L’infermiere che dorme nel turno di notte…rischia il licenziamento?

Rischia il licenziamento chi dorme sul posto di lavoro? Forse si, forse no, a volte! L'infermiere che dorme durante il turno di notte fa eccezione?…

Rischia il licenziamento chi dorme sul posto di lavoro? Forse si, forse no, a volte!

L’infermiere che dorme durante il turno di notte fa eccezione?

Ho dormito durante il turno di notte? Un colpo di sonno mi ha rapito? Oppure mi sono messo d’accordo col collega: 1-2 orette ciascuno a turno! O mi sono aggiustato in solitudine, nella medicheria, sulla sdraio vicino-vicino ai monitor della telemetria, tanto col sonno leggero che ho, gli allarmi li sento eccome! La stufetta l’ho impostata!

Ma se mi scoprono? Se chiamano dal Pronto Soccorso? Un paziente potrebbe strapparsi l’agocannula nel sonno? E se la flebo finisce?

Mi licenzieranno?

La risposta, nel bene e nel male, non può essere netta ed immediata. Occorre valutare per filo e per segno ogni mossa del lavoratore e del datore di lavoro.

Quale sarà la sorte dell’infermiere che dorme nel turno di notte?

Il lavoro notturno

In molti Paesi gli operatori sanitari sono quelli che rappresentano la più alta percentuale di lavoro a turni. Il settore sanitario, solo di recente, è alle prese con la comprensione dello sconvolgimento del ritmo organico del lavoratore, che verosimilmente ha ritorsioni negative sulla cura e la sicurezza dei pazienti.

Non trascurabile inoltre il significativo costo economico e la produttivitĂ .

Una prima considerazione che fonda le basi circa la capacità di agire nel contesto, è cercare di comprendere il concetto del lavoro in un momento in cui generalmente l’organismo umano è abituato ad “accendere” il meccanismo del sonno.

Lavorare di notte vuol dire spesso privazione del sonno, che a sua volta si traduce in perdita dell’attenzione ed affaticamento. Così facendo si mette a rischio la salute dell’infermiere e la sicurezza del paziente.

Gli infermieri che lavorano durante il turno di notte spesso sperimentano alti livelli di sonnolenza (dalle 2 alle 6 del mattino) come normale conseguenza biologica del lavoro durante il punto piĂą basso del ritmo circadiano.

In letteratura (Rogers et al. 2004) viene evidenziato persino, che gli infermieri nonostante la lunga durata del turno (da 12 ore in poi) lavorano continuamente senza fare delle pause.

Dormire o vegliare durante il turno di notte?

Ogni volta prima di capire la radice di un problema sarebbe utile rivolgersi delle domande, come in questo caso. Il classico dubbio amletico attuale apre a possibilità risolutive, ma ricade su sé stesso se non compreso a fondo.

Allora, dormire o vegliare? Arrivati al limite, meglio dormire affrontando poi al meglio il lavoro, l’assistenza, la risoluzione di problemi, le decisioni immediate per evitare gli errori? O vegliare come zombi putrescenti con occhi lacrimanti sull’avviso di campanello o ipnotizzati dall’altalenante curva dello skyline dell’ECG?

E se dormire vuol dire essere incapaci, essere inermi verso la necessitĂ  impellente del lavoro, allora vegliare con una mente e corpo messi a dura prova e indirizzati a capofitto verso il tunnel degli errori, cosa significa? Dove ci porterĂ ?

E’ scusabile l’infermiere che dorme durante il turno di notte?

Si dovrebbe cogliere il significato non estremizzando entrambi i risultati, come vedremo dagli studi.

L’infermiere che dorme durante il turno di notte

Gli studi sul sonno

Diversi studi tra il 2016 e il 2018, su nove ospedali in Canada e Giordania, hanno messo in evidenza un fatto conosciuto, inevitabile, pericoloso. La maggior parte dei dirigenti infermieristici era a conoscenza che gli infermieri erano soliti dormire durante il turno di notte.

Anche da parte dei vertici aziendali la pratica non era stata mai contrastata in modo formale e specifico, confidando nei vantaggi che essa poteva produrre.

Veniva in pratica riconosciuta la stanchezza del lavoratore come fattore determinante di errori, incidenti relativi alla sicurezza del paziente e per la malattia dell’infermiere. Quindi si avallava una pratica proprio per evitare errori latenti durante il turno di notte: il riposo rendeva lucidi!?

Già dagl anni ’70 ci furono i primi studi che mettevano in correlazione le brevi pause di sonno col rendimento. I risultati vennero accolti con successso dalle industrie che avevano a che fare con la sicurezza per ridurre la sonnolenza e l’affaticamento. Purtroppo non da quelle sanitarie.

Si provò che l’esperimento di concedere delle brevi pause di 30 minuti di sonno agli infermieri (i cosiddetti “sonnellini”), apportavano dei benefici agli stessi. Aumentava l’attenzione sul posto di lavoro, riduceva la sonnolenza globale in servizio e quella avvertita durante il ritorno a casa.

Tuttavia emergeva la difficoltà circa la percezione dell’utilità nei dirigenti infermieristici e nei manager aziendali, i quali temevano in generale che l’infermiere che dormiva nel turno di notte, avrebbe sovvertito una concezione standard di lavoro, e per le eventuali negligenze.

Si deve dire che ancora poche ricerche hanno valutato la correlazione tra privazione del sonno ed errori professionali tra gli infermieri.

Gli studi supportano presupposti mirati ad ulteriori indagini per studiare gli effetti della fatigue infermieristica. Tale significato multidimensionale toccando il valore fisico, cognitivo, emotivo, dovuto alla mancanza di sonno, conduce inesorabilmente verso la possibilitĂ  di errori sul posto di lavoro.

Pertanto sarebbe utile approntare progetti ed interventi che mirino ad incrementare e sviluppare queste idee di contenimento del rischio clinico.

Se dormi, di notte, sei licenziato: l’opinione altalenante della Legge

Se dormo o mi addormento sul posto di lavoro potrò essere licenziato? Una domanda ridondante, ma con risposte non troppo scontate, visto che sono svariati gli aspetti da indagare.

La giurisprudenza ha avuto modo di valutare diversi cavilli, nei giudizi espressi durante gli ultimi anni. Infatti la Suprema Corte di Cassazione ha emesso diverse sentenze, alternando il giudizio sia in favore che contro il licenziamento, analizzando accuratamente caso per caso.

Proprio così: chi dorme sul posto di lavoro a volte può essere licenziato a volte no!

E l’infermiere che si addormenta durante il turno di notte è equiparato a qualsiasi altro lavoratore che si addormenta durante il lavoro.

Licenziamento per giusta causa

Si configura quando decade il rapporto di fiducia tra il dipendente e il suo datore di lavoro. Cioè quando il comportamento del lavoratore ha leso la buona fede e la correttezza verso l’azienda, avendo compiuto atti di particolare gravità.

In tal caso avendo dormito sul posto di lavoro incorre nel licenziamento senza preavviso in base all’art. 2119 cod. civ..

Comunque il datore di lavoro ha l’obbligo di contestare dapprima l’accaduto al lavoratore in modo da consentirgli di difendersi affidandosi a qualcuno di sua fiducia. I motivi devono essere nella maniera più assoluta circostanziati e ben specificati, per consentire un’adeguata difesa.

In alcuni casi il licenziamento “in tronco” infatti, proprio la Cassazione (Cass. n. 6437/2010 del 17/03/2010) lo ha considerato illegittimo in quanto non c’era stata la preventiva contestazione al lavoratore.

Cosa si va a vedere

Un esempio è richiamato da diversi lavori attinenti, come il controllo del traffico aereo e ferroviario, inoltre il controllo di un macchinario pericoloso.

SarĂ  valutata una linea di condotta del tipo:

  • mi sono organizzato con materasso, cuscino, coperta?
  • Da quando a quando?
  • E’ successo qualcosa nel frattempo?
  • La mia condotta ha aggravato l’evento?
  • Mi sono allontanato dal mio posto, nel quale solitamente devo stare come da contratto? (Es. dalla Terapia Intensiva vado a dormire negli ambulatori, dove è piĂą tranquillo).
  • Ho architettato con il collega il “progetto dei sonnellini”?
  • Lo faccio spesso? Tanto è andato sempre così, non è successo mai niente di grave!

Quindi tutte condizioni che aggraveranno o meno il provvedimento di licenziamento. A volte infatti la cosa si risolverĂ  con una sospensione o una multa.

Ma dove è scritto che non si possa dormire?

Ancora ricorda la Suprema Corte, che il lavoratore non può assolutamente lamentarsi del fatto che non ci sia un richiamo specifico in contratto: dove sia fatto obbligo di non dormire sul lavoro, pena il licenziamento. In quanto a volte il caso è così grave che viola il cosiddetto “minimo etico”, compreso da tutti riguardo alle regole basi di un classico rapporto di fiducia.

Orientamenti a favore

Il 07/06/2017 la Cassazione civile, sez. lavoro n. 14192, si pronunciò a favore della giusta causa di licenziamento del lavoratore. Secondo il parere degli “ermellini” (giudici della Cassazione), il datore di lavoro aveva fatto bene a licenziare il suo ausiliario, addetto al controllo della viabilità autostradale.

Questi infatti si era addormentato durante il turno notturno di vigilanza. Nel giudicare assolutamente legittimo il licenziamento, la Suprema Corte tenne conto del tipo di lavoro svolto e dell’intenzionalità del comportamento.

Venne analizzato cioè la sfera specifica della mansione che rientrava in quelle che si occupano di garantire la sicurezza e la protezione alle persone.

Orientamenti contro

La Corte di Cassazione con la Sentenza sez. civ. lavoro n. 25573 del 10 ottobre 2019 affermò che il licenziamento di una guardia giurata, era stato troppo esagerato rispetto al proprio contratto CCNL di vigilanza privata. Annullando la decisione del datore di lavoro, obbligò il reintegro del lavoratore che era stato sorpreso a dormire in servizio.

Successe che l’azienda gli contestò un ritardo di arrivo sul posto di lavoro. Gli venne contestata la sua assenza dalla postazione assegnata, cioè puntò tutto sull’abbandono del posto di lavoro. Per quanto riguarda il ritardo, la guardia giurata dichiarò di aver avvisato la direzione.

Invece per le accuse più gravi di aver abbandonato il posto di lavoro, si difese affermando che in realtà non aveva abbandonato la postazione, ma si era addormentato sul posto di lavoro, su un divano all’interno di un padiglione. Almeno tre colleghi che erano nelle vicinanze testimoniarono di averlo visto.

Altri fatti che ci riguardano da vicino, che possono riferirsi anche al lavoro dell’infermiere, sono questi:

  • da quella posizione poteva benissimo vedere lo stand che doveva sorvegliare (es. l’infermiere in UTIC che sorveglia monitor e paziente);
  • non ci fu organizzazione di una coscienza e volontĂ  dannosa (di non svolgere il proprio lavoro), in quanto non si allontanò indisturbato (come insinuato dal datore di lavoro), e perchè erano presenti anche i tre colleghi.

Pertanto la Cassazione sentenziò che il lavoratore fosse reintegrato in servizio, non essendoci stati i presupposti dell’abbandono del posto di lavoro, ma essendosi “solo” addormentato.

Nel suo comportamento aveva sempre tenuto vicino il bene da proteggere!

In conclusione

Abbiamo visto negli anni i pareri discordanti della giurisprudenza. Pensiamo subito a casi che ci sono capitati o di cui siamo stati testimoni, e se quindi in fin dei conti sia scusabile l’infermiere che dorme nel turno di notte.

L’insegnamento è che ogni caso dovrà essere valutato con attenzione in un’esigenza di garantire la certezza del diritto, nell’ottica della sicurezza del professionista e del paziente. Purtroppo ancora non esiste un indirizzo univoco di giudizio non essendo in un ordinamento di tipo Common Law.

Anche se discordanti entrambi i pareri hanno tenuto conto del bene da vigilare optando per una linea che mira ad esso, senza scorciatoie.

Ma si è assolutamente tralasciato l’aspetto dell’agire in sicurezza, del lavoro reso libero da errori. Nessuno ha buttato un occhio alla organizzazione aziendale, e se esistano dei meccanismi di protezione che possano alleviare il pericolo latente.

Fino a quando ciò non sarà reso possibile da politiche di Risk Management, e il lavoratore abbandonato a sè stesso nelle fauci di massacranti turni di lavori usuranti, la ruota girerà sempre in solo verso.

Lavoro….stanchezza…..errore…danno….lavoro!

Giovanni Trianni Infermiere Legale Forense

Fonti:
  • Dalky HF, Raeda AF, Esraa AA. Nurse managers’ perception of night-shift napping: A cross-sectional survey. Nurs Forum. 2018;53(2):173-178. doi:10.1111/nuf.12239;
  • Geiger-Brown J, Sagherian K, Zhu S, et al. CE: Original Research: Napping on the Night Shift: A Two-Hospital Implementation Project. Am J Nurs. 2016;116(5):26-33. doi:10.1097/01.NAJ.0000482953.88608.80;
  • Johnson AL, Jung L, Song Y, Brown KC, Weaver MT, Richards KC. Sleep deprivation and error in nurses who work the night shift [published correction appears in J Nurs Adm. 2014 Mar;44(3):186. Song, Yeonsu [added]]. J Nurs Adm. 2014;44(1):17-22. doi:10.1097/NNA.0000000000000016;
  • Ganesan, S., Magee, M., Stone, J.E. et al. The Impact of Shift Work on Sleep, Alertness and Performance in Healthcare Workers. Sci Rep 9, 4635 (2019). https://doi.org/10.1038/s41598-019-40914-x;
  • https://www.laleggepertutti.it/166443_dormire-sul-lavoro-quando-si-rischia-il-licenziamento;
  • https://www.studiocataldi.it/articoli/36211-licenziabile-chi-dorme-al-lavoro.asp
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Giovanni Trianni

Infermiere presso DSM ASL Lecce. Docente, Formatore e Tutor. Master in infermieristica legale forense. Master in Psicologia Investigativa e Scienze Criminali. Membro e collaboratore Ufficio Stampa APSILEF. I suoi lavori spaziano nella sfera dell'infermieristica legale forense con uno sguardo attento alla responsabilitĂ  professionale, al diritto del lavoro, al rischio clinico, alla malpractice fino alla cronaca sanitaria.

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