Sono ancora tanti gli italiani dipendenti da sigarette e affini. Il provvedimento va nella direzione di investire in prevenzione.

Nel Paese che con la legge Sirchia fu all’avanguardia nella lotta al tabagismo la guerra è lungi dall’essere vinta. Le vendite di sigarette nel 2018 sono calate rispetto al 2017 del 2,7%, ma per converso sono aumentate quelle di tabacchi trinciati del 6,2%, dei sigari (+1,2%) e dei sigaretti (+3,2%). Oggi l’Italia registra 11,6 milioni di fumatori attivi (il 22% dei cittadini sopra i 15 anni): 7,1 milioni di uomini e 4,5 milioni di donne, con una netta prevalenza per ambo i sessi nelle classi di età fra i 15 e 44 anni, ovvero tra i più giovani e maggiormente a rischio di sviluppare malattie fumo-correlate nei prossimi anni.

Il tumore polmonare resta in Italia la prima causa di morte oncologica e, se la mortalità maschile negli ultimi 30 anni è diminuita del 45%, per le donne è in ascesa esponenziale (+35% nell’ultimo decennio). Ci sono poi le altre forme tumorali, le malattie non neoplastiche, come la bronco-pneumopatia cronica ostruttiva, le malattie cardiovascolari e altre ancora. La prima sigaretta è la peggiore: rappresenta la porta di ingresso a questa tossicofilia e, una volta diventati fumatori, la disassuefazione è sempre molto difficile.

Perciò è una buona notizia la recentissima approvazione da parte di Aifa della rimborsabilità attraverso il Servizio sanitario nazionale della vareniclina, il farmaco più efficace e utilizzato per smettere di fumare, che finora i pazienti hanno pagato di tasca propria (il tutto diventerà operativo nei prossimi mesi). Una misura per la quale si sono battute importanti istituzioni, come l’Istituto nazionale dei tumori di Milano. Impegnarsi sul recupero dei fumatori è fondamentale e la rimborsabilità di questo farmaco va nella giusta direzione di investire in prevenzione.

Redazione Nurse Times

Fonte: Corriere della Sera