Micro-ictus, forse un primo passo verso la creazione di nuovi test clinici

Ricercatori Usa hanno scoperto i biomarcatori che possono essere utilizzati per rilevare danni al tessuto cerebrale. I ricercatori della Case Western Reserve University di Cleveland,…

Ricercatori Usa hanno scoperto i biomarcatori che possono essere utilizzati per rilevare danni al tessuto cerebrale.

I ricercatori della Case Western Reserve University di Cleveland, Ohio, lavorano da diversi anni per identificare biomarcatori che possono essere utilizzati per rilevare danni al tessuto cerebrale, utilizzando un semplice esame del sangue. I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, sembrerebbero dimostrare il raggiungimento dell’obiettivo e ora gli autori sperano che la loro scoperta rappresenti il primo passo verso la creazione di test clinici rapidi, economici ed efficaci per rilevare i micro-ictus.

I sintomi di un ictus grave sono generalmente evidenti: espressioni facciali alterate, linguaggio confuso, debolezza degli arti. Al contrario, molti ictus minori passano spesso inosservati finché non vengono rilevati da test clinici avanzati, come la risonanza magnetica o la tomografia computerizzata. Molte persone pensano semplicemente di avere forti emicranie, e quindi non vanno neppure in ospedale

“Si potrebbe pensare che le manifestazioni di un ictus siano note – e questo è vero per i casi gravi -, ma la maggior parte degli ictus minori sono in realtà minori solo in termini di sintomi iniziali”, sostiene il direttore dello studio, Grant O’Connell, in un comunicato stampa dell’Università.

Tuttavia il trattamento di tutti gli ictus, compresi quelli minori, dipende fortemente dal tempo. Pertanto, secondo O’Connell, è importante che gli operatori sanitari riconoscano i sintomi anche dei micro-insulti

, perché potrebbero non essere che l’inizio di una crisi più grave in atto.

“I medici di emergenza – spiega lo scienzato – non hanno tomografia computerizzata o scansioni MRI (a risonanza magnetica). Questi mezzi nemmeno si trovano nei reparti di emergenza di alcuni piccoli ospedali. Per questo i medici perdono fino a un terzo degli ictus al primo contatto con il paziente. Il che posticipa il trattamento che potrebbe prevenire morte o invalidità”.

Secondo gli autori, la scoperta di biomarcatori del sangue associati all’ictus eviterà tali ritardi. L’idea di trovare biomarcatori del danno cerebrale nel sangue non è nuova. Da molto tempo i neurodiagnostici identificano le proteine ​​che si esprimono nel danno cerebrale, ma si è scoperto che questi dati erano obsoleti.

“Abbiamo iniziato a renderci conto che le proteine ​​che stiamo studiando come candidate per biomarcatori sono state identificate già circa 20-40 anni fa – conclude O’Connell -. Molte di queste, però, non sono specifiche per il cervello, come si pensava in precedenza. Ora sappiamo che sono espressioni di organi diversi dal cervello. Pertanto siamo in grado di distinguere e capire con precisione se la lesione provenga dal cervello oppure no”.

Redazione Nurse Times

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