Sono stati registrati otto nuovi farmaci tra il 2018 e il 2018. Risultati promettenti anche per le forme più resistenti alle cure.

LA PATOLOGIA – La speranza per i pazienti e la consapevolezza della forza della scienza, sostenuta dalle grandi novità terapeutiche, sono le forti basi della Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma, in programma venerdì 21 giugno. Negli ultimi anni si è assistito a un’autentica rivoluzione. I progressi ormai si notano anche per quelle forme che erano “rimaste un po’ indietro”, come le leucemie acute e le mielodisplasie. Contro queste patologie, tra il 2017 e il 2018, si sono infatti registrati otto nuovi farmaci.

LA DIAGNOSI – Quest’anno l’attenzione della Giornata si focalizza proprio sulle novità che la scienza ha ormai codificato per quelle forme ematologiche che, negli ultimi 40 anni, avevano avuto pochi avanzamenti sul fronte sia della cura che della guarigione. «Ora l’ematologo – spiega Sergio Amadori, presidente dell’Ail (Associazione italiana contro le leucemie), che quest’anno compie 50 anni – deve solo pensare a come usare meglio i farmaci e, in questo, ha grande importanza la modalità di diagnosi, che deve essere mirata: preciso il farmaco, precisa la diagnosi».

Ora sono disponibili per le leucemie acute importanti innovazioni, come gli anticorpi monoclonali, e per le mielodisplasie la disponibilità di farmaci mirati sta diventando sempre più concreta. Con questi anticorpi, più la chemioterapia, si apre dunque la possibilità di portare avanti ricerche che potranno dare remissioni più lunghe e un aumento del tasso di guarigione.

LE TECNICHE – Una leucemia conosciuta tanti anni fa come leucemia fulminante, di cui 1’85-90% dei pazienti moriva entro un mese, oggi guarisce nel 95% dei casi. La leucemia linfoblastica acuta, una forma molto aggressiva, nel bambino oggi guarisce nel 90% dei casi. Il linfoma di Hodgkin oggi guarisce nell’85% dei casi. Alcune forme di leucemie acute, soprattutto nell’anziano, rimangono ancora con percentuali basse. Grazie al miglioramento delle tecniche diagnostiche e alla possibilità di caratterizzare meglio la malattia dal punto di vista molecolare, oggi è possibile identificare mutazioni del Dna che possono essere bersagliate con farmaci specifici. In Italia, nel 2018, sono stati diagnosticati circa 30.700 casi di nuovi tumori ematologici, in leggero calo rispetto al 2017.

In occasione dei 50 anni, una delegazione di Ail, sabato sarà ricevuta al Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale sarà donato il francobollo celebrativo del cinquantennale di Ail. Appuntamento centrale è “… Sognando Itaca”, un viaggio in barca a vela nel Mar Tirreno dei pazienti insieme ai medici. L’avventura si è appena conclusa.

Negli anni, Ail è cresciuta molto e continua a farlo insieme a migliaia di volontari in tutta Italia. È organizzata in 81 sezioni provinciali e svolge molte attività per i pazienti: sostenere le case alloggio vicine ai centri di ematologia; ospitare i pazienti che devono affrontare lunghi periodi di cura, assistiti dai propri familiari; organizzare il servizio di cure domiciliari per evitare il ricovero a tutti i pazienti che possono essere curati a domicilio; finanziare borse di studio a giovani specializzandi e ricercatori in tutti i centri italiani di ematologia che aderiscono al Gruppo Gimema per lo sviluppo della ricerca scientifica sulle malattie ematologiche.

I GIOCHI – L’Associazione realizza anche scuole e sale gioco in ospedale per consentire ai giovani pazienti di non perdere il contatto con la realtà. In tema di ricerca, la Fondazione Gimema (Gruppo italiano malattie ematologiche dell’adulto) promuove da oltre 30 anni la ricerca clinica indipendente sui tumori ematologici. Negli anni la struttura si è consolidata per comprendere quali erano i bisogni terapeutici dei pazienti e indirizzare la ricerca indipendente per individuare possibili soluzioni di cura. «Questo approccio ha portato risultati davvero importanti, come nel caso della leucemia acuta promielocitica (Lap)», spiega Marco Vignetti, presidente Fondazione Gimema e vicepresidente nazionale dell’Associazione.

LO STUDIO – «In questi giorni – aggiunge Vignetti – siamo particolarmente orgogliosi perché abbiamo ricevuto un finanziamento dal prestigioso Nci, il National Cancer Institute americano, per lo studio “Empathy”. È la prima volta che un gruppo cooperatore italiano riesce a ottenere un finanziamento dal più prestigioso ente di ricerca del mondo. L’obiettivo è fare un trial sulla qualità di vita condotto in modo innovativo, raccogliendo informazioni vere sulla qualità di vita delle persone in terapia».

Redazione Nurse Times

Fonte: Il Messaggero