Filippo Anelli (Omceo Bari): “Legalità vuol dire anche evitare di emettere condanne sommarie”.

Un primario e un medico dell’ospedale San Giacomo di Monopoli accusati di assenteismo e sottoposti nei giorni scorsi a misure cautelari personali hanno risposto alle domande del gip durante gli interrogatori di garanzia che sono cominciati ieri. Sul totale di 46 indagati, in 33 sono stati arrestati con concessione dei domiciliari o sottoposti a obbligo di dimora per truffa e falso. Gli altri 15 indagati interrogati si sono avvalsi della facoltà di rispondere. Tra loro ci sono 6 primari, mentre altri 16 sono stati interrogati oggi. Nel dettaglio, hanno deciso di difendersi il primario di Ginecologia, Sabino Santamato (agli arresti domiciliari) e il cardiologo Francesco Fino (sottoposto a obbligo di dimora). “Ci sono situazioni diverse e vanno fatte valutazioni caso per caso. La cosa peggiore che si potrebbe fare è emettere sentenze anticipate ‘in incertam personam’: tutti assenteisti, tutti colpevoli, tutti da licenziare”. Così l’avvocato Michele Laforgia, difensore di Santamato, per il quale è stata anticipata al termine dell’interrogatorio l’istanza di revoca della misura cautelare. Il legale ha spiegato inoltre: “Esiste un problema di carattere generale, legato alla particolare posizione dei dirigenti medici, che sono dirigenti di unità complessa. Dal punto di vista della truffa, a nostro avviso, non hanno commesso alcun reato perché per loro l’orario è flessibile e il recupero dell’orario è previsto dal contratto”. Il cardiologo Fino è difeso dall’avvocato Alberto Sardano, che ha dichiarato: “Tutte le uscite erano autorizzate, e anzi in alcune giornate, in realtà, non era in servizio, bensì in ferie, ed era stato richiamato, dovendo poi documentare il rientro in servizio con autocertificazioni”. Per lui la difesa si è riservata di chiedere la revoca della misura. Gli altri 6 primari arrestati, Angelamaria Todisco (reparto di Immunotrasfusionaie), Gianluigi Di Giulio (Radiodiagnostica), Rinaldo Dibello (Endoscopia), Egidio Dalena (Otorinolaringoiatria), Vincenzo Lopriore (Cardiologia), Filippo Serafino (Pronto soccorso), si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Come loro altri 9 indagati tra medici, infermieri e personale tecnico dell’ospedale. Intanto il Consiglio dell’Ordine dei medici di Bari ha aperto un fascicolo disciplinare a carico dei 16 medici coinvolti nell’inchiesta sul San Giacomo, con sospensione dall’esercizio della professione per gli 8 colleghi sottoposti a misura cautelare. La sospensione dall’esercizio della professione è adottata dall’Ordine, salvo diversa disposizione del giudice, non come sanzione disciplinare, ma come provvedimento automatico disposto per legge, da applicarsi a medici che sono sottoposti a limitazioni della libertà personale. L’Ordine è infatti tenuto ad attendere l’esito del procedimento penale, prima di poter agire disciplinarmente. Qualunque sanzione disciplinare potrà quindi essere comminata solo in seguito all’accertamento dei tatti e a condanna definitiva dei medici coinvolti. In tale contesto, e a fronte della gravità delle accuse mosse, l’Ordine ribadisce pieno sostegno e fiducia nel lavoro dei magistrati e, per il bene del Servizio sanitario nazionale e del diritto alla salute dei cittadini, auspica che gli inquirenti accertino al più presto la verità dei fatti e individuino le diverse responsabilità delle persone coinvolte. In questi giorni sono arrivate all’Ordine manifestazioni di incredulità e attestazioni di stima professionale per alcuni dei colleghi coinvolti, investiti da accuse particolarmente odiose in un momento in cui la sanità pubblica affronta una crisi senza precedenti. Accuse che, se accertate, sarebbero un vulnus alla professione stessa, ai suoi principi, ai suoi valori. “La legalità è la bandiera della professione – precisa Filippo Anelli, presidente Omceo Bari –.Ma legalità vuol dire anche essere rispettosi dei vari poteri dello Stato ed evitare di emettere condanne sommarie. A fronte dei possibili illeciti o errori commessi da qualche medico, ogni giorno migliaia di colleghi si impegnano con passione nella cura dei pazienti. Sono loro che tengono in vita un Sistema sanitario nazionale definanziato e in perenne carenza di personale, dedicando al proprio lavoro molte più ore del dovuto. Sono 15 milioni le ore di straordinari non retribuiti che ogni anno i medici ‘regalano’ al sistema, pari a 500 milioni di euro. A tutti quei medici va il ringraziamento mio e di tutto il Consiglio dell’Ordine”. Redazione Nurse Times Fonte: Quotidiano di Bari