Lettera aperta alla Presidente della FNC Ipasvi Barbara Mangiacavalli

Un messaggio indirizzato alla Presidente della Federazione IPASVI da parte di un infermiere che crede fortemente nella professione che ha scelto di intraprendere ma che…

Un messaggio indirizzato alla Presidente della Federazione IPASVI da parte di un infermiere che crede fortemente nella professione che ha scelto di intraprendere ma che si trova ad affrontare le innumerevoli difficoltà a cui è sottoposta l’intera categoria infermieristica

Buongiorno Egregia Presidente.

Mi presento, sono il Dottor Gaetano Ciscardi, laureato in Infermieristica due anni fa presso l’Università degli Studi di Catania e prossimo laureando nella Magistrale in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche sempre presso lo stesso Ateneo.

In queste ultime settimane, tra i vari gruppi per infermieri presenti su Facebook che formano dei veri e propri forum di confronto tra noi colleghi, è capitato di parlare spesso di casi diffamazione, esercizio abusivo e lesione della reputazione della nostra professione che io ho scelto di intraprendere con tanto entusiasmo, lo stesso che pian piano sembra svanire per via delle nefandezze e inesattezze che quotidianamente investono la nostra categoria.

Leggo di annunci su internet di badanti, dame da compagnia, signore delle pulizie (tutte prontamente denunciate dal sottoscritto) che si propongono per assistenza infermieristica domiciliare SENZA POSSEDERE ALCUN TITOLO E NESSUNA LAUREA IN INFERMIERISTICA; annunci con tanto di cartelli pubblicitari di OSS che si propongono per assistenza domiciliare con “ampia esperienza INFERMIERISTICA e FISIATRICA”!

Leggo ancora costantemente sopratutto la nostra dicitura accostata impropriamente al nome “Volontarie della Croce Rossa Italiana”. Ecco, fermandoci un attimo qui, sorge un dubbio atroce: perché nonostante i cambiamenti avvenuti nella professione, debba essere ancora presente nella loro dicitura anche la parola INFERMIERE?

Ma soprattutto perché spacciarsi per infermieri, mettendo in evidenza sul loro sito ufficiale immagini ed informazioni riguardanti i servizi offerti nei loro ambulatori (che dovrebbero toccare a noi veri professionisti), che prevedono, tra le altre cose, iniezioni e medicazioni che sappiamo benissimo essere di competenza di un esperto competente con la laurea in Infermieristica?

Riguardo invece una delle ultime notizie da me apprese in data 14 ottobre c.a., nella pagina facebook “Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana” (LINK) viene pubblicato un annuncio che ritraeva la possibilità di partecipare ad un Master Universitario presso l’Università di Bologna dal titolo Management umanitario e socio-sanitario: i principi fondamentali della Croce Rossa e loro applicazione.

Come può essere possibile che un master universitario (quest’ultimo rilasciato dalle università italiane al termine di corsi di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente e ricorrente), e nel caso specifico, un master di I livello ̶ per legge rilasciabile al termine di corsi a cui si può accedere con la laurea (o titoli legalmente equipollenti) ̶ possa essere aperto alle volontarie della CRI le quali non possiedono alcun titolo di laurea o equipollente ad esso?

Citando il sito ufficiale delle Volontarie CRI esse si definiscono “Ausiliarie delle Forze Armate, che oltre a portare aiuto e conforto in caso di guerra, di emergenze sia nazionali che internazionali, sono da sempre impiegate anche in missioni umanitarie in Italia e all’estero.

Le “Crocerossine” conseguono un diploma dopo un corso teorico-pratico della durata di due anni e prestano la loro opera negli ospedali militari, in quelli civili, nelle postazioni di pronto soccorso, negli ambulatori, nei centri di assistenza e in qualsiasi posto sia necessario la loro presenza”.

In base alla descrizione sopracitata, le Volontarie della CRI effettuano un corso che per validità legale, formazione e preparazione le compara agli Operatori Socio Sanitari (OSS) e non a noi Infermieri. Quindi forse non sarebbe giuridicamente più appropriato che esse venissero classificate come “OPERATRICI SANITARIE VOLONTARIE DELLA CROCE ROSSA ITALIANA“?

http://www.crimilano.it/salute/ambulatorio-cri/

Che sia chiaro Presidente, tengo a sottolineare come il sottoscritto non abbia alcun tipo di rivalsa o di odio incondizionato verso un movimento che ha fatto la storia dell’assistenza e che sicuramente si configura come una delle risorse più importanti in ambito sociale e del volontariato, ma il mio dissenso è rivolto verso chi, pur avendo un corso che le classifica come OSS, si spaccia per infermiere professionista mettendo in discussione la sicurezza dei cittadini, dando oltretutto false informazioni sulla nostra categoria.

Che io sappia, non esistono i volontari avvocati, i volontari ingegneri, i volontari economisti, i volontari chirurghi ecc. Quindi perché siamo l’unica categoria di professionisti in Italia a dover dividere la nostra professione con Volontarie Infermiere della CRI che la cittadinanza intera riconosce (non per loro colpa) come infermieri a tutti gli effetti?

A tal riguardo volevo aggiungere come il movimento delle Volontarie della Croce Rossa Italiana (mi perdoni ma non riesco proprio ad associare la parola Infermiere all’interno della loro dicitura), furono già denunciati per diffamazione di esercizio abusivo della professione dall’Ordine degli Psicologici del Lazio in seguito a “prestazioni di supporto psicologico agli sfollati della costa adriatica” in seguito al terremoto verificatosi nel 2009.
Citando questa notizia, credo che la stessa azione eseguita dall’ordine degli psicologi possa essere eseguita da noi, tramite l’intervento della nostra Federazione da lei presieduta che rappresenta noi infermieri tutelandoci in tutta Italia, fornendosi di un potente strumento fondamentale nella nostra categoria, quel codice deontologico che nel suo art. 50 ci invita “a tutela della salute della persona, di segnalare al collegio professionale le situazioni che possono configurare l’esercizio abusivo della professione infermieristica”.

Parlando proprio del’art. 50, sempre di più sono purtroppo i casi di “abuso di professione” (delitto disciplinato dall’art. 348 del codice penale italiano) e “lesione della reputazione della professione” (art. 2059 c.c. e art. 185 c.p.) che colpiscono la nostra professione; badanti, dame da compagnia, ditte di sartoria e infine anche OSS che pubblicano annunci in cui dichiarano di possedere, tra le altre cose, competenze infermieristiche mettendo in pericolo la salute dell’intera cittadinanza.

Ricordo ancora quando iniziai il mio percorso accademico cinque anni or sono. Ero una matricola piena di speranza, voglioso di iniziare il mio percorso che sapevo presentarsi enigmatico e tortuoso, affrontato con tanta gioia e determinazione utili nel portarmi ad intraprendere un mondo che per me era davvero un punto interrogativo ma che grazie alla mia formazione e all’esperienza di tirocinio, mi ha permesso di capire l’importanza e il fascino nel ricoprire un ruolo, una professione di cui ANDAR FIERI.

Ed io, come credo tanti colleghi, oggi sentiamo tutto il nostro senso di appartenenza alla nostra categoria soffocato da un sempre più insistente peso di oppressione e denigrazione che subisce la nostra professione, devastata dai media, da altri professionisti, da chi abusa, e forse anche da noi stessi, rei di essere ancora impauriti o meglio dire immaturi per affrontare il cambiamento che la nostra giovane professione sta affrontando, ancora in cerca di un “pastore” che ci indichi una via comune da seguire per rimanere uniti, compatti e forti.

Questi ultimi tre termini credo rappresentino la chiave di volta per far fronte alle avversitĂ  che continuiamo a subire e che ci vedono sempre costretti ad inseguire il raggiungimento di una completa e totale identificazione in termini di professionisti perfettamente integrati sotto il punto di vista SCIENTIFICO ED INTELLETTUALE.

Per concludere Presidente io volevo appellarmi a Lei, ponendole questi quesiti e queste problematiche, perché vedo sempre più colleghi stanchi, umiliati, abbattuti da una società che non ci riconosce adeguatamente, da un sistema che non ci rispetta come professionisti (sia in termini di competenze e di autonomia sia in termini retributivi), ma non per questo perderemo la nostra voglia ed il nostro desiderio di portare un aria nuova, di cambiamenti alla nostra meravigliosa professione che viene martoriata continuamente ed impropriamente.

Da parte mia non ci saranno mai dubbi sulla professionalitĂ  che voglio mettere sul campo per intraprendere una ruolo che reputo tra i piĂą onorevoli in campo sanitario, ma allo stesso tempo ho paura che questo mi verrĂ  negato da un sistema di pensiero sociale che non ci riconosce come dovrebbe. Solo con un intervento congiunto, deciso e collaborativo potremmo cercare di apportare le dovute migliorie finalizzate al completo raggiungimento del riconoscimento della classe infermieristica.

Credo semplicemente che l’infermiere oggi in Italia meriti molto più rispetto; meriti la possibilità di espletare il proprio lavoro senza dover essere minacciato in alcun modo nel compiere mansioni non di sua competenza; meriti di poter applicare sul campo ciò che ha intrapreso nei suoi studi accademici, nei corsi di aggiornamento, nei master o in qualunque contesto didattico/formativo cui abbia preso parte.

Meritiamo questo e tanto altro perchè in fondo la nostra professione può realmente essere definita come la più bella e gratificante del mondo e non basterebbe di certo una lettera per descriverne i motivi.

Distinti Saluti,

Gaetano Ciscardi

Un fiero ed orgoglioso Dottore in Infermieristica Gaetano Ciscardi.

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SITOGRAFIA
www.cri.it

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