L’autonomia professionale è essenziale nella pratica clinica e rappresenta una delle competenze principali che un bravo infermiere deve avere sul lavoro.

I ricercatori della University of Pennsylvania hanno esaminato la correlazione tra una maggiore autonomia professionale dell’infermiere, la mortalità a 30 giorni e le mancante guarigioni (FTR) in una popolazione di pazienti sottoposti a procedura chirurgica.

L’analisi è stata svolta con uno studio cross section dei dati ottenuti da tre diverse fonti:
1) banca dati dei pazienti dimessi dal database amministrativo di Stato
2) sondaggio rivolto agli infermieri di quattro diversi stati
3) sondaggio annuale dell’American Hospital Association

Le risposte ottenute da 20.684 infermieri in servizio presso 570 ospedali sono state aggregate in base alla tipologia di ospedale per valutare il livello di autonomia attraverso l’utilizzo di una scala standard. Il modello di regressione logistica è stato utilizzato per stimare la relazione tra l’autonomia, la mortalità a 30 giorni e le FTR. Le comorbidità dei pazienti, la tipologia di intervento chirurgico e altre caratteristiche dell’ospedale sono state incluse come controllo.

I risultati hanno dimostrato come maggiore sia risultata essere l’autonomia degli infermieri e minore siano stati i tassi di mortalità a 30 giorni. Anche le FTR dei pazienti sottoposti a procedura chirurgica sono risultate significativamente inferiori indipendentemente dalle caratteristiche strutturali dell’ospedale e dal rischio previsto per il paziente.
Ogni incremento di un singolo punto sulla scala dell’autonomia dell’infermiere si è tradotto in una diminuzione della mortalità a 30 giorni del 19% (p < .001) e del 17% in meno per il rischio di FTR.

In conclusione, gli ospedali che impediscono agli infermieri di poter esercitare la professione in autonomia pongono i pazienti sottoposti a procedura chirurgica ad un rischio aumentato di mortalità per FTR.

Simone Gussoni