scarsi risultati e, quando è passato alla “sanzione disciplinare” contro chi sosteneva la validità di un modello medico/infermiere con margini di autonomia per gli infermieri, si è visto la magistratura rivoltarsi contro, con tanto di sentenza della consulta ad anticipare la tempesta.

Probabilmente in casa Sis 118, con la nascita di Siems, devono aver sentito suonare la campanella. La possibile entrata in scena di un’altra società scientifica dello stesso settore, ma con vedute profondamente diverse sull’argomento, e che ha buone probabilità di essere accreditata presso il ministero, ha evidentemente sortito qualche effetto. Il primo: il comunicato delle “rappresentanze infermieristiche della Sis 118” (la parte che mi intristisce), che ricalca i giri di parole del presidente (la parte che mi fa sorridere). Una sviolinata infinita sul ruolo insostituibile e determinante degli infermieri, ma anche uno slalom gigante sul punto delle menzionate polemiche. Roba che neanche Alberto Tomba.

Sì, perché chi segue la vicenda da tempo, come me, sa benissimo che alla base di tutto c’è solo una cosa: le ambulanze con infermiere a bordo (senza medico) e i relativi protocolli/competenze avanzate degli infermieri. Ma Balzanelli si svincola dalla questione, e nel suo comunicato (e con lui la rappresentanza infermieristica Sis 118) tenta di imbonire tutti con parole come “integrazione”, “sintonia”, “equipe”. Ovvietà che nessuno ha mai messo in discussione, ma anche una serie di “supercazzole” in stile Amici miei, che dicono chiaramente sempre la stessa cosa: il medico E l’infermiere e mai il medico O l’infermiere. Fumo negli occhi sulla questione cardine: le cosiddette competenze avanzate infermieristiche e i protocolli infermieristici nel 118, che sono da anni una realtà consolidata in diverse regioni (del Nord).

In questo il dottor Balzanelli somiglia molto ad Arthur Fonzarelli, il “Fonzie” di Happy Days, che non riusciva a dire “Ho sbagliato”, nonostante si sforzasse di farlo. Come Fonzie, Balzanelli non riesce a mettere in un comunicato che parla degli infermieri del 118 la parolina magica “AUTONOMIA”. Lo fa ostinatamente, come se il caso Venturi, tutto quello che è accaduto prima e quello che sta accadendo dopo non fossero mai esistiti.

In questo scenario l’urgenza appare più dettata dall’imminente entrata al tavolo della riforme di Siems e Siiet (Società italiana infermieri emergenza territoriale), in grado di proporre visioni alternative e evidentemente indigeribili, che dal bisogno di una radicale innovazione normativa del settore, praticamente ferma al 1992, e, ad avviso dello scrivente, da integrare e migliorare dal punto di vista della multidisciplinarietà per colmare le enormi diversità regionali.

Paolo Vaccarello