L’educazione ai corretti stili di vita passa dagli infermieri di famiglia e comunità

L’intervento di Paola Obbia del SSD Consultorio Familiare dell’ASL CN1 durante il Festival della Salute e i seminari per l’autogestione delle malattie croniche

L’intervento di Paola Obbia del SSD Consultorio Familiare dell’ASL CN1 durante il Festival della Salute e i seminari per l’autogestione delle malattie croniche

Firenze, 20 novembre 2019 – Gli infermieri di famiglia e comunità come educatori nella fragilità e cronicità. A parlarne è stata Paola Obbia del SSD Consultorio Familiare dell’ASL CN1, Università di Torino e membro dell’AIFeC (Associazione degli Infermieri di Famiglia e di Comunità), in occasione del Festival della Salute, alle Terme Tettuccio di Montecatini Terme. L’incontro è stato promosso dall’Ordine delle professioni infermieristiche interprovinciale Firenze-Pistoia. 

«L’infermiere è un attore cardine delle cure primarie che lavora in sinergia con i medici, i servizi sociali, e con le aziende sanitarie di riferimento – commenta Paola Obbia -. È importante non solo che i cittadini abbiano il medico di riferimento, ma anche l’infermiere di famiglia e di comunità adeguatamente formato. Questa proposta è stata lanciata dall’OMS Europa nel 1998 per favorire un settore di cure integrato e l’attenzione alla bassa soglia dove si può fare prevenzione “dal basso”, a livello individuale e comunitario, con i cittadini. Penso che sia necessaria una profonda rivoluzione culturale nelle organizzazioni: una transizione dagli “egosistemi” che lavorano in silos professionali e organizzativi a un ecosistema che integri saperi e ruoli a servizio dei cittadini. Un modus operandi che sia funzionale alla complessità delle sfide di salute della nostra società che vedono l’aumento delle malattie croniche in tutte le fasce d’età, non solo negli anziani. Si passa così da una logica quasi esclusivamente prestazionalistica e reattiva a una di presa in carico proattiva, leggera e anticipata, coinvolgendo tutte le risorse del territorio e attivando. Un invito a lavorare in tal senso – prosegue – arriva dal Piano Nazionale Cronicità. In Piemonte la sua adozione nel Piano Regionale Cronicità e poi nei Piani Locali Cronicità, ha visto un intenso lavoro di coinvolgimento dei Distretti Sanitari.

Nell’ASL CN, già sede del progetto europeo CoNSENSo che ha sperimentato l’operatività degli infermieri di famiglia e di comunità con formazione avanzata, sono stati aperti gli ambulatori della salute a gestione infermieristica per favorire la prevenzione. Gli infermieri, formati con il programma dell’Università di Stanford suggerito dal Piano Nazionale Cronicità, organizzano in modo strutturato corsi della durata di sei settimane, con incontri a cadenza settimanale, per gruppi di circa dodici persone, con sessioni molto interattive e partecipative. Il programma è rivolto alle persone con malattie croniche e ai loro familiari». 

Gli argomenti di tali seminari includono tecniche per gestire problemi come la frustrazione, la fatica, il dolore e l’isolamento; l’esercizio fisico appropriato per migliorare la forza, la flessibilità e la resistenza; l’uso appropriato dei farmaci; la comunicazione efficace con familiari, amici e gli operatori sanitari; la nutrizione ma anche la valutazione dei nuovi trattamenti.

«Il modello consente di apprendere gradualmente a gestire le proprie cure, affrontare il dolore e le situazioni di stanchezza, far fronte a sentimenti di tristezza, mangiare in modo sano, fare esercizio fisico in modo sicuro, utilizzare correttamente i farmaci, rilassarsi e apprezzare la vita, dandosi obbiettivi personali e raggiungibili. Obbiettivi che – conclude – rientrano nel percorso educativo ai corretti stili di vita. I cambiamenti richiedono una grande motivazione e il lavoro in gruppo facilita la determinazione. L’infermiere, adeguatamente formato, è una grande risorsa per i cittadini. Va ricordato, inoltre, che in Italia l’alfabetizzazione sanitaria è tra le più basse in Europa. La promozione della salute e l’educazione terapeutica hanno un grande potenziale per migliorare la qualità di vita». 

Redazione Nurse Times

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